Gionata Fatichenti lascia la Misericordia di Isola. Una buona missione nel ventre infernale di un Cara tra ‘ndrangheta e migranti

23 febbraio 2021, 07:30 Il Fatto

Per Gionata Fatichenti la missione è finita. Era arrivato in Calabria appena dopo il devastante uragano che si era abbattuto sulla Misericordia di Isola Capo Rizzuto, la maxi-inchiesta della Direzione distrettuale antimafia nota alla cronaca nera con il titolo di operazione “Jonny”, un blitz all’alba di un trascorso 15 maggio 2017 con 68 fermi e tra questi del governatore della Misericordie Leonardo Sacco e di don Edoardo Scordio, parroco della chiesa di Maria Assunta di Isola Capo Rizzuto e al sequestro di oltre 70 milioni di euro di beni mobili ed immobili.



di Vito Barresi

Una ferita sanguinante, un’emorragia di dignità e onestà che sembrava non trovare nè bende nè sutura, fino al limite del disonore per tutte le Misericordie d’Italia riunite in Confederazione nazionale a Firenze.

Un'organizzazione importante e diffusa in Italia di cui lo stesso Sacco, il principale accusato arrestato dal giudice Gratteri, poi condannato in primo grado a oltre venti anni di carcere, ne era diventato uno tra i più autorevoli rappresentanti, con un potere 'direttamente proporzionale' al suo spessore economico, pari ad almeno un quarto del bilancio complessivo nazionale, continuando a ricoprire la carica di consigliere fino al giorno prima dell' arresto.

Nonostante il ritorno alla normalità delle cose e dela vita, nella memoria delle Misericordie quella tragica vicenda di soldi e migranti, ’ndrangheta, miseria umana e malaffare diffuso, resta una paranetesi difficile a chiudersi completamente.

Giacchè è l' ombra sua stessa che non va via, un monito difficilmente obliterabile per l’intero mondo del volontariato e del terzo settore che sta attorno a questo antico, orgoglioso e sano movimento della carità e della solidarietà del cattolicesimo italiano con ben otto secoli di storia.

Tuttavia c’è stato un uomo che, immediatamente dopo il deflagrare di una storia di così grande violenza, una vicenda crudelmente impantanata dentro una palude di denaro illecito, pari a oltre cento milioni di euro stanziati in poco meno di dieci anni, di cui il procuratore Gratteri ne avrebbe conteggiato almeno trentadue depositati nella “bacinella” del clan Arena, ha saputo affrontare i problemi connessi al giorno dopo, il 'the day after' per le Misericordie e per quella di Isola Capo Rizzuto in particolare.

Toccò a Gionata Fatichenti, toscano empolese, direttore dell’Area emergenza nazionale delle Misericordie, il mandato di salvare la Misericordia calabrese, con il compito di affiancare il collegio di amministratori giudiziari nominato dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, scelti per la gestione del centro per migranti di Crotone, mantenendo aperte tutte le opere.

Non fu facile orientarsi all’istante in quella confusione determinata dall’irruzione pesante della mano della legge. Anzi sembrò difficile capire una situazione in cui bisognava rapidamente riconquistare la fiducia dei dipendenti e dei volontari, riprendere il filo di un discorso vero, autentico, coraggioso e onesto verso il prossimo che aspetta solidarietà e soccorso.

C’era pessimismo, scoramento, paura ma alla fine la strada è tornata a vista e tutti insieme hanno ripreso il cammino. Bisogna inventare un altro modo per stare in mezzo ai bisogni concreti e quotidiani rompendo drasticamente con le logiche vischiose del passato, gli ammiccamenti, le mezze frasi, le omertà diffuse.

A quasi quattro anni la Federazione delle Misericordie Calabria Basilicata ha deciso di chiudere il commissariamento, istituendo due soggetti regionali così che in documento ufficiale si legge che “il commissario straordinario Gionata Fatichenti ha rimesso nelle mani dei fratelli e delle sorelle delle due regioni il destino del movimento calabro lucano che, a breve, si organizzerà in due federazioni diverse, anche se sempre strettamente collegate, seguendo le linee guida dettate dallo statuto confederale e della riforma del terzo settore.”

La Misericordia ‘bonificata' è un esempio da cogliere e imitare. Ma poi fuori continua il mercato dei migranti, gli intrecci tra ’ndrangheta e affari, tra chi agisce nel magma convulso dei flussi di arrivi clandestini e li trasforma in passaporti, fogli di permanenza, riconoscimenti personali, documenti validi, attraverso vere e proprie organizzazioni con uffici e infiltrazioni nelle istituzioni, nelle prefetture, tra le forze dell’ordine, utilizzando ‘colletti bianchi’ che nei propri ruoli e vari livelli svolgono ambigue attività.

Anche di fronte a questi rischi l’invito di Gionata a tutti i partecipanti all’assemblea online è stato quello “di andare avanti con la certezza di non essere soli e il coraggio di voltare pagina non per dimenticare quello che è stato, ma per guardare con fiducia a quello che potrà essere”.