Operazione Carminius. Imbarazzo al Comune di Sant’Onofrio: arrestato figlio di consigliere

Vibo Valentia Cronaca

C’è imbarazzo tra gli assessori di Sant’Onofrio e il sindaco, Onofrio Maragò. L’operazione Carminius (LEGGI) messa a segno dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri al termine di una serie di indagini iniziate nel 2012, e che ha colpito gli affari del clan Bonavota in Piemonte, ha portato difatti all’arresto di Francesco Santaguida, figlio di un consigliere comunale che è anche vice presidente del Consiglio.

Non è tuttavia la prima volta che il 41enne finisce in inchieste antimafia. Qualche anno fa, Santaguida è rimasto coinvolto nell’operazione antidroga “Stupor Mundi” nel corso della quale gli inquirenti riuscirono a smantellare una consorteria dedita al traffico internazionale di droga.

Una nuova spada di Damocle, dunque, per il Comune di Sant’Onofrio il cui primo cittadino rischia di finire a processo nell’ambito dell’inchiesta sul tracollo della “Fondazione Field”, ente in-house della Regione Calabria finito al centro delle indagini della Procura di Catanzaro per una serie di presunte spese arbitrarie compiute tra novembre e dicembre 2011. Il 26 marzo comparirà davanti al gup di Catanzaro, Tiziana Macrì, insieme ad altri sette indagati.

Nel frattempo, con l’operazione di ieri, in cui è emersa la nascita di una locale di ‘ndrangheta capeggiata dagli Arone, otto persone sono state arrestate e altre 35 sono state indagate.

Su richiesta dei pm Monica Abbatecola e Paolo Toso, il gip ha disposto l’applicazione della misure della custodia cautelare in carcere per otto persone.

Si tratta di Antonio Arone, detto Tony, 37 anni di Carmagnola; Antonino Buono, 61enne residente a Carmagnola ma originario di Catavuturo, provincia di Palermo; Rocco Costa, 53 anni, residente a Torino ma originario della provincia di Vibo; Antonino Defina, detto “Nino i Palumba”, 53 anni nato a Sant’Onofrio ma residente a Moncalieri; Nicola Defina, 45 anni, di Sant’Onofrio ma residente a Carmagnola; Antonio Politzu, 46 anni di Camerana (Cuneo); Roberto Rampulla, 60 anni di Coazze; e, appunto, Francesco Santaguida, 41 anni, di Sant’Onofrio e residente a Torino.

Oltre alle misure cautelari, il gip ha iscritto sul registro degli indagati una trentina di persone che rispondono a piede libero di diversi reati.

Tra questi spiccano: Francesco Arone, detto Franco, 58 anni; Raffaele Arone, 44 anni; Salvatore Arone, detto Turi, 60 anni di Carmagnola; Basilio Defina, detto Vasili i Palumba, 55 anni di Sant’Onofrio; Nazzareno Fratea, 65 anni di San Costantino Calabro; Bruno Pistoia di Camerana, Francesco Pugliese di Rivoli e Domenico Cugliari, detto “Micu i mela”, considerato dagli inquirenti uno dei reggenti del clan Bonavota di Sant’Onofrio, zio dei fratelli Pasquale, Domenico e Nicola Bonavota. Le persone coinvolte nell’inchiesta sono accusate, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata alla produzione e al traffico internazionale di droga, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, emissione di fatture per operazioni inesistenti e truffa.

Secondo quanto emerso dalle indagini, ‘ndrangheta e mafia avrebbero collaborato insieme e organizzato incontri per pianificare le strategie di controllo del territorio, in particolare nel sud-est della provincia di Torino.

Le Fiamme gialle hanno sequestrato beni per oltre 45 milioni di euro, fra conti correnti, cassette di sicurezza, autovetture, immobili e società.

L’indagine ha preso avvio nel 2012, dopo l’attentato subito da due concessionarie di Carmagnola, il cui titolare risulta oggi indagato per associazione mafiosa.

Da ulteriori accertamenti è emersa l’esistenza di un “sodalizio allargato” composto dalle cosche della ‘ndrangheta operative in provincia di Torino e Cuneo e ed esponenti di Cosa Nostra, attivi a Carmagnola. Un’alleanza finalizzata, in particolare, al controllo del traffico di stupefacenti e alle estorsioni.