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Inchiesta Anas: Procura Roma valuta ipotesi giudizio immediato

Calabria Cronaca

Potrebbe chiudersi in tempi brevi l'inchiesta sulle tangenti all'Anas pagate da imprenditori, che puntavano ad aggiudicarsi gli appalti o a sbloccare i contenziosi pendenti da tempo, ad Antonella Accroglianò, responsabile del Coordinamento tecnico amministrativo, e a quattro dirigenti che alla funzionaria facevano riferimento.

I pm Francesca Loy e Maria Calabretta stanno valutando, infatti, l'ipotesi di procedere con il giudizio immediato, che consentirebbe di saltare la fase dell'udienza preliminare e di approdare direttamente davanti al tribunale. Il quadro probatorio, frutto delle numerose intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite nell'ultimo anno dai militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza e del Gico, è uscito rinforzato dalle sostanziali ammissioni di buona parte degli arrestati, tanto è vero che i provvedimenti restrittivi, firmati dal gip Giulia Proto, hanno superato il vaglio del tribunale del riesame.

Il collegio, infatti, ha confermato il carcere, oltre che per l'Accroglianò, anche per gli altri funzionari Anas Oreste De Grossi, Giovanni Parlato, Sergio Lagrotteria e Antonino Ferrante. Confermati anche i domiciliari per l'imprenditore Giuliano Vidoni, l'unico dei cinque finiti agli arresti in casa (l'ex sottosegretario alle Infrastrutture Giuseppe Meduri, l'avvocato Eugenio Battaglia e gli imprenditori Concetto Bosco Lo Giudice e Domenico Costanzo) che aveva voluto impugnare la misura cautelare del gip. La sensazione è che questo capitolo di indagine difficilmente toccherà un 'livello superiore’.

Ma l'inchiesta è comunque destinata ad allargarsi: l'Accroglianò, la ‘deus ex machina’ del sodalizio criminoso, definita ‘Dama Nera’ dagli inquirenti per l'arroganza con cui era solita rivolgersi ai propri sottoposti e agli imprenditori per sollecitare il pagamento delle ‘mazzette’, ha ammesso le proprie responsabilità contestate nel capo di imputazione ma ha pure raccontato di aver preso soldi dai titolari di altre imprese (per ora indagati a piede libero) che avevano rapporti con l'Anas. "Non c'è imprenditore che non possa dire di non aver pagato per avere l'aggiudicazione di una gara", ha rivelato candidamente l'Accroglianò ai pubblici ministeri nel corso di un interrogatorio reso in carcere alcuni giorni fa. La storia, insomma, non finisce qui. (AGI)