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Aste truccate per favorire la cosca. Confiscati beni per due milioni di euro

Reggio Calabria Cronaca

Nel marzo di due anni fa, nel 2015, era già scattato il sequestro dei beni e stamani, al termine dell’iter giudiziario che lo ha visto coinvolto la Divisione investigativa antimafia, sotto la supervisione della Procura di Reggio Calabria, ha confiscato diversi immobili, una barca e varie disponibilità finanziarie per un valore di circa due milioni di euro.


Destinatario del provvedimento è Vitaliano Grillo Brancati, 57enne nativo di Villa San Giovanni che nel 2010 era stato arrestato nell’ambito dell’operazione “Meta” insieme ad una quarantina di persone considerate appartenenti ai Buda-Imerti, cosca di ‘ndrangheta egemone nel comprensorio di Villa e Fiumara di Muro e che si ritiene capeggiata dai noti Antonino Imerti (di 69 anni) e Pasquale Buda (61).

Gli inquirenti, allora, contestarono a Grillo Brancati di essere il “collettore degli interessi economici” della cosca nel settore delle vendite all’incanto conseguenti a procedure fallimentari.

Nel procedimento giudiziario che ne conseguì, il 57enne venne condannato in primo grado, nel 2011, a 9 anni e 8 mesi di reclusione sentenza riformata due anni dopo, nel 2013, in Appello, a 5 anni e 6 mesi.

L’iter si era poi concluso con una sentenza depositata nello scorso febbraio dalla Corte d’Appello che, chiamata a pronunciarsi sull’annullamento con rinvio della Corte di Cassazione, aveva assolto Grillo dai reati di concorso esterno in associazione mafiosa e di turbata libertà degli incanti.

La Sezione Misure di Prevenzione del tribunale, nel provvedimento di oggi ha, però, ravvisato come sussistenti nei suoi confronti i requisiti di pericolosità sociale qualificata “per appartenenza alla ‘ndrangheta - scrivono i magistrati -nell’accezione valida nel giudizio di prevenzione, con un ruolo defilato ma prezioso… negli interessi della cosca legati al settore delle aste immobiliari”.

Il giudice, sul versante patrimoniale, ha confermato poi la ricorrenza del presupposto indiziario della provenienza illecita dei beni accumulati nel tempo da Grillo e quella che viene definita “una vistosa sproporzione” tra il patrimonio a lui riconducibile ed i redditi dichiarati.

La Dia ha così apposto i sigilli a beni per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro e costituito, in particolare, da sette immobili, tra cui sei appartamenti di pregio ed un locale ad uso commerciale a Villa San Giovanni; un’imbarcazione da diporto a motore di circa 12 metri e varie disponibilità finanziarie.