Verso l’inizio del ‘dopo Sculco’. Declino politico e crisi di comando di un vecchio oligarca della costa jonica

21 settembre 2018, 21:04 Politica.24

I segnali della fine di una lunga epoca di predominio elettorale e con essi gli ‘indizi’ di una prevedibile svolta futura nello scarno scenario della politica locale ci sono in abbondanza. Fatti, riscontri, tendenze, dati elettorali, flussi interni alle famiglie storiche, dinamiche e interessi anche particolari inducono a pensare che stiamo finalmente entrando nella fase preliminare del dopo Enzo Sculco.


Un politico che nella sua lunga e accidentata carriera sembrava aver chiuso il cerchio conquistando il dominio e il monopolio del sistema politico locale, facendo sedere un proprio uomo sulla poltrona di Sindaco, praticamente distruggendo la sinistra, a partire da quella dei socialisti di Visconte Frontera, avversati quando c’era la Democrazia Cristiana, poi devastando quello che era rimasto del vecchio Pci, con la drammatica e pregiudicante gestione della Provincia, in combutta prima con il Pds, poi con i Ds e infine con il Pd.

Opera poi proseguita con il centro destra di Crotone a cui soffiò la leadership più volte accasandosi e ambientandosi in assessorato e regia politica con Peppe Scopelliti.

I risulti risibili, inconsistenti e inconcludenti del suo predominio sul Comune pitagorico, la mancanza di una vera “intelligenza” politica innovativa e di una strategia condivisa, oltre la vecchia logica della mediazione degli interessi e dello scambio in forma di rappresentanza, stanno sempre di più spingendo Sculco ad un suo inavvertito inaridimento dell’impulso e della regia politica oltre che ad un isolamento sempre più marcato in sede di concertazione sociale e di dialogo con la città.

Per cui, pur continuando ambiguamente a dichiararsi democratico, la sua visione politica si va vieppiù conchiudendosi nel tratto sempre più marcato di un’oligarchia, una rinchiusura feudale in cui al posto delle tavole rotonde di un tempo si sostituiscono spifferi di congiure sempre ordite da nemici e avversarsi, intrise di basse logiche di tradimento mai suo ma sempre altrui.

L’operazione di pulizia della vecchia guardia è apparsa definitiva e conclusiva con la cacciata dalla reggia sculchiana anche degli ultimi fedelissimi agli splendori di un tempo e cioè l’incomprensibile e politicamente mai giustificata esclusione dalla Giunta Municipale del vice sindaco Antonella Cosentino, e la plateale fuoriuscita dal gotha di potere, cioè dall’associazione i DemoKratici, del sempre amico Peppino Cosentino.

Gli effetti di questi improvvisi rivolgimenti di corte sono comunque stati colti dall’ambiente che lo circonda e purtroppo per Sculco letti in chiave di declino e di inaffidabilità, a considerazione che se si defenestrano simili partner ben si comprende quanto gli altri starebbero a cuore al politico.

E proprio nel cuore dell’ormai anziano politico molti sono tentati di andarne a contare i peli, scoprirne i cinici disegni del declino, capire che fine farà fare a molti uomini che ora scalpitano al suo fianco, in testa il non più amato Ugo Pugliese, Sindaco sempre più part time, visto la sua costante assenza alle riunioni e decisioni di Giunta.

Vi è infine che l’aria politica è cambiata anche in periferie di provincia, tra paesi e città, tra collina, montagna e costa jonica come il Crotonese.

Tanto che i bookmaker della politica locale e regionale, quegli stessi che prediligono al gioco della dialettica democratica, quella delle puntate a rischio in vari e rinomati Casinò, vedono ad alto rischio la stessa rielezione della figlia di Sculco in Consiglio Regionale.

Stando ai conti i numeri non sarebbero più certi e tondi come in passato. Soprattutto dopo quanto avvenuto in Provincia con l’arresto del Presidente Parrilla, accusato di mafia nella nota inchiesta di Gratteri (LEGGI).

Ecco perché secondo molti l’autunno della politica a Crotone e in Calabria evidenzia che la scalata di Sculco al suo potere personale è praticamente finita.

Tanto che chi ne vede già la discesa, la dipinge anche caotica, rissosa, confusionaria. Il triste epilogo di un piccolo grande monopolista della politica che rischia di diventare soltanto l’oligarca di se stesso.