Appello in due parole a Enrico Letta: rimuovere subito Stefano Graziano e chiedere scusa ai calabresi

4 luglio 2021, 16:30 100inWeb | di Vito Barresi

Buon Lavoro Segretario... Se non vuole rimetterci la faccia, il catalogo è questo: rimuovere immediatamente il Commissario Stefano Graziano, colpevole di quel pasticciaccio brutto che ha portato a far deragliare il treno in corsa del Pd calabrese, dopo la disavventura della candidata Maria Antonietta Ventura; rimettere in trasparenza, sicurezza e legalità i meccanismi politici e i passaggi democratici, cioè la selezione di una classe dirigente e politica che abbia i documenti a posto, che sappia impegnarsi nella missione di salvare dall’inferno questo pezzo strategico del Sud Italia, con un candidato/a del centro-sinistra alla Presidenza della Regione Calabria che sia all’altezza morale della sfida. Altrimenti, dicono in coro i calabresi, che senso ha l’annunciata visita di Enrico Letta in Calabria?


di Vito Barresi

Sono in tanti, basiti e sbalorditi, a chiedersi se la sventura calabrese del signor Enrico Letta sta solo e tutta nell’insostenibile pesantezza politica del suo Commissario Regionale Stefano Graziano.

E in molti a interrogarsi su quali siano stati i criteri, le regole scritte, i meccanismi, gli approfondimenti, le verifiche, messe in atto dal segretario nazionale del Pd che fin troppo disinvoltamente ha dato il suo assenso e beneplacito alla candidatura della signora Maria Antonietta Ventura (QUI).

Dunque, ora è più che mai necessario, per affrontare la campagna elettorale in sicurezza e libertà, sapere quanto ha pesato la tattica, il presunto vantaggio elettorale, la ragione di partito o di corrente, laddove il Commissario capo del Pd calabrese, l’agro-aversano Stefano Graziano, come un abile giocatore di tre carte, è riuscito platealmente a rifilare a Letta e a Conte la “cartuccella” in formato curriculum di una candidata vulnerabile, praticamente a buggerarli davanti a tutta la pubblica opinione nazionale, rifilandogli una “ingovernabile” governatrice della Regione Calabria che non ha resistito neanche alla prima prova dell’alone in lavatrice, figuriamoci al risciacquo dei panni sporchi in campagna elettorale.

Qui comincia la sventura del signor Enrico Letta? In realtà, la tattica è la solita, far finta di niente, abbassare i toni, silenziare il dissenso, dosare qualche premio qua e là, così che dopo il caso Ventura, come al solito, c'è chi vorrebbe bypassare tutto e nascondere la gravità politica dell’episodio, cercando di spegnere e sopire le voci che si levano alte, tra protesta e sconcerto, persino con punte di schifato sdegno, contro il segretario nazionale del PD, Enrico Letta.

Lui continua a fare lo gnorri, tentennando e traccheggiando, davanti all’unica soluzione plausibile che gli è rimasta per rimediare alla figuraccia, rimediata davanti agli iscritti del suo partito: rimuovere dall’incarico di Commissario Regionale, il suo fidatissimo e blindatissimo Stefano Graziano, che ha gestito il maldestro affare Calabria, con dentro il clamoroso sbaglio sul profilo della candidata Maria Antonietta Ventura, fin troppo superficialmente riconosciuta compatibile, nel mentre trapelavano informazioni e notizie compromettenti sul suo cerchio familistico aziendale.

Altro che professore alla Sorbona, altro che past president del Consiglio dei Ministri, super esperto europeo e accessoriato di ogni ben dell’intelletto… se ci fosse stato un grande, inimitabile, illustre pensatore del livello di Gaetano Salvemini, di fronte al deplorevole errore di sottovalutazione e superficialità commesso dai vertici politici del Pd, l’agghiacciante disinvoltura nel trattare il caso Calabria e la scelta del candidato per una regione ad alto rischio criminale, non solo sarebbe stato chiesto di rispondere alle proprie responsabilità politiche e dirigenziali, con una ben argomentata e chiara giustificazione, ma anche di scagionarsi dall’imputazione di una condotta pericolosissima che avrebbe anche potuto spianare la strada ad altre disavventure e conseguenze improprie, foriere di danno e oltraggio alle istituzioni democratiche regionali.

Ora, è evidente, che se Lei, professor Letta, in vista della sua annunciata visita in Calabria (QUI), non vorrà fare la figura del tontolone, insomma finire a macchietta del Signor Bonaventura, argutamente inventato da Sergio Tofano, se non ambisce a essere etichettato alla stregua della leggerezza dell’essere un fricchettone in stile american life, se non intende essere tacciato di superficialità, dovrà pur dare qualche spiegazione trasparente, far comprendere a noi cittadini cafoni e calabresi, spesso in pregiudizio non diciamo camorristico ma malavitoso, del perché abbia affermato nemmeno poche settimane addietro che:

“è stato abbastanza naturale, quando si è dovuto fare un ragionamento sulla Calabria, pensare a una figura come quella di Maria Antonietta Ventura. So che può fare un grande lavoro in Calabria. A luglio andrò in Calabria per voltare pagina”.

Lo deve fare proprio Lei, che si è sempre vantato di aver abbandonato il seggio parlamentare per dedicarsi integralmente alla formazione di una classe politica europea, preparata e adeguata capace di risollevare le sorti del Paese, chiarendo davanti a tutti i calabresi quale sia stata l’origine reale, l’eziologia politico-economico-sociale-comunicazionale, della candidatura della signora Ventura, informando gli elettori su chi è stato a proporla, come si è formata la volontà democratica nel suo partito e nella coalizione di centro-sinistra, cioè in quali ambiti, circoli elitari, conciliaboli privati questa designazione sia avvenuta.

Portare alla luce i meccanismi che hanno “politicamente” prodotto la scelta e la designazione a candidata a Presidente della Regione, di una “appaltatrice” di Stato, per altro quasi sconosciuta alla lotta politica e al confronto pubblico in Calabria.

Delle due l’una: o continuare a far finta di essere sani come cantava Giorgio Gaber o ammettere pubblicamente il madornale sbaglio politico, agendo di conseguenza, magari e possibilmente in deroga rispetto al passato.