Clan Bellocco, 26 arresti. Ai domiciliari anche il sindaco di San Ferdinando

Reggio Calabria Cronaca

26 decreti di fermo, emessi Direzione Distrettuale Antimafia dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria a carico di presunti appartenenti alla cosca di ‘ndrangheta dei Bellocco, operativa all'interno della “locale di San Ferdinando”, nell'omonimo centro sulla costa tirrenica della provincia reggina. Tra i fermati c'è anche il sindaco di San Ferdinando, Domenico Madafferi, ora agli arresti domiciliari, che dovrà rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa “per aver favorito - secondo gli inquirenti - uno specifico e consapevole contributo alla cosca”.

Madafferi, sempre in base alla tesi dei militari, avrebbe favorito il rilascio di false attestazioni anagrafiche per agevolare l'organizzazione, il rilascio di licenze e autorizzazioni per l'apertura di negozi e attività commerciali, facilitazioni e informazioni per permettere alla cosca di aggiudicarsi appalti relativi alla gestione della raccolta dei rifiuti solidi urbani. Insieme al primo cittadino sarebbero coinvolti anche altri amministratori.

Questo l’esito dell’operazione Eclissi condotta stamani dai carabinieri di Reggio. Numerosi sarebbero i reati accertati in ordine all'associazione mafiosa tra cui traffico di droga, estorsioni, danneggiamenti e intimidazioni. L’indagine avrebbe permesso anche di raccogliere gravi indizi di colpevolezza in ordine al favoreggiamento alle cosche da parte di alcuni amministratori locali che sono stati raggiunti anch’essi dal provvedimento. Molte le aziende che sono state sottoposte a sequestro da parte degli investigatori, che hanno condotto accertamenti patrimoniali sui beni delle cosche e tra cui risultano ristoranti, negozi, attività imprenditoriali.


12:06 | Sono tre gli amministratori locali di San Ferdinando coinvolti nell'operazione "Eclissi", condotta dai Carabinieri e coordinata dalla DDA di Reggio Calabria, che stamani ha visto i militari dell'Arma eseguire un provvedimento di fermo di indiziato di delitto a carico di una trentina di indagati. Ventisei indagati sono stati ristretti in carcere, uno ai domiciliari. Quest'ultima misura è stata disposta per l'ultrasettantenne sindaco di San Ferdinando, Domenico Madafferi. L'accusa della Procura, nei suoi confronti, è di concorso esterno in associazione mafiosa. Con l'accusa di associazione mafiosa, invece, sono stati fermati anche il vicesindaco Santo Celi e un consigliere di minoranza, Giovanni Pantano. Tutti e tre gli esponenti politici sono stati eletti in liste civiche. (AGI)


BELLOCCO-PESCE: DALLA GUERRA ALLA PACE PER CONTROLLARE IL TERRITORIO

13:04 | Il blitz dei militari è scattato questa notte: ad operare il personale del comando Provinciale di Reggio dei carabinieri e, in particolare, la compagnia di Gioia Tauro, supportata da quelle di Palmi e Taurianova, dallo Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, della Compagnia Speciale del Goc, da unità cinofile e dall’8° NEC di Vibo Valentia

L’operazione prende le mosse da una complessa attività di indagine iniziata nel mese di novembre 2013, con l’avvio di una articolata trama investigativa che si è avvalsa anche di attività di tipo tecnico. Alla principale contestazione del reato cardine di associazione a delinquere di stampo mafioso, cui dovranno rispondere i fermati, va aggiunta la commissione di svariati reati come le estorsioni, consumate e tentate; i danneggiamenti; il possesso ed uso di armi, anche da guerra (in ordine a questo aspetto sono stati effettuati, a riscontro delle attività, rinvenimenti e sequestri); il condizionamento, da parte del Locale di ‘ndrangheta, “dell’ordinario andamento delle istituzioni a livello locale”, attraverso quella che gli inquirenti definiscono “chiara ingerenza di matrice ‘ndranghetista nell’amministrazione del piccolo comune (in particolare nel campo delle autorizzazioni ad attività commerciali ed in quello dell’appalto per la raccolta dei rifiuti); il traffico di stupefacenti.

IN SOSTANZA, nel comprensorio dei comuni di San Ferdinando e Rosarno sarebbero state individuate due ‘ndrine facenti capo al medesimo Locale, denominato “Bellocco-Pesce”: le due famiglie mafiose, fino ad oggi e nel corso delle investigazioni, avrebbero alternato periodi di aperta e violenta contrapposizione (manifestata attraverso la pianificazione e la programmazione di una vera e propria “guerra”; individuando addirittura degli “obbiettivi” da sopprimere concertando delle modalità operative per conseguire lo scopo) ad uno più recente di sostanziale “pax”, con il fine, evidentemente, di diminuire l’attenzione e quindi la pressione delle forze dell’ordine su di loro e così giungere ad un condiviso e non meno importante controllo dei traffici illeciti nel territorio.

Durante lo sviluppo delle attività investigative, inoltre, “sarebbe risultata palese – affermano gli inquirenti - anche l’ingerenza di questa sorta di federazione criminale nelle più disparate e minute attività economiche commerciali ed imprenditoriali, per mezzo di sistematiche e pervasive richieste di tipo estorsivo; il tutto a riprova della volontà di sottoporre il tessuto economico sociale ad un controllo asfissiante, pervasivo e totalizzante”. Le investigazioni avrebbero anche evidenziato una pressante ingerenza delle logiche tipicamente mafiose all’interno dell’amministrazione comunale. Sarebbero dunque emersi i gravi indizi a carico del primo cittadino, del vice sindaco e del principale consigliere di minoranza, dimessosi all’indomani del trasbordo delle Armi Chimiche all’interno del Porto di Gioia Tauro.

Nel corso dell’operazione si procederà, inoltre, al sequestro preventivo ed in via d’urgenza, di sei beni immobili adibiti ad attività imprenditoriali e commerciali che farebbero capo alla consorteria mafiosa e del valore complessivo che supera i 10 milioni di Euro.


GLI ARRESTATI E I REATI CONTESTATI

14:01 l IN CARCERE: Ferdinando Cimato alias “u Zirruni”, nato a Gioia Tauro e residente a San Ferdinando ritenuto capo, promotore ed organizzatore (“reggente”) della associazione, con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni delittuose da compiere;

Antonio Cimato alias “ricchiazza” nato a Cinquefrondi e residente a San Ferdinando, considerato organizzatore dell’organizzazione mafiosa con il compito di gestire il controllo del territorio e le estorsioni e riportare le cosiddette ambasciate a Cimato Ferdinando; assicurare la circolarità delle informazioni tra gli associati; di intervenire in ausilio dei sodali, ove necessario, per assicurare la fuga in caso di ricerche da parte delle Forze dell’Ordine; con compiti operativi nel settore delle armi, disponendo di armi e fungendo da custode del munizionamento della cosca; addetto alla bonifica delle vetture per evitare eventuale attività caaptativa;

Gregorio Malvaso, nato a Gioia Tauro e residente a San Ferdinando, considerato organizzatore dell’organizzazione mafiosa con il ruolo di “capo crimine”, con il compito di gestire le attività estorsive della cosca ed i danneggiamenti; controllare l’opera dei “picciotti di giornata”, impartendo disposizioni ben determinate; curare ed organizzare i summits di ‘ndrangheta con esponenti della sua ‘ndrina e con quelli della ‘ndrina dei Pesce-Pantano;

Giuseppe Scicchitano, nato a Gioia Tauro e residente a San Ferdinando, ritenuto organizzatore dell’organizzazione mafiosa, partecipando alle riunioni di ‘ndrangheta, con compiti di custodia dei rituali di affiliazione della ‘ndrangheta; addetto al commercio delle armi reperendo clienti;

Giuseppe Gioffrè alias “Peppi i Tota” nato a Gioia Tauro e residente a San Ferdinando, considerato organizzatore dell’organizzazione mafiosa con compiti di consigliere, prendendo parte alle riunioni, formulando i propri pareri nella gestione della prospettata guerra di mafia con la cosca Pesce-Pantano, avendo anche preso parte alla fase organizzativa in relazione al danneggiamento del bar denominato Sport & Style di Franceco Antonio Loiacono, quale diretto uomo di fiducia di Gregorio Malvaso.

Federico Morano alias “u fijju du tingiutu”, nato a Taurianova e residente a San Ferdinando, considerato partecipe alla cosca Bellocco-Cimato imperante in San Ferdinando e zone limitrofe, in qualità di “picciotto di giornata”, con attività di controllo del territorio, essendo l’addetto a segnalare la presenza e la posizione nel centro urbano di autovetture civetta e/o con colori d’istituto appartenenti ed in uso alle Forze di Polizia; più in generale, sarebbe a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;

Giuseppe Albano alias “U raguni o Pinocchio” nato a Rosarno e residente a San Ferdinando, considerato partecipe e con il compito di mettere a disposizione della cosca, per summit di ‘ndrangheta, i locali commerciali del ristorante all'insegna “Osteria dei Poeti” ubicato in via Villaggio Praia del comune di San Ferdinando, da lui gestito; con compiti operativi nel settore delle armi; più in generale, sarebbe stato a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;

Nicola Caprino nato a Taurianova e residente a San Ferdinando, considerato partecipe alla cosca Bellocco-Cimato imperante a San Ferdinando e zone limitrofe, in qualità di armiere e custode; più in generale, sarebbe stato a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;

Ferdinando Naso nato a Rosarno e residente a San Ferdinando, ritenuto partecipe alla cosca Bellocco-Cimato imperante a San Ferdinando e zone limitrofe con il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati, eseguire le direttive dei vertici dell’associazione nell’interesse dell’intera organizzazione criminale; con compiti operativi nel settore delle armi. Più in generale, a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;

Ferdinando Paparatto nato a Taurianova e residente a San Ferdinando, considerato partecipe alla cosca Bellocco-Cimato imperante in San Ferdinando e zone limitrofe, con il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati, eseguire le direttive dei vertici dell’associazione nell’interesse dell’intera organizzazione criminale; avrebbe avuto il ruolo di custodire e movimentare le armi nella disponibilità della cosca all’occorrenza; più in generale, a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;

Pasquale Albano alias “pinocchietto” nato a Taurianova e residente a San Ferdinando, considerato partecipe alla cosca Bellocco-Cimato imperante in San Ferdinando e zone limitrofe, con compiti operativi nel settore dei danneggiamenti e della armi; più in generale, a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;

Santo Celi detto “Santino”, nato a Rosarno e residente a San Ferdinando, vice Sindaco del Comune di San Ferdinando, considerato partecipe alla cosca Bellocco-Cimato nella qualità di referente politico del sodalizio mafioso, rivestendo in seno all’Amministrazione Comunale la carica di Vice Sindaco; avrebbe avuto il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati, eseguire le direttive dei vertici dell’associazione nell’interesse dell’intera organizzazione criminale; e con compiti operativi nel settore delle armi e dei danneggiamenti; più in generale, sarebbe stato a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;

Bruno Celi, nato a Gioia Tauro e residente a San Ferdinando, considerato partecipe alla cosca Bellocco-Cimato, in rapporti di affari con Gregorio Malvaso, con il ruolo imprenditoriale, titolare reale, insieme a Malvaso, di un chiosco avviato nell’estate 2013 sul lungomare di San Ferdinando apparentemente intestato a Milena Prodanova e con compiti operativi nel settore delle armi; avrebbe partecipato a riunioni di ‘ndrangheta. Più in generale, sarebbe a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;

Francesco Di Bella, nato a Gioia Tauro e residente a San Ferdinando, considerato partecipe alla cosca Bellocco-Cimato con il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati, eseguire le direttive dei vertici dell’associazione nell’interesse dell’intera organizzazione criminale; di occuparsi della custodia di armi, nella disponibilità della cosca, e dell’acquisto di inneschi per confezionare il munizionamento; più in generale, a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;

Milena Nikolaeva Prodanova nata a Belene (Bulgaria) e residente a San Ferdinando, ritenuta partecipe alla cosca Bellocco-Cimato, in costante rapporto con Gregorio Malvaso, con il compito di assicurare la circolazione delle informazioni tra gli affiliati e con il ruolo di presunta intestataria fittizia, nell’interesse del capo crimine, dell’attività commerciale “Bar Corona” di via Rosarno a San Ferdinando e di un chiosco avvitato nell’anno 2013 sul lungomare di San Ferdinando. Più in generale, sarebbe stata a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;

Viktoriya Trifonova Georgeva, nata a Svishtov (Bulgaria) e residente a San Ferdinando, considerata partecipe della cosca Bellocco-Cimato con il compito di “postina” per veicolare informazioni tra sodali; con il compito di recapitare armi da Ferdinando Cimato a Gregorio Malvaso nonché di gestione delle attività commerciali riconducibili a Malvaso; più in generale, sarebbe a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;

Domenico Cimato, nato a Cinquefrondi e residente in San Ferdinando, considerato l’organizzatore della cosca Bellocco-Cimato con compiti operativi nel settore delle estorsioni e nel settore delle armi, con compiti di custodia delle armi e munizioni della cosca;

Silvio Albano, nato a Gioia Tauro e residente in San Ferdinando, considerato partecipe alla cosca Bellocco-Cimato in qualità di “picciotto di giornata”, con attività di controllo del territorio, essendo l’addetto a segnalare la presenza e la posizione nel centro urbano di autovetture civetta o con colori d’istituto appartenenti ed in uso alle Forze di Polizia; con compiti di spostare le autovetture dei sodali per evitare opere di installazione di microspie; più in generale, sarebbe a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;

Daniele Marafioti, nato a Gioia Tauro e residente in San Ferdinando, considerato partecipe alla cosca Bellocco-Cimato con il compito di “addetto alla sicurezza dei veicoli” degli altri affiliati, essendogli demandato il compito di bonificare le automobili della cosca, con la finalità di sviare le indagini, impedendo eventuale attività di intercettazione; più in generale, sarebbe a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;

Giacomo Pirrottina, nato a Gioia Tauro e residente in San Ferdinando, considerato partecipe alla cosca Bellocco-Cimato con il compito di assicurare la circolazione delle informazioni tra gli affiliati, partecipare alle riunioni, bonificare le autovetture degli affiliati, impedendo le caaptazioni delle intercettazioni e per eludere le indagini; più in generale, a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;

Giovanni Pantano, nato a Rosarno e residente in San Ferdinando, già consigliere di minoranza dell’attuale Amministrazione Comunale;

Jhonny Pantano, nato Gioia Tauro e residente a San Ferdinando;

AI DOMICILIARI: Domenico Madafferi, nato a Rosarno e residente a San Ferdinando, Sindaco di San Ferdinando (RC).

IRREPERIBILI: Giuseppe Pantano detto Pino, nato a Rosarno e residente a San Ferdinando; Pasquale Mazzeo nato a Taurianova e residente a San Ferdinando, ritenuto partecipe alla cosca Bellocco-Cimato con il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati, eseguire le direttive dei vertici dell’associazione nell’interesse dell’intera organizzazione criminale; con compiti operativi nel settore delle armi. Più in generale, a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo; Salvatore Pantano, nato a Gioia Tauro.


LE ACCUSE AL SINDACO DI SAN FERDINANDO

14:05 l Pur non facendo parte dell'associazione mafiosa avrebbe fornito "un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo alla cosca Bellocco-Cimato, come referente politico del sodalizio". Con l'ipotesi accusatoria di concorso esterno in associazione mafiosa è finito ai domiciliari il sindaco di San Ferdinando, Domenico Madafferi, ultrasettantenne eletto in una lista civica. "Nella qualità di pubblico ufficiale ovvero di Sindaco del Comune di San Ferdinando - si legge nel capo d'accusa che riguarda Madafferi - contribuiva al perseguimento delle finalità della cosca suddetta e dei singoli associati, favorendo la organizzazione e/o i suoi esponenti di vertice, nell'aggiudicazione di appalti pubblici in favore di aziende mafiose, nel rilascio di autorizzazioni comunali o di certificati anagrafici e finanche mediando per evitare che i cittadini, di fronte alle angherie subite, potessero sporgere querela".

In particolare, sempre secondo l'accusa, Madafferi avrebbe rilasciato, quale ufficiale dell'Anagrafe, un certificato di stato di famiglia ideologicamente falso, in cui veniva attestato un inesistente rapporto di convivenza tra un esponente della cosca Bellocco-Cimato, e una donna, con la finalita' di consentire a quest'ultima di usufruire di colloqui carcerari con il detenuto; e, ancora, "dopo il danneggiamento mediante incendio, ad opera di ignoti, del 17 marzo 2014, di un autocompattatore della ditta Evergreen di San Ferdinando, aggiudicataria dell'appalto di raccolta dei rifiuti solidi urbani nel centro cittadino e la conseguente rescissione del contratto con l'Ente Comune, seguendo - si legge testualmente nel provvedimento - le indicazioni del consigliere di minoranza Pantano Giovanni, intraneo alla cosca Pesce-Pantano, e raccolto il placet di Celi Santino, vice Sindaco ed esponente della cosca Bellocco-Cimato, si spendeva affinché il nuovo appalto venisse aggiudicato alla ditta Radi di Palmi, azienda sulla quale era confluito il gradimento delle due 'ndrine di San Ferdinando".

Sempre secondo le accuse, infine, il sindaco "concorreva, moralmente e materialmente, al rilascio di un titolo concessorio per l'installazione di un chiosco estivo a carattere stagionale sul lungomare di San Ferdinando, in favore formalmente dell'intestaria fittizia, ma di fatto gestito dai componenti della cosca Bellocco-Cimato". Da ultimo, è accusato anche di avere informato uno degli indagati di una possibile denuncia a suo carico per estorsione aggravata dal metodo mafioso. (AGI)


LE MINACCE AL COMANDANTE DELLA STAZIONE DEI CARABINIERI

h 15:08 l "Deve soffrire per quello che sta facendo". Destinatario delle minacce captate dai Carabinieri durante le intercettazione inerenti alle indagini che stamani hanno portato al fermo di 26 persone nell'ambito dell'operazione Eclissi, era il maresciallo comandante della Stazione di San Ferdinando. "Quel che stava facendo", ha chiarito il colonnello Lorenzo Falferi, comandante provinciale dell'Arma, "era il suo lavoro, le indagini condotte dalla Stazione di San Ferdinando". Il tenore delle minacce, quel soffermarsi degli interlocutori sul concetto che "deve soffrire", hanno fatto temere gli investigatori per l'incolumità , non tanto del maresciallo stesso, quando dei suoi più stretti congiunti, e in particolare della figlioletta. Sia il procuratore Cafiero De Raho che l'aggiunto Ottavio Sferlazza si sono complimentati con i Carabinieri, e in particolare proprio con la Stazione di San Ferdinando, per l'ottimo lavoro investigativo che, condotto come sempre in sinergia con tutte le componenti territoriali dell'Arma, ha consentito il buon esito dell'indagine. (AGI)


IL COMUNE DI SAN FERDINANDO A RISCHIO SCIOGLIMENTO

15:29 l Il consiglio comunale di San Ferdinando rischia lo scioglimento, dopo il provvedimento di fermo a carico, tra gli altri, del sindaco, del suo vice e di un consigliere d'opposizione. L'ordinanza della Dda sarà inviata al prefetto di Reggio Calabria per decidere l'invio o meno di una commissione d'accesso. Lo ha reso noto stamani il procuratore Federico Cafiero De Raho, rispondendo alle domande dei cronisti nel corso della conferenza stampa sull'operazione "Eclissi".

"Stamattina - ha detto il procuratore - c'è stata una riunione con il prefetto al quale invieremo il provvedimento di fermo, indipendentemente da quella che sarà la valutazione del giudice, per gli elementi che potranno essere utili al fine di valutare l'eventuale invio di una commissione d'accesso". (AGI)


IL PD PRENDE LE DISTANZE DAL SINDACO DI SAN FERDINANDO

16:49 l In merito all'operazione dei Carabinieri eseguita questa mattina, durante la quale sono scattate le manette, tra gli altri, per il sindaco di San Ferdinando, Domenico Madafferi, Sebi Romeo ed Ernesto Magorno, rispettivamente segretario provinciale di Reggio Calabria del Pd e segretario regionale del Partito democratico intendono chiarire “la posizione del fermato nel rapporto con il Partito Democratico. Come emerge, infatti, dall'anagrafe degli iscritti depositata presso la federazione provinciale di Reggio Calabria, Domenico Madafferi non risulta essere un iscritto al nostro partito. Fatto salvo il diritto di ognuno di poter dimostrare la propria innocenza, esprimiamo la nostra gratitudine alla magistratura ed alle forze dell'ordine per la continua opera di repressione che portano avanti nel nostro territorio nei confronti della 'ndrangheta e di una politica che non ci rappresenta".