Operazione Orso. Colpo allo spaccio, Gratteri: “Crotone merita particolari attenzioni”

Crotone Cronaca Francesco Placco

Non ha esitato a definirlo “un supermercato della droga”, quello attivo a Fondo Gesù, il Procuratore della Repubblica Nicola Gratteri, intervenuto personalmente questa mattina nella conferenza stampa indetta per l’Operazione Orso, che ha portato all’arresto di 12 persone nel quartiere popolare della città di Crotone (LEGGI).

Una presenza per rassicurare sull’attenzione al territorio, che “ci preoccupa di più sul piano criminale” ha ribadito il capo della Dda, proprio a seguito della scoperta “di una piazza, di un intero quartiere controllato da questa organizzazione criminale”, ha aggiunto.

Il procuratore ha poi ricordato che si tratta di “un lavoro nato da una perquisizione” e che ha portato “ad un crescendo di capi d’accusa” che vanno dal traffico di sostanze stupefacenti all’associazione di stampo mafiosa.

L’OMBRA 'NDRANGHETA

“Non esistono luoghi al di fuori del controllo dello Stato” ha ribadito dal canto suo il comandante provinciale dei Carabinieri di Crotone, Gabriele Mambor, snocciolando una serie di dati e dettagli sulla nascita dell’indagine, avvenuta nel dicembre del 2016 a seguito di una perquisizione domiciliare.

Controllo che ha permesso di “sequestrare tre pistole illegalmente detenute, ma soprattutto un documento cartaceo con all’interno riportati nomi, cognomi e relativo grado di affiliazione in seno alla ‘ndrangheta”.

Una “copiata”, insomma, e che ha permesso di “stabilire le gerarchie criminali della zona” riferite a quel periodo, dando il via “ad una serie di indagini tecniche”, tra intercettazioni e controlli, che hanno permesso di “documentare gli sviluppi ed i movimenti” all’interno dell’organizzazione criminale.

“Una organizzazione decisamente solida - evidenzia Mambor - che all’interno del quartiere Fondo Gesù controllava una piazza di spaccio importante”.

Un’attività definita, nuovamente, come un “supermercato”, aperto “anche venti ore al giorno” e con “un continuo andirivieni di acquirenti”, ma soprattutto dotata “di un sistema di videosorveglianza remotizzata, quindi di osservazione continua” che permetteva di controllare ogni ingresso nell’area.

Una realtà che ha appurato “ancora una volta” la presenza della ‘ndrangheta “dietro alla commercializzazione degli stupefacenti al dettaglio”.

LE ARMI DA GUERRA

Un’indagine, poi, nata proprio grazie ad “una attenzione continua” attenzione sulle attività di spaccio nel capoluogo che il comandante della compagnia di Crotone Francesco Esposito definisce “il coronamento di due anni di indagini”. Attività che ha visto coinvolti anche i Cacciatori di Calabria, vista “la particolare conformazione del quartiere” a ridosso del fiume Esaro.

E proprio a due passi dal fiume e del suo argine “sono state rinvenute delle armi”, nello specifico “tre pistole regolarmente detenute con relativo munizionamento” ed una mitraglietta “Skorpion” calibro 7.65, “quindi, un’arma da guerra illegalmente detenuta”.

Una dimostrazione della “volontà dell’organizzazione di dotarsi di pericolosissime armi”, ma per lo più della loro facile reperibilità.

Rinvenuti inoltre quantitativi “di ogni tipo di sostanza stupefacente”, nascosti “nei luoghi più vari ed impensabili”, dai chiusini in strada alle intercapedini dei palazzi.

Coinvolti anche due minorenni, impiegati come spacciatori. Impossibile quantificare le sostanze fatte girare, in quanto “era un’attività di vendita al dettaglio” che contava anche “sessanta, settanta cessioni al giorno”.

L’AGGRESSIONE AI MILITARI

L’intervento, inoltre, è stato reso “molto difficile” per via della “zona praticamente chiusa”, una traversa senza via d’uscita in Via Bruno Buozzi, “vigilata da servizio di guardiania” in maniera costante.

Lo ha ribadito il comandante Mambor, ricordando che il servizio di controllo fu “particolarmente cruento in quanto gli agenti ed i militari coinvolti vennero aggrediti “sia verbalmente che fisicamente dai soggetti e dai rispettivi familiari.

Lo stesso ha poi spiegato che l’operazione “prende il nome da un collega molto valido e molto rispettato” che ha preso attivamente parte alle indagini, e che “purtroppo, a causa di un malore, è venuto a mancare”.