‘Ndrangheta. Blitz contro la cosca Grande Aracri, oltre 160 arresti in tutta Italia

Crotone Cronaca

Blitz dei carabinieri di Modena che insieme a quelli di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, nel corso di quella che è stata definita operazione “Aemilia”, stanno eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 117 persone accusate, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione, reimpiego di capitali di illecita provenienza, riciclaggio, usura, emissione di fatture per operazioni inesistenti, trasferimento fraudolento di valori, porto e detenzione illegali di armi da fuoco, danneggiamento e altri reati, aggravati dal metodo mafioso. L’ordinanza è stata emessa dal gip del tribunale di Bologna, su richiesta della Dda.

46 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei medesimi reati, sono i destinatari di altrettanti decreti di fermo di indiziato di delitto, emessi dalle Direzioni distrettuali antimafia di Catanzaro e Brescia, ed eseguiti invece dai carabinieri dei comandi provinciali di Crotone e Mantova (in Lombardia) nelle rispettive province e in quelle di Cremona e Verona.

Il blitz va a colpire la cosca cutrese dei Grande Aracri: 37 presunti appartenenti ai “locali” di ‘ndrangheta di Cutro e Isola Capo Rizzuto sono i destinatari di altrettanti fermi. Le indagini avrebbero permesso di fare emergere la struttura della cosca, al cui vertice vi sarebbe Nicolino Grande Aracri, attualmente in carcere, e che controllerebbe una zona che si estende fino al catanzarese e avrebbe stretto collegamenti con gruppi operanti sia nella provincia pitagorica che in Emilia, Lombardia e Veneto.

Tra gli arrestati vi sarebbe anche un consigliere comunale di Reggio Emilia, Giuseppe Pagliani di Forza Italia, prelevato all'alba dalla sua abitazione di Arceto di Scandiano.


DECAPITATA LA NOMENCLATURA DEI CLAN DI CUTRO ED ISOLA

08:58 | Con l’operazione di oggi, secondo gli investigatori dell’Arma si sarebbe decapitata la vera e propria nomenclatura delle cosche di ‘ndrangheta di Cutro ed Isola Capo Rizzuto. In manette sono finiti interi “gruppi familiari” a partire dai due fratelli del presunto Boss Nicolino Grande Aracri, Domenico ed Ernesto; appartenenti alle famiglie Villirillo o Colacino nel cutrese, Nicoscia e Riillo nel territorio isolitano. Ricostruiti anche i due omicidi, quello di Antonio Dragone (nel maggio 2004 a Cutro) e Gaetano Ciampà; il tentato omicidio di Giovanni Spadafora (nel settembre 2004). Fatta luce inoltre su diverse estorsioni nel crotonese e nel catanzarese, in particolare in alcuni villaggi turistici. Tra gli interessi della cosca anche un progetto per riciclare il denaro in Algeria.


ARRESTI ECCELLENTI IN EMILIA

13:20 | Nel blitz in Emilia (in particolare in città quali Reggio Emilia, Bibbiano, Montecchio, Brescello, Reggiolo e Gualtieri) effettuati arresti “eccellenti” che riguardano imprenditori di origine cutrese.

In manette sono finiti anche un giornalista, Marco Gibertini, e l'imprenditore Giuseppe Iaquinta (padre dell’omonimo calciatore). Decine gli indagati del Reggiano, tra cui anche esponenti della politica locale ma il grosso degli arresti è stato a Reggio Emilia dove la cosca dei Grande Aracri sarebbero particolarmente presente.


L’INFILTRAZIONE NEL TESSUTO ECONOMICO

I provvedimenti scaturiscono da un’articolata attività investigativa, sviluppata su più fronti dai Reparti dell’Arma emiliana e, successivamente, collegata a inchieste convergenti condotte in Calabria e in Lombardia. Le indagini dimostrerebbero la capacità del clan di infiltrarsi nel tessuto economico ed imprenditoriale del luogo, con interessi nei settori dell’edilizia, trasporti, movimento terra e smaltimento dei rifiuti ed esercitando, secondo gli inquirenti, “una sistematica pressione estorsiva” nei confronti di imprese locali.

Scopo quello di influenzare, nella fase di esecuzione di opere, la scelta di subappaltatori e fornitori fra quelli che farebbero riferimento dell’organizzazione criminale. Tra questi lavori, gli investigatori ricordano quelli per la realizzazione di rilevanti interventi di riedificazione dopo il terremoto che colpì l’Emilia nel 2012 ed ai quali le ditte ritenute “mafiose” avrebbero acceduto grazie ai rapporti con i titolari di un’importante azienda edile modenese che aveva avuto appalti pubblici relativamente allo smaltimento delle macerie.


IL REIMPIEGO DEI PROVENTI ILLECITI

I proventi illeciti ottenuti in Emilia venivano poi in parte trasferiti alla cosca crotonese con un sistema di falsa fatturazione per operazioni inesistenti, attuato dalle società riconducibili al clan Grande Aracri. Un’altra parte degli introiti sarebbero stati invece utilizzati sul posto per erogare prestiti a tassi usurari ad imprenditori e per avviare iniziative immobiliari, in provincia di Mantova e Parma, intestate a presunti prestanome.

Tra le attività dell’organizzazione anche la ricettazione di imbarcazioni di lusso (del valore stimato in svariati milioni di euro) che sarebbero state frutto di appropriazioni indebite commesse in Italia e poi re-immesse nel mercato nautico della Turchia e della Croazia.

Nel corso delle indagini appurato anche il tentativo di evitare le verifiche antimafia da parte della Prefettura di Reggio Emilia, influenzandone gli orientamenti anche attraverso una serie di iniziative mediatiche che sarebbero state promosse da Giuseppe Pagliani, che è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.


LA RICHIESTA AD UN MONSIGNORE PER FAR TRASFERIRE UN DETENUTO

Nelle 1300 pagine dell’ordinanza di fermo della Dda spunta anche il nome, e la posizione, di un monsignore. Secondo le indagini a lui si sarebbero rivolte persone vicine al clan Grande Aracri affinché intercedesse per far trasferire un detenuto della cosca da un carcere del centro nord in uno calabrese. Il nome dell’uomo di chiesa non è stato reso noto e comunque non risulta indagato.

Il monsignore si sarebbe impegnato in prima persona per tentare di ottenere il trasferimento del detenuto, cosa che però non è mai avvenuta. Il particolare è stato rivelato, nel corso della conferenza stampa di stamani, da Vincenzo Antonio Lombardo, Procuratore Capo di Catanzaro, che ha spiegato come gli inquirenti non sappiano “se ci fosse nel monsignore la consapevolezza delle persone che aveva di fronte" e che a gestire i rapporti con lo stesso sarebbero state "terze persone estranee apparentemente alla cosca". Nei confronti del presule, in servizio nella Capitale e che, ha aggiunto il procuratore, "fa parte delle alte sfere ecclesiastiche", sono in corso altri accertamenti.


IL TERREMOTO IN EMILIA E LA TELEFONATA CHE RIDE SULLA TRAGEDIA

20:30 | "È caduto un capannone a Mirandola"; "eh allora lavoriamo là" è la risposa accompagnata ridendo. "Ah si, cominciamo facciamo il giro...". Questo un particolare estrapolato dalla intercettazione di un colloqui tra due degli indagati nell’inchiesta di oggi e riportato nell’ordinanza del gip di Bologna. La frase, su cui si riderebbe del tragico terremoto dell’Emilia, è di Gaetano Blasco, l’altro interlocutore è Antonio Valerio. La chiamata avvenne alle 13:29 del 29 maggio del 2012, in pratica a sole poche ore dalla tremenda scossa delle 9 del mattino.

Il Gip Alberto Ziroldi, amaramente, si lascia scappare una battuta, "Si può dire che la 'ndrangheta arriva prima dei soccorsi, o comunque in contemporanea". Ma il magistrato torna subito serio sul fatto specificando che l’attività investigativa "ha permesso di ricostruire con chiarezza il perimetro soggettivo all'interno del quale ha avuto luogo l'infiltrazione criminale" prevalentemente realizzatasi “attraverso una perversa joint venture tra l'impresa Bianchini Costruzioni srl di San Felice sul Panaro ed uno dei principali esponenti della consorteria, Michele Bolognino". In un territorio indebolito dal terremoto, spiega il Gip si sarebbero così create “le condizioni ideali - scrive - che consentono al sodalizio, attraverso una sorta di effetto domino che coinvolge altre attività imprenditoriali legate a quella inizialmente condizionata, di estendere la propria influenza sulla vita socio economica del territorio, radicandovi i propri interessi criminali".

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