I business torinesi delle cosche calabresi: la droga, le estorsioni e l’abbraccio con Cosa Nostra

Vibo Valentia Cronaca

C’è di tutto nell’inchiesta “Carminius”: dalla produzione al traffico internazionale della droga, così come il trasferimento fraudolento di valori, l’estorsione, l’emissione di fatture false e la truffa.

Il blitz è scattato all’alba andando a colpire tre “famiglie del vibonese da anni trasferitesi in Piemonte e che avrebbero esteso i propri tentacoli su un ampio territorio del torinese, che va dal comune di Carmagnola fino ai confini della provincia di Cuneo.

Parliamo degli Arone, De Fina e Serratore, originari di Sant’Onofrio: in pratica, e secondo gli inquirenti, una diramazione piemontese della cosca dei Bonavota.

Gli stessi investigatori si dicono certi di aver scoperto, insomma, una ‘ndrina sì capace di esercitare un controllo capillare su quelle aree, ma anche definita allargata”, nel senso cioè che avesse stretto un patto di alleanza con esponenti di Cosa Nostra siciliana attivi a Carmagnola.

In questo modo, insomma, personaggi di spicco dei distinti contesti mafiosi avrebbero potuto gestire, di comune accordo, le numerose attività illecite, soprattutto nel lucroso ambito del traffico di droga e delle estorsioni.

Obiettivo della vasta operazione è stato anche il sequestro di numerosi immobili, ma anche di società che operano nei settori finanziari, immobiliari, di concessionarie di autoveicoli, ed imprese edili; così come conti correnti e cassette di sicurezza. Un tesoretto che supera la ragguardevole somma di oltre 45 milioni di euro.

Nei confronti di 35 soggetti indagati complessivamente sono state eseguite più di 60 perquisizioni, in diverse località tra le province di Torino, Genova, Cuneo e Vibo Valentia, condotte dai militari con l’aiuto delle unità cinofile, un velivolo delle Fiamme Gialle e mezzi tecnici dell’Esercito Italiano (del 32° Reggimento Genio Guastatori di Fossano).

L’operazione è scattata alle prime luce dell’alba (LEGGI), impegnando oltre 400 uomini tra carabinieri, Ros, finanzieri e personale dello Sco di Roma, coordinati tutti dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo piemontese.

Alla fine sono state 18 le misure cautelari emesse dal Gip del Tribunale di Torino, 17 delle quali eseguite in Italia ed una a carico di un soggetto già detenuto all’estero.

Per 14 di loro l’accusa è di associazione mafiosa. Coinvolti anche due imprenditori che dovranno rispondere invece di concorso esterno.

L'indagine è partita dopo due attentati avvenuti nel 2012 ai danni di altrettante concessionarie di auto di Carmagnola. Già allora gli investigatori ritennero di aver scoperto la presenza nelle attività di persone considerate legate alle cosche di Sant'Onofrio; il titolare delle due concessionarie è difatti tra gli arrestati di stamani.

Nella stessa cittadina, poi, erano avvenuti anche degli "avvertimenti" all'indirizzo di esponenti della Giunta Comunale che voleva adattore dei provvedimenti per limitare le slot machines, uno dei business dell’organizzazione.

GLI INDAGATI

Gli indagati sono di Sant’Onofrio: Salvatore Arone, Francesco Arone, Raffaele Arone, Antonio Arone, Francesco Santaguida, Antonino Defina, Nicola De Fina, Basilio Defina, Rocco Costa, 53 anni, Domenico Cugliari (detto “Micu i Mela”), Antonio Pilutzu, Gianmaria Gallarato, Francesco Mandaradoni, Francesco Pugliese, Antonino Buono e Nazzareno Fratea.