Eni Rewind punta su Crotone? Nel sito calabrese uno dei quattro impianti Waste to Fuel finanziati con Recovery Fund

23 gennaio 2021, 19:15 Il Fatto

Il cantiere Eni Rewind Crotone, una volta bonificato, servirà ad ospitare una delle quattro avveniristiche fabbriche di biocarburanti dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) con tecnologia denominata Waste to Fuel? Potrebbe essere a patto che si consolidano le premesse concrete di una positiva accoglienza da parte dell’ambiente locale crotonese. Tra cui il Comune, le grandi imprese con fatturato miliardario annuo che detengono il monopolio delle discariche e dei rifiuti, la Regione e il Governo.


di Vito Barresi

Tutto è in movimento, anzi sembra improvvisamente subire una forte accelerazione dopo che il brevetto Eni sperimentato a Gela sta per essere immesso sul mercato in formato industriale con quattro nuovi siti italiani, tra cui potrebbe anche esserci Crotone, attingendo per la realizzazione degli impianti ai fondi europei del Recovery Fund. Previsti ovviamente oltre un centinaio di posti di lavoro.

A trovarsi in pole position per l’utilizzo dei prossimi finanziamenti del Recovery Fund è la società Eni Rewind, all'avanguardia nello sviluppo su scala industriale degli impianti Waste to Fuel, tanto che nelle schede del Governo Conte sarebbe previsto di stanziare ben 540 milioni per “quattro impianti waste to fuel” in Italia.

Il primo verrà aperto su un’area bonificata dalla società ambientale di Eni nel sito petrolchimico di Porto Marghera (5 ettari) e sarà in grado di trasformare in bio olio e acqua fino a 150 mila tonnellate all’anno di frazione organica dei rifiuti solidi urbani, equivalenti alla FORSU prodotta da 1,5 milioni di abitanti. L’investimento previsto è pari a oltre 70 milioni di euro.

Che cosa è la tecnologia Waste to Fuel è presto descritto: essa replica, in un lasso di tempo di due o tre ore, il processo naturale con cui la Terra ha generato gli idrocarburi da organismi antichissimi impiegando centinaia di milioni di anni.

Il cuore di questa metodologia è la termoliquefazione, un processo termochimico in soluzione acquosa che trasforma la biomassa di partenza in una sorta di “petrolio biologico” o bio olio, tramite una serie di passaggi finalizzati a ridurre le dispersioni e ottenere un prodotto con un elevato potere calorifico e un basso tenore di zolfo.

I prototipi attualmente offline di Waste to Fuel sono il frutto della ricerca e della sperimentazione effettuata sul primo impianto pilota discontinuo e su scala ridotta nel Centro Ricerche Eni per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente di Novara, a inizio 2019 da Eni Rewind, la società di 'salvaguardia' ambientale di Eni, che ha poi applicato la modellistica nelle aree della bioraffineria di Gela, dove da qualche anno è attivo un impianto pilota.

A rendere l’idea della potenzialità che questa “filiera industriale” potrebbe esprimere, basta considerare che annualmente in Italia si raccolgono quasi 30 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui 14 milioni di tonnellate differenziati e, all’interno di queste, circa 7 milioni di tonnellate sono di FORSU.

Per Crotone, e nel suo complesso il bacino regionale della Calabria, l’occasione offerta da Eni Rewind e dall’Unione Europea con il Recovery Fund potrebbe essere un’opportunità storica per attivare produttivamente la differenziata, raggiungendo l’obiettivo della risoluzione dell'annoso problema ambientale, quello delle discariche esauste o incontrollate, con il conseguente disordine urbano ed ecologico diffusamente provocato dai rifiuti.

La nuova strategia di Eni e del suo Ad De Scalzi, orientata a efficienza, integrazione e uso sostenibili di tecnologie innovative, punta alla realizzazione di grandi impianti di Waste to Fuel, contribuendo alla gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti urbani nelle grandi aree metropolitane.

Opzione molto realistica per il polo di Crotone in funzione di hub jonico e calabrese del riciclo a bassissimo impatto sull’ambiente, in quanto i recuperi energetici di Waste to Fuel sono almeno virtualmente carbon neutral, perché l'impiego di bio olio ottenuto per alimentare motori termici, sviluppa la stessa quantità di anidride carbonica presente nella biomassa di partenza, a sua volta captata dall’atmosfera e fissata nella materia organica dalle piante attraverso la fotosintesi.

È chiaro che tutto questo potrà essere attuato solo nel quadro degli accordi per la promozione dell'economia circolare e per la riqualificazione produttiva dei siti e degli asset che rientrano in questa strategia, già indicati nel Memorandum of Understanding firmato da Eni e Cassa Depositi e Prestiti nel marzo 2019, per l'avvio della decarbonizzazione ad alto valore aggiunto e progetti di lotta al cambiamento climatico.

Ora tocca alle istituzioni regionali, provinciali e comunali, alle imprese calabresi interessate, specialmente quelle che agiscono in quasi regime di monopolio nel settore dei rifiuti, richiedere al più presto un tavolo di confronto con Eni Rewind per far sì che le ‘promesse’ di riattivare il sito di Crotone con nuove iniziative industriali sostenibili, creando centinaia di nuovi posti di lavoro, possano diventare scelte concrete e utili per l’intero territorio calabrese.