Operazione Stige. Gratteri: la cosca controlla il “respiro” delle attività commerciali

Crotone Cronaca

Un locale di ‘ndrangheta di serie A e che fa parte del Crimine di San Luca, partecipando anche tribunale della ‘ndrangheta: dunque di riconosciuto “di valore”.

Una struttura solida, poi, che riguarda non solo la cittadina jonica crotonese di Cirò Marina ma anche tutti i paesi del circondario, dove ne controlla “il respiro”, “il battito cardiaco” di tutte le attività commerciali.

Così il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri spiega la cosca dei Farao-Marincola, al centro del mega blitz della Dda, condotto dai carabinieri e denominato "Stige", che stamani ha fatto scattare le manette ai polsi di ben 169 persone, spalancando le porte del carcere non solo a presunti appartenenti al clan ma anche a politici per così dire “eccellenti”.

Tra questi il presidente della Provincia di Crotone, nonché attuale sindaco di Cirò Marina, Nicodemo Parrilla, ma anche l’ex primo cittadino Roberto Siciliani. Così come il collega di Strongoli Michele Laurenzano; e poi l’attuale vicesindaco di Cirò Marina, Giuseppe Berardi e il presidente del Consiglio comunale Giancarlo Fuscaldo; Domenico Cerrelli, vicesindaco di Casabona; Angelo Donnici, primo cittadino di Mandatoriccio e il vice sindaco Filippo Mazza, per finire con Giovambattista Benincasa, ex sindaco di San Giovanni in Fiore.

E proprio sulla politica e sul controllo dei voti ha puntato l’attenzione Gratteri parlando di un potere economico e di un consenso sociale del clan che gli avrebbe consentito addirittura di arrivare a determinare il sindaco o il presidente della Provincia e da più appuntamenti elettorali.

“Negli ultimi decenni - ha spiegato infatti Gratteri - il rapporto mafia-politica è cambiato, si è ribaltato. Più volte abbiamo documentato come i politici – ha aggiunto – vanno a cercare i capomafia per avere pacchetti di voti in cambio poi di appalti, mettendo a disposizione della ‘ndrangheta la pubblica amministrazione che loro formalmente gestiscono”.

Ma – ha proseguito il procuratore – abbiamo visto in alcune occasione come uomini intranei all’organizzazione gestiscono in modo diretto la cosa pubblica e, questo, è ancora un passo ulteriore sul grado di penetrazione e di controllo da parte di famiglie di ‘ndrangheta come quelle di Cirò”.

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