Ammazzato, messo in un sacco e gettato nel fiume: ricostruito l’omicidio Vangeli

Vibo Valentia Cronaca

Una vicenda molto triste e in cui un giovane è stato assassinato in una maniera brutale”. Così ha definito l’omicidio di Francesco Domenico Vangeli (LEGGI) il colonnello Gianfilippo Magro, comandante provinciale dei carabinieri di Vibo Valentia.

Nel corso della conferenza stampa in cui sono stati spiegati i dettagli del fermo eseguito stamani, lo stesso ufficiale ha raccontato come le indagini sul caso siano state lunghe, “durate mesi e mesi” ha detto, ed articolate ma che comunque avrebbero condotto a mettere un punto alla vicenda, almeno secondo gli investigatori.

La tesi è che l’allora 27enne di Scaliti di Filandari sia stato prima fatto fuori a colpi di fucile, poi avvolto in un sacco di plastica e infine gettato nel fiume Mesima.

Il tutto sarebbe avvenuto nel buio della notte, tra quel 9 e il 10 ottobre del 2018, da quando cioè il ragazzo - di cui ancora i familiari non possono almeno avere il conforto di un corpo da piangere - è sparito nel nulla e nel “classico” scenario della cosiddetta “lupara bianca”. Il corpo della vittima si presume sia stato trascinato dalle correnti fino alla foce del Mesima finendo così in mare e da lì chissà dove.

Stamani, dunque, una svolta importante sul caso quando i Carabinieri di Vibo Valentia - nell’ambito dell’operazione denominata “Arma Letale”, hanno fermato uno dei presunti esecutori materiali dell’assassinio, Antonio Prostamo, 30enne di San Giovanni di Mileto considerato ai vertici della Locale di ‘ndrangheta dei Pititto-Tavella-Prostamo, e che dovrà rispondere di omicidio aggravato dal metodo mafioso e di distruzione di cadavere (LEGGI).

Vangeli, come accennavamo, sarebbe stato freddato a colpi di un fucile poi nascosto in un pozzo artesiano nei pressi del fiume Mesima.

Coinvolto anche il fratello, Giuseppe, di 35 anni, che per gli investigatori sarebbe corresponsabile. Attualmente si trova in carcere, nella casa circondariale del capoluogo: a maggio finì in manette dopo essere stato trovato con un’arma clandestina e munizioni (LEGGI). Ora è accusato anche ed in più degli stessi reati del fratello.

LE INDAGINI IN UN “CONTESTO DIFFICILE”

Le indagini che hanno condotto al fermo di entrambi, svolte “in un contesto difficile”, come ha sottolineato ancora il colonnello Magro, che si è detto però certo di avere ottenutoun quadro indiziario solido”, sono state condotte dai militari del capoluogo e dai loro colleghi di Mileto, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, diretta da Nicola Gratteri.

Quanto al movente, poi, secondo gli investigatori sarebbero almeno due. In pratica, alla base dell’omicidio una donna di Scaliti contesa tra Vangeli e Antonio Prostamo.

Quest’ultimo avrebbe anche minacciato di morte la vittima, perfino di scioglierlo nell’acido, via whatsapp arrivati sul cellulare di Vangeli e sequestrato e analizzato dai miliari.

Il fratello Giuseppe, invece, pare vantasse dei crediti per della droga, sempre dal 27enne, che gli avrebbe anche portato via un’arma, poi ritrovata nelle disponibilità del padre a Pisa.

La ricostruzione della tragica sera effettuata dagli inquirenti, racconta che il giorno della scomparsa Vangeli, con un inganno, sarebbe stato attirato a San Giovanni di Mileto, invitato dai Prostamo a casa loro per realizzare un tavolino in ferro battuto (il giovane era un artigiano come il padre). Un appuntamento purtroppo fatale per la vittima.