Next Generation Ue tra vaccino per gli anziani e rischio ‘droghe’ per i giovani

29 gennaio 2021, 10:15 Il Fatto

Si certo ci sono le istituzioni, ci sono tanti presidi sul territorio. Tutte cose giuste, importanti, essenziali. Ma quel che manca alle nostre città, alle regioni ricche e quelle più povere, è un unico e condiviso progetto per affrontare il disagio giovanile che va espandendosi pericolosamente a macchia d’olio, una grande idea per affrontare nei territori la nuova questione giovanile che è emersa con la pandemia. Giovani che sono da sempre tra l’incudine di una società, spesso nei suoi sistemi formali malposta e ingiusta, e il martello della violenza, delle droghe, della micro delinquenza o peggio della criminalità organizzata.



di Vito Barresi

Tutte cose che si sono terribilmente aggrovigliate nel tunnel sociale del distanziamento e persino della ghettizzazione, fino allo stigma dell’untore e del contagio, con l’espandersi di Covid-19 nel contesto fragile e vulnerabile delle disparità e delle diseguaglianze generazionali e territoriali in cui si è installata la pandemia.

Una volta venuta meno la sicurezza sanitaria e ospedaliera, vulnerata in parti strutturali del vecchio schema di aiuto e solidarietà, tutte le reti di protezione allestite attorno ai gruppi sociali più deboli si sono smagliate, con l’irruzione forte di contraddizioni violente che hanno colpito prima di tutto gli anziani e poi, non tanto paradossalmente, proprio i giovani sia delle aree metropolitane che delle periferie regionali del Paese.

Per cui se gli anziani hanno pagato, oltre modo più di ogni altra categoria sociale nella lotta per la vita, con un’impennata della mortalità assolutamente spaventosa, tale da oltrepassare in meno di un anno gli 80 mila decessi, per i giovani il colpo è stato altrettanto duro e pesante nei termini di una drammatica interruzione del percorso di costruzione della propria personalità, nella definizione armonica ed equilibrata dell'identità umana, sociale e personale, costretti come sono stati al confinamento generazionale, cioè a sopportare l’impedimento, oggettivo e soggettivo, a crescere nello spazio culturale della socializzazione scolastica.

Ritorno sull’argomento dopo averne già scritto con una doppia immagine, quella de "I ragazzi della ‘Virus Generation’, la Giovane Italia tra scuole chiuse e ritorno nell’indistruttibile famiglia” (http://www.cn24tv.it/page/3703/i-ragazzi-della-virus-generation-la-giovane-italia-tra-scuole-chiuse-e-ritorno-nell-indistruttibile-famiglia.html) e successivamente con "Gioventù Bruciata da Covid-19. Oltre il reddito di cittadinanza un ragionato ritorno all’ex legge 285 per dare lavoro ai giovani” (http://www.cn24tv.it/page/3835/gioventu-bruciata-da-covid-19-oltre-il-reddito-di-cittadinanza-un-ragionato-ritorno-all-ex-legge-285-per-dare-lavoro-ai-giovani.html)

I recenti casi di violenza giovanile sono veri e propri ‘frame’, frammenti di una cronaca visiva che rispecchiano la diffusione impressionante del disagio generazionale.

Tuttavia è bene evidenziare che l’allarme, la giusta ed esemplare punizione, non può bastare se non si va oltre la confusa ricerca di responsabilità extrapersonali, se non si accende una più forte discussione nella pubblica opinione, finalizzata a una straordinaria attenzione progettuale che punti anche al senso e al nesso fondamentale custodito nello stesso titolo del programma europeo, per l’appunto, chiamato 'Next Generation Ue’.

Proprio per questo il Next Generation EU, a differenza di altri strumenti persino dello stesso Recovery Fund, è il fondo per l’Europa delle nuove generazioni, un piano finanziario di portata storica, la cui denominazione punta a rendere chiara una ben precisa visione dello stato di cose presenti, guardano immediatamente e strategicamente al futuro di questa gioventù che ha pagato e rischia di pagare irrImediabilmente il peso attuale e quello prossimo della crisi pandemica.