Requiescant per i Cinque Stelle. Da De Gasperi a Draghi l’Italia da fiducia al primo Governo di rigenerazione nazionale ed europea

3 febbraio 2021, 14:00 Il Fatto

Fateci caso, a chi assomigliano Pier Paolo Pasolini e Lou Castel sul set di ‘Requiescant’? Il film, opera classica del genere 'spaghetti western', di un grande regista, Carlo Lizzani, con straordinari interpreti, racconta la storia di un bambino che venne abbandonato nel polveroso West dopo una strage, finché non fu raccolto e cresciuto dalle mani pietose di un pastore evangelico. Poi quell'orfano diventerà un giovane e provetto pistolero che, ricordando come legge i precetti religiosi del reverendo, ogni volta che toglieva di mezzo un nemico, lo salutava in latino con la parola: “Requiescant!”.


di Vito Barresi

The End senza titoli di coda su un’epoca breve di confusione politica, arroganti velleitarismi, perdenti seriali neanche tanto strampalati che hanno giocato un gratta e vinci al Parlamento, avidi e cinici impreparati, quasi tutti senza basi politiche né culturali. Cala su di loro il sipario di potere e governo, senza alcun rimorso né nostalgia.

Non c’è tempo per commiserare questi meschini che hanno rubato tempo agli italiani. Ora più che analogie storiche tra il primo governo della Repubblica Italiana nel 1946 e il primo governo che sta per essere formato dopo il Covid-19, sembra opportuna una vera e propria comparazione politica, ideale, morale tra il presidente del primo governo repubblicano di unità nazionale che rispondeva al nome di Alcide De Gasperi e il governo che nasce oggi con a capo Mario Draghi, di unità costituzionale ed europea.

Due profili l’uno di statista, l’altro di economista della governance finanziaria e bancaria italiana ed europea che racchiudono i valori dell’identità nazionale, i sentimenti dell’orgoglio italiano, le straordinarie doti di fermezza, competenza, esempio e attaccamento alla Patria.

Come nel 1946, un anno dopo la seconda guerra mondiale, anche in questo 2021, cioè un anno dopo lo sterminio sanitario e umano provocato dalla pandemia, siamo di fronte a una svolta profonda nella vita della Repubblica che traccerà un solco, un pomerio tra il prima e il dopo, con un radicale cambio non solo di scenario ma soprattutto di comportamenti, idee, progettualità, prospettiva di crescita e di sviluppo per l’intero Paese, al nord come al sud.

Con Draghi, come un tempo lo fu con De Gasperi, una cosa sarà certa: che non saremo più di fronte all'ennesimo capoverso della vita politica nazionale con i suoi soliti vizi e vizietti del passato.

Il quadro è integralmente cambiato e il pittore che si appresta all’affresco è un’artista che conosce bene le correnti culturali internazionali, avendo dalla sua la straordinaria esperienza di responsabile del Tesoro europeo, lo stesso che la globalizzazione e la crisi finanziaria del 2007 avevano messo fortemente a rischio, come ben dimostra tra le altre la complessa e ruvida rottura con la Gran Bretagna consumatasi con la Brexit.

Anche nel Mezzogiorno, specialmente in Calabria, occorre prendere atto che la realtà è improvvisamente mutata e che lo schema nefasto proposto da un crudele quanto becero populismo, arrogantemente sbandierato da qualche ex professorino di scuola media, miracolosamente assurto all’improbabile ruolo di responsabilità parlamentare, truci figure di periferia bruzia piuttosto dedite all’ozio filosofico tipico dei vagabondi sistemati, è definitivamente saltato.

Non si azzardino, anche in vista delle imminenti elezioni regionali, dunque, i soliti mestatori e pennivendoli a continuare a mentire, a presentarsi come titolari nazionali di un’azione politica dopo esserne stati così palesemente delegittimati dai fatti, continuando a propalare oltremodo le già troppe falsità sversate, le menzogne barbine con cui ungono i ricchi vestiti del loro potere personalistico ormai in scadenza, facendo finta di niente rispetto al proprio totale fallimento umano e talvolta giudiziario.

L’epoca di tacitare il popolo con quel “pane dei disperati”, quella goccia di cloroformio sociale messo sulla mascherina del consenso elettorale, che è il reddito di cittadinanza, cioè la greppia mostruosa del più cinico voto di scambio per coprire il tradimento opportunista dei ben pasciuti chierici a cinque stelle, è inesorabilmente finita.

Facciano bene attenzione i partiti nazionali che sono rimasti in Calabria, come pure i movimenti e le forze politiche che si avanzano nelle candidatura, i candidati seri che non hanno scheletri sia nel soprassuolo che nel sottosuolo del proprio armadio, con chi si confronteranno e con chi concluderanno accordi programmatici ed elettorali.

Il metro politico su cui misureremo, in Calabria, la rottura definitiva con lo squallido spettacolo offerto da certe equivoche maggioranze, sarà quello della sacrosanta richiesta di giustizia e di eguaglianza che è nel profondo dell’anima del popolo meridionale e calabrese. Purtroppo strumentalizzata e deformata dal populismo di questi accattoni della politica che finalmente escono di scena, quasi definitivamente.