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Blitz all’aeroporto di Lamezia, arresti e sequestri: coinvolti nomi eccellenti

Catanzaro Cronaca
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Arresti e perquisizioni sono in corso da stamani presso l’aeroporto internazionale di Lamezia Terme. Il blitz è scattato nell’ambito di una complessa operazione di polizia giudiziaria, denominata “Eumenidi”, ed è condotto dai finanzieri del Gruppo di Lamezia, nel catanzarese, insieme agli agenti della polizia di frontiera dislocati presso lo scalo calabrese, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica.

I reati per i quali si procede, a vario titolo, vanno dalla corruzione e dal peculato, fino al falso, all’abuso d’ufficio, al millantato credito, ed a varie forme di concussione. Coinvolte nell’indagine anche persone di vertice delle istituzioni, degli uffici pubblici e dell’imprenditoria locale.

AI DOMICILIARI COLOSIMO E MANCUSO

A finire agli arresti domiciliari sono stati i vertici della Sacal Spa, società a prevalente partecipazione pubblica che gestisce l’aeroporto lametino. Il provvedimento, firmato dal Gip del tribunale locale, ha raggiunto il presidente Massimo Colosimo; il direttore generale, Pierluigi Mancuso e il dirigente dell’ufficio legale e affari generali Ester Michienzi.

Intanto si sta decidendo sulla richiesta della Procura di applicare la sospensione dai pubblici uffici a carico di altre dodici persone che sono sottoposte alle indagini preliminari, in virtù della loro qualità di pubblici ufficiali o di incaricati di Pubblico Ufficio. Indagini che sono condotte dai sostituti Marta Agostini e Giulia Scavello ed affidate, appunto, alla Guardia di Finanza e alla polizia di frontiera. Le misure interdittive, su cui dovrà pronunciarsi il Gip del tribunale di Lamezia Terme, riguardano anche il presidente della Provincia di Catanzaro, Enzo Bruno, esponente del Partito Democratico, gli imprenditori Giuseppe Gatto e Floriano Noto, entrambi di Catanzaro, ed Emanuele Ionà, di Lamezia Terme, tutti membri del Cda. I legali, inoltre, hanno reso noto che Bruno ha già notificato le proprie dimissioni da componente del consiglio di amministrazione della Sacal.

LE PRESSIONI PER “SISTEMARE” PARENTI E AMICI

Gli inquirenti ipotizzano irregolarità nella gestione del progetto “Garanzia Giovani”, finanziato con fondi pubblici con l’obbiettivo di inserire nella Sacal, con un tirocinio retribuito, solo dei soggetti meritevoli e che rispondessero a requisiti precisi.

Secondo la tesi accusatoria vi sarebbero state delle “pressioni”, definite “indebite”, anche da parte di politici locali e dirigenti pubblici affinché venissero selezionati amici e parenti degli indagati. Il tutto intervenendo sulle procedure di selezione previste dal bando.

I VIAGGI DI LUSSO PER I DIRIGENTI

Si sarebbero accertati, inoltre, diversi casi di presunto peculato da parte della dirigenza della Sacal: gli inquirenti sostengono che avrebbero beneficiato di viaggi, pranzi e soggiorni a scopo personale, in strutture di lusso, addebitandone i costi, “spesso assai elevati” dicono, al bilancio della società di gestione dell’aeroporto.

LE CONSULENZE “FANTASMA” E LE SELEZIONI “ARTEFATTE”

Altri episodi riguardano poi l’affidamento di consulenze considerate “fantasma”, da decine di migliaia di euro; ma anche selezioni di personale - considerate “artefatte” - a cui conferire vari incarichi interni, pagati ovviamente con denaro pubblico, a soggetti che sarebbero risultati però avere requisiti inferiori rispetto a concorrenti esclusi.

Gli investigatori per giungere ai provvedimenti di oggi hanno eseguito un’indagine capillare attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali effettuate nella sede della Sacal. Inoltre hanno acquisito diversa documentazione durante alcune perquisizioni.

Il tutto, secondo gli inquirenti, ricostruirebbe quello che gli stessi hanno definito un contesto di malaffare nella pubblica amministrazione, della spesa pubblica e, ancora una volta – proseguono – la gestione clientelare del mercato del lavoro in Calabria, con il consenso e la connivenza di esponenti della politica locale”.

(aggiornata alle 16:41)