Giuseppe artigiano del cuore cristiano. Attualità dell’amore paterno in una riflessione di Mons. Agostino

20 dicembre 2020, 13:13 Opinioni&Contributi

Il Vangelo di Matteo (1,18) con una pennellata breve ma immensa rivela la profondità di Giuseppe, uomo silente e obbediente. Dice che "Maria, promessa sposa di Giuseppe prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta Per opera dello Spirito Santo”.


di Mons.Giuseppe Agostino*

Giuseppe che era uomo giusto non volle accusarla pubblicamente e pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre considerava ciò, gli apparve in sogno un angelo del Signore che gli disse: "Giuseppe, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo: ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù, Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati".

Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamo Gesù. Giuseppe ha un ruolo straordinario nella storia dell'incarnazione. Gesù nasce da una Madre Vergine, perché è nuova creazione, in lui si interrompe la discendenza adamitica secondo il peccato e appare l'uomo nuovo che apre una storia nuova.

Maria è Vergine per questa singolarità del figlio Gesù. Giuseppe ha una paternità che è anche essa vergine. Non è padre fisico di Gesù ma ha il ruolo di custodia paterna, con tutte le prove, le croci. Ed è l'uomo di un 'si' misterioso che inaugura la storia della salvezza, nella quale nessuno è definiente se non è radicalmente 'obbediente'.

E Giuseppe è l'uomo del sì 'silente, sacrificale'. Custodisce Gesù, lo porta profugo in Egitto, lo smarrisce da adolescente, lo nutre nella sua casa modesta ma luminosa nella fede. Poi scompare. È l'uomo che non celebra se stesso e che, nel progetto di Dio, è nascosto, umile, obbediente, verginalmente padre e paternamente vergine come riflesso della Paternità di Dio che è nei cieli.

Nella storia cristiana, nell'ascesi di tutti, ritengo che Giuseppe debba essere scoperto è debba essere rivissuta la sua misteriosa paternità di uomo, sofferente e nascosto. Nella storia della fede è fecondo chi ha il cuore vergine, cioè tutto di Dio, chi è nella Compagnia di Gesù, parola incarnata di Dio, chi si dona, sino in fondo, nella misteriosa Risurrezione del Crocifisso che è il dono totale di sé.

Giuseppe, nella storia della salvezza, non è decorativo. È indicativo della via nuova inaugurata da Gesù che sconvolge ogni sicurezza, ogni potenza umana. Solo chi si fa condurre da Dio può condurre la storia.

Quanta finezza e quanta contemplazione in Giuseppe, uomo del silenzio e del sacrificio. Quanta delicatezza che illumina tutte le riflessioni teologiche sulla verginità di Maria nella nascita di Gesù. Che densità l'espressione del Vangelo di Matteo: "prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto".

Giuseppe prende il peso di una paternità senza essere padre naturale di Gesù. È un custode del mistero. È dentro la croce, silenziosa e profonda, per il suo ruolo che accetta di una paternità non carnale ma silenziosamente spirituale.

Questo evento rivela tante cose: la prepotenza dei forti che si riproporrà, poi, nella storia, la solitudine dei poveri e l'occhio e la mano salvifica di Dio che con la sua dolcezza d'amore vince ogni forza dell'odio.

Oggi, quanti emigrati! Forzati dalla fame, dalla miseria lasciano la loro terra. Devono intelligentemente aprirsi i confini delle Nazioni perché la terra è di Dio e, quindi, di tutti.

Ogni terra deve scoprire la vocazione che è di tutte le terre di essere rifugio per i poveri, deportati, perseguitati. Questo con ordine intelligente opportuno. Gesù inizia questa processione dolorosa di migrante e si mostra signore della terra e per questo ci fa capire che sulla terra siamo tutti fratelli.

*Già Arcivescovo Arcidiocesi Crotone-Santa Severina (1973-1998)

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Tante volte, per ben venticinque celebrazioni del Natale, durante il corso del suo ministero pastorale, i fedeli dell’Arcidiocesi di Crotone-SantaSeverina, hanno ascolato la voce e le parole di Mons.Giuseppe Agostino, sul mistero della Natalità, la sempre appassionata narrazione dei momenti evangelici, il tratteggio preciso e persino avvincente dei principali personaggi e del protagonista di una scena unica e irripetibile nella storia dell’umanità. Tra questi, quasi con spirito profetico e antesignano rispetto al recente decreto e lettera apostolica "Patris Corde” con cui Papa Francesco ha indetto uno speciale Anno di San Giuseppe, fino all'8 dicembre 2021, Mons.Agostino mostrò di avere particolare predilezione verso il ‘padre spirituale’ di Gesù Bambino, lo sposo vergine di Maria Immacolata. Per questo, certi di fare cosa gradita ai nostri lettori, abbiamo voluto riportare all’attualità di questo Natale, le dense riflessioni sulla figura di Giuseppe dell’indimenticabile arcivescovo, le cui spoglie riposano nella Cattedrale della città, che scorge in quell’umile artigiano un’umanità vigile e prudente, che pure risente la sua fragilità tanto quanto è capace di autentica trepidazione per gli altri. (Vito Barresi)