Crotone tra il sogno di uno stadio e l’incubo della bonifica. La proposta: e se si ragionasse con l’Eni?

14 marzo 2018, 19:45 Trasferta Libera

Delocalizzare lo stadio ‘Ezio Scida’, ubicato al centro della città, è una necessità sollecitata dalla Soprintendenza alle belle arti che mira al recupero dell’intera area archeologica. Un percorso condizionato dalla disponibilità di una nuova area, dalle procedure relative al Piano Strutturale Comunale, dai tempi di realizzazione e, soprattutto, dal fattore economico-finanziario.


di Giuseppe Romano | Trasferta Libera

Un braccio di ferro tra Comune, Fc Crotone e la Soprintendenza alle belle arti che pressa per una demolizione immediata della struttura attuale.

Parallelamente, esiste un altro contenzioso, tra l’Eni e l’intera Città, per la bonifica del sito industriale, ex Montedison, Pertusola e Rossi&Tranquillo.

La controversia consiste se fare una bonifica integrale o una messa in sicurezza globale della zona. La domanda viene spontanea: perché non destinare l’intera area alla realizzazione di moderne strutture sportive, compreso il nuovo stadio?

Un “coperchio” che garantisca la completa messa in sicurezza di una zona che per bonificarla occorrono dai venti ai trenta e più anni e circa duemila milioni di euro, senza alcun beneficio per i cittadini.

Abbiamo approfondito questo problema con l’ingegnere Antonio Bevilacqua, collaudatore di un impianto pilota di due ettari di terreno, all’interno del sito, funzionante già da venti anni.

“Per uscire da questo dilemma è necessario un approccio culturale e scientifico al problema nel pieno rispetto della legalità, della tutela dell’ambiente. Considerato che le sostanze contaminanti presenti nel sottosuolo del sito industriale non sono radioattive, in realtà entrambe le tipologie (bonifica e messa in sicurezza) potrebbero essere efficaci a tutelare la salute dei cittadini. Ciò che cambia è la destinazione d’uso del terreno”.

Ovviamente, la destinazione varia a seconda del tipo d’intervento che sarà utilizzato.

“Ad esempio, se si facesse una messa in sicurezza dell’intero sito industriale contaminato, si potrebbe destinare l’intera area per importanti e moderne strutture sportive come quelle di realizzare un nuovo stadio, un autodromo per auto e moto, palestre, piscina olimpionica coperte per nuoto e tuffi completa di tribune, una foresteria, ampi parcheggi, un’area attrezzata facilmente raggiungibile dalla SS 106 (cavalcavia Nord e cavalcavia Consortile), dalla stazione ferroviaria, ma anche a piedi.

Uno stadio moderno e adeguato alle nuove norme della serie A e agli standard europei, con tribune tutte coperte per ospitare un pubblico di circa 25.000 spettatori. Sulle coperture si potrebbero porre pannelli fotovoltaici per ottenere energia elettrica per l’illuminazione dello stadio e per i locali accessori; spogliatoi, sale stampa, palestra, museo, bar, ristorante e spazi d’intrattenimento. Uno stadio simile a quello del Verona, Udinese o Juventus”.

Si dovrà andare verso una mitigazione degli interessi tra quelli dell’Eni e quelli della città di Crotone e si tratta d’interventi a costo zero per il Comune di Crotone?

“È necessario raggiungere un accordo. In pratica, l’Eni dovrà finanziare un progetto completo che prevede oltre alla messa in sicurezza dell’ex-sito industriale anche la realizzazione di un’importante infrastruttura sportiva polifunzionale (facendosi carico anche del suo consumo energetico), l’adeguamento dei collegamenti stradali (nuove rampe di accesso dal cavalcavia nord e di quello consortile) e di nuovi accessi dalla stazione ferroviaria”

Quali sono vantaggi concreti per la comunità, per l’Eni e quale tranquillità dona ai cittadini, anche se vi è la consapevolezza che non vi sono sostanze radioattive?

Si discute se fare una bonifica integrale o una messa in sicurezza del suo terreno, ora che le strutture in elevazione sono state quasi tutte demolite (capannoni industriali). Tipo d’intervento che è a totale carico dell’Eni, considerando che il costo di una bonifica integrale è di circa 2.000 milioni di euro, mentre quello della sua messa in sicurezza è di circa 300 milioni di euro è ovvio che l’Eni da anni cerchi di proporre come intervento la messa in sicurezza. Allora si potrebbe raggiungere un accordo per realizzare un intervento complessivo e completo a un costo di circa 500 milioni di euro.

Se per la tipologia d’intervento prevede, per la bonifica integrale si hanno la movimentazione e la rimozione dell’intero terreno del sottosuolo contaminato in un altro sito (discarica), invece per la messa in sicurezza si richiedono interventi che non eliminano o riducono necessariamente lo stato di contaminazione di un sito inquinato, ma sono mirati a rendere accettabile, mediante l’isolamento del sito medesimo o la riduzione della mobilità degli inquinanti, attraverso l’adozione di tecniche d’ingegneria ambientale, il movimento e la diffusione dei contaminanti dal sito all’ambiente esterno, al fine di consentire l’utilizzo del sito secondo specifiche destinazioni d’uso.

Con la messa in sicurezza non si ha alcuna movimentazione o rimozione del materiale del sito ma solo contenimento dinamico e/o statico, delle presumibili vie di migrazione degli inquinanti. Gli interventi di messa in sicurezza devono in ogni caso essere integrati con sistemi di monitoraggio e controllo, che consentano di seguire costantemente l’andamento del fenomeno e l’efficacia delle misure assunte in termini di abbattimento o annullamento della migrazione d’inquinanti verso zone esterne al sito d’interesse. Inoltre un intervento di messa in sicurezza non esclude che in tempi successivi e futuri si possa comunque fare la sua bonifica integrale”.

Nessun impatto con l’ambiente nel corso dei lavori e dopo, nonostante si operi per una struttura di grande dimensione. Le tipologie di uno stadio moderno sono infinite e realizzabili senza movimenti di terra.

“Ogni intervento di messa in sicurezza, pur utilizzando tecnologie sperimentate, mantiene una sua unicità conseguente alle condizioni fisiche dell’area, e alle sue modalità di contaminazione diverse caso per caso, tale aspetto determina la necessità di adottare, per ciascun sito, una tipologia d’intervento in grado di assicurare il raggiungimento degli obiettivi previsti con il minor impatto e con la maggiore efficacia.

In ogni caso, un così grande intervento di messa in sicurezza, che riguarderà circa 500 ettari di terreno, deve essere obbligatoriamente preceduta da una fase di sperimentazione attuata mediante la realizzazione di un impianto pilota per valutare, oltre naturalmente alle prestazioni del sistema, la sua compatibilità ambientale in termini di emissioni e rischi potenziali.

Impianto pilota già funzionante da circa venti anni, perché circa due ettari di terreno contaminato compresi al confine dell’area ex-stabilimento Pertusola ed ex-stabilimento Montedison Agricoltura sono stati messi in sicurezza per ospitare l’insediamento dell’ex fabbrica Stoppani SpA, annullato successivamente a seguito di un referendum consultivo cittadino.

Pertanto, attraverso un breve programma di monitoraggio e controllo, finalizzati a valutare l’efficacia dell’intervento pilota già realizzato si potrebbe facilmente accettare definitivamente la soluzione di messa in sicurezza in funzione del raggiungimento degli obiettivi previsti: contenimento dell’inquinamento all’interno del sottosuolo dell’ex sito industriale compromesso, senza più danneggiare l’ambiente circostante”.