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Blue tongue, Anpa: “Azzerare servizi veterinari e task force Regione”

Calabria Attualità

“I dipartimenti Agricoltura e Tutela della Salute, in una nota congiunta dell’11 settembre scorso, rappresentano una situazione della sanità animale in Calabria, per ciò che concerne la presenza delle malattie Beu Tongue, brucellosi, vescicolare suina, fuori dalla realtà che, invece, è gravissima ormai da tanti anni”, come scrive l’ANPA - LiberiAgricoltori.

“Il 2014 è stato l’anno di maggiore diffusione delle malattie. Ricordiamo che, solo nel periodo aprile- novembre nelle province di Cosenza e Crotone, i servizi veterinari territoriali hanno mozzato la testa a migliaia di pecore e capre decedute, per il successivo invio agli istituti zooprofilattici di competenza, per i controlli sanitari previsti. La perdita economica per gli allevatori è stata enorme, in quanto, oltre alla perdita degli animali, hanno dovuto accollarsi anche i costi per lo smaltimento delle carcasse.

Già in quella fase, il Dipartimento alla Salute è venuto meno all’obbligo di fare una programmazione per la vaccinazione. Inoltre, come risulta dai dati ufficiali dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo, negli ultimi due anni, tranne che in provincia di Catanzaro, non sono stati fatti i controlli obbligatori di: sorveglianza epidemiologica sugli “animali sentinelle”, controlli sierologici a cadenza mensile ed etmologici (controllo settimanale delle trappole dei culicoides). Controlli tutti indispensabili per quantificare la presenza totale degli insetti.

Dove sono le direttive sanitarie del Dipartimento della Salute, necessarie per fare il monitoraggio epidemiologico della Bleu Tongue, al fine di evitare il diffondersi della malattia nelle altre provincie? La conseguenza di queste gravi inadempienze è che tutte le provincie calabresi sono considerate territori epidemiologicamente sconosciuti.

L’ANPA –LiberiAgricoltori Calabria, infine, pone altre due domande: 1) perché non è stato fatto dalla regione Calabria il piano annuale stabilito dal Ministero della Sanità; 2) perché non è stata emanata l’ordinanza, a firma del presidente della regione Calabria, obbligatoria, secondo le disposizioni ministeriali, in caso di conferma d’infezione da parte del centro di referenza, per sottoporre l’area in cui ha sede l’azienda riscontrata positiva a restrizione al fine di impedire l’ulteriore propagazione dei sierotipi circolanti in altri territori?

Gli allevatori calabresi sono stufi di sopportare i danni causati dal mal funzionamento delle strutture regionali preposte alla gestione della sanità animale né, tantomeno, sono disponibili ad accettare i “tempi ragionevoli” indicati e non specificati dal Dipartimento della Salute per affrontare i problemi. Se si vuole intervenire si stanzino sul bilancio regionale le risorse necessarie per effettuare le vaccinazioni e pagare i danni diretti e indiretti agli allevatori. L’atteggiamento del Dipartimento alla salute che da una parte minimizza e, dall’altra nega l’amara realtà, sta portando la zootecnia calabrese al definitivo collasso”.