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Comuni sciolti per mafia. Cgil: la ‘ndrangheta ha “invaso” pubblico e privato

Calabria Attualità

I cinque scioglimenti per presunte infiltrazioni mafiose dei Comuni di Lamezia (terza Città della Calabria), Cassano allo Jonio, Isola Capo Rizzuto, Marina di Gioiosa Jonica, Petroná, di cui vanno letti i decreti “danno la reale dimensione ed evoluzione della penetrazione della ‘Ndrangheta nel sistema delle autonomie locali, nelle imprese, nel tessuto economico e sociale".

Ad affermarlo in una nota è la segreteria regionale della Cgil ricordando che in questi giorni, a Milano, durante gli stati generali della lotta alle mafie e alla presenza del Presidente della Repubblica, il Ministro Minniti ha rilanciato il tema del patto etico tra partiti nel dichiarare solennemente di rifiutare voti dai mafiosi.

“Cosa questa – commentano dalla Sigla - che da una parte richiama indirettamente alla responsabilità la società civile, dall’altra lancia un monito alla politica ed ai partiti, che il più delle volte, nel decidere i candidati, sono disposti a scegliere la qualunque pur di raccattare voti”.

“Il vaglio delle liste preventive dell’antimafia – aggiunge il sindacato - pongono una barriera, un limite, ma come abbiamo visto, in alcuni casi non è la soluzione. Dal 1991, data di approvazione del testo di legge che contiene le disposizioni sullo scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose, in Calabria sono stati sciolti 98 Comuni. Alcuni di questi, come il caso di Lamezia è stato sciolto tre volte.

Secondo la Cgil, poi, sarebbe evidente, che in questi anni, la ‘Ndrangheta, “con una trasformazione meno militare e soprattutto attraverso la corruzione e collusione, il controllo degli appalti, le mani sulla sanità, sui fondi di coesione, ha costruito classi dirigenti, politiche e imprenditoriali, capaci di assumere direttamente incarichi politici o parlare direttamente con la politica”.

La Sigla ricorda come le inchieste giudiziarie, ad esempio il processo “Gotha”, ed altre in corso, fanno un riferimento chiaro a questi intrecci, coinvolgendo i vari livelli della politica Calabrese.

“Questi temi – afferma la Cgil - sarebbe opportuno portarli in discussione in una seduta specifica del Consiglio regionale della Calabria sulla legalità ed aprire un confronto pubblico per approvare con il contributo delle associazioni impegnate nella lotta contro le mafie una legge regionale per promuovere la cultura della legalità. Così come, a distanza di anni, sarebbe opportuno, un confronto sulla evoluzione del quadro normativo che è stato nuovamente disciplinato nel 2000 con il testo unico degli enti locali, alla luce dei mutamenti sociali, antropologici e delle trasformazioni globali e ruolo delle mafie, anche alla luce della crisi economica e sociale piú profonda del post dopo guerra”.

“I fatti recenti – prosegue la segreteria regionale - ci dicono che non basta sciogliere i consigli comunali tre volte per bonificare gli enti, ma evidentemente occorre agire anche nel profondo delle strutture organizzative degli enti locali per capirne meglio il funzionamento e smantellare eventuali intrecci e collusioni che a volte diventano più forti della politica”.

“Su questi temi - conclude la Cgil Calabria - occorre aprire nella nostra regione un dibattito pubblico e nessuno si può chiamare fuori”. Per queste ragioni nelle prossime settimana saranno attivate dal sindacato delle iniziative nei diversi territori della Calabria a partire da Lamezia, il 14 dicembre.