Fatture false per milioni di euro. 13 denunciati nel reggino, 6 agli arresti

Reggio Calabria Cronaca

Dall’alba di oggi, la Guardia di Finanza di Reggio Calabria sta dando corso ad una importante operazione che ha portato a disarticolare una presunta associazione a delinquere finalizzata alla percezione indebita di finanziamenti pubblici.

Sono 13 le persone denunciate, di cui 6 colpite da un’ordinanza di custodia cautelare. I reati contestati sono la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, la bancarotta fraudolenta, la frode fiscale continuata e il riciclaggio. Sequestrati beni per oltre 2 milioni di euro.

Le indagini dei Finanzieri del Gruppo di Gioia Tauro, coordinate dalla Procura della Repubblica di Palmi, avrebbero portato a rilevare, tra l’altro, come i componenti della presunta associazione, attraverso un vorticoso giro di fatture false per milioni di euro, avrebbero ottenuto cospicui finanziamenti pubblici per la realizzazione di un sito industriale vicino al porto di Gioia Tauro.

h 11:21 | Michele Caccamo, 55 anni; Domenico Pepè (classe 1955), Anna Maria Guzzi, di 59 anni; Ferdinando Pepè, 30 anni; Salvatore Pepè, 29 anni; Rocco Castagna, 47 anni; sono questi gli arrestati dalle Fiamme Gialle di Gioia Tauro nell’ambito dell’Operazione “Corriere”, perché ritenuti facenti parte di un sodalizio criminale dedito alla commissione di reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, bancarotta fraudolenta, frode fiscale continuata e riciclaggio di proventi da attività illecita.

Caccamo e Domenico Pepè sono stati raggiunti da ordinanza di custodia cautelare in carcere, gli altri da ordinanza di custodia cautelare domiciliare.

I Finanzieri hanno inoltre sottoposto a sequestro preventivo un capannone industriale, del valore di oltre due milioni di euro, realizzato nella 1ª Zona Industriale (zona porto) di Gioia Tauro avvalendosi di provvidenze pubbliche percepite ai sensi della legge 488/1992.

Risultano, inoltre, indagati altri 7 soggetti, ritenuti avere assunto dei ruoli più o meno rilevanti nelle vicende delittuose di cui trattasi.

L’attività di servizio, coordinata dalla Procura della Repubblica di Palmi trae origine da accertamenti disposti ed eseguiti dal Gruppo di Gioia Tauro nei confronti della società “Il Corriere Group S.r.l.”, destinataria di finanziamenti pubblici percepiti ex lege 488/1992 per la realizzazione di uno stabilimento industriale proprio nei pressi del porto di Gioia Tauro (RC).

Le indagini esperite hanno consentito di poter sostenere, tra l'altro, che “socio occulto” della predetta S.r.l. era Domenico Pepè detto “Mimmo” – pregiudicato, ritenuto affiliato di rilievo delle cosche Piromalli-Pesce di Gioia Tauro e Rosarno -, famoso - scrivono gli investigatori - per essere stato, a suo tempo, protagonista nei tentativi di estorsione perpetrati dal medesimo ed altri, sotto la regia delle principali cosche della zona, ai danni della Medcenter Container Terminal S.p.a. (richiesta della famosa tangente di 1,5 dollari a container movimentato nel porto di Gioia Tauro).

Nella vicenda – sottolineano ancora gli inquirenti - sono risultati avere assunto dei ruoli anche i figli di Domenico Pepé (Salvatore e Ferdinando) e Rocco Castagna (in passato ritenuto prestanome di Domenico Pepé).

Come accennato in precedenza, la pregnanza degli elementi di prova raccolti ha consentito di poter ipotizzare la sussistenza di un sodalizio criminale costituito al fine di commettere reati di “truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, bancarotta fraudolenta e frode fiscale continuata”, il tutto nell’ambito della gestione della società Il Corriere Group S.r.l. (destinataria delle agevolazioni finanziarie di cui alla legge 488/92) ed avvalendosi delle imprese “Cartiere”: Soc. Coop. Risorse e Servizi, ditta Anna Maria Guzzi (fallita in data 07.06.2010), ditta Edilpiana di Ferdinando Pepè, ditta G.C.C. di Rocco Castagna, ditta Petrelli Francesco, ditta Ascone Giuseppe, ditta Brigante Massimo e ditta Chiappalone Alessandro.

In particolare, secondo l’ipotesi accusatoria, attraverso: l'interposizione fittizia delle ditte Edilpiana di Ferdinando Pepè e G.C.C. di Rocco Castagna, l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti servite per gonfiare a dismisura le spese del programma d'investimenti finanziato ai sensi della legge 488/92, la produzione di documentazione bancaria attestante falsamente i pagamenti delle spese esposte a consuntivo del programma medesimo, il rilascio di false autocertificazioni attestanti la regolarità della citata documentazione di spesa e gli stati di avanzamento dei lavori, nonché la compiacenza del Tecnico incaricato dalla Banca Concessionaria per la redazione della relazione sullo stato finale del programma d’investimenti, la società Il Corriere Group S.r.l. traeva in inganno il Ministero dello Sviluppo Economico, così riuscendo a percepire indebitamente contributi, ad esclusivo carico del bilancio nazionale, per complessivi € 1.204.899,40, a fronte di un importo concesso in via provvisoria nella misura di € 1.338.879,00.

L’erogazione dell’ultima quota, “a saldo”, è stata bloccata grazie al tempestivo intervento della Guardia di Finanza di Gioia Tauro, che ha prontamente attivato le procedure per il recupero dei finanziamenti ritenuti indebitamente percepiti dalla società.

Sempre secondo l’ipotesi accusatoria, la società il Corriere Group S.r.l. è risultata, inoltre, essersi avvalsa delle altre imprese di comodo in precedenza indicate, al fine di creare ulteriori passività inesistenti, servite per incrementare fraudolentemente i costi d'esercizio e l'Iva a credito, che veniva regolarmente utilizzata per il pagamento, attraverso il meccanismo della compensazione, di debiti erariali diversi.

Una delle predette imprese di comodo, da individuarsi nella ditta ind/le Anna Maria Guzzi, è stata dichiarata fallita in data 07.06.2010 ed i relativi beni, all'esito delle indagini, risultavano essere stati fraudolentemente distratti dalla massa fallimentare.

Il vorticoso giro di fatture per operazioni inesistenti individuate, è stato quantificato in complessivi € 4.101.329,56 ed iva € 811.879,37.

Ulteriori ed approfondite indagini di Polizia Valutaria all’uopo eseguite hanno consentito di poter sostenere, inoltre, che parte dei proventi delle attività illecite in precedenza descritte erano stati abilmente distratti dalle casse della società Il Corriere GROUP S.r.l. e fatti confluire su conti correnti privati riconducibili alla compagna di Michele Caccamo, Stefania Gerocarni, in capo alla quale è stato ipotizzato il reato di riciclaggio.