Morra e Antimafia cancellati dalla Rai. Uno ‘strano caso’ tra ipocrisie politiche, menzogne pubbliche e inquietanti silenzi

22 novembre 2020, 13:30 Il Fatto

Lo sdegno è arrivato, ed inesorabilmente ha colpito Nicola Morra membro del Senato della Repubblica con delega alla Presidenza della commissione Antimafia. Gli effetti non hanno tardato a farsi sentire, fin anche il veto di apparire in quel che resta della “democratica televisione pubblica di stato”, ormai deriva di regole e principi fondamentali di democrazia.


di Mauro Calabretta e Peppino Cosentino

Troppo semplice stigmatizzare sulla forma, certo discutibile, continuando a glissare su una sostanza che è inoppugnabile, ancor piu quando le parole risultano pronunciate da chi per mestiere di origine, prima ancora che per dovere e contegno istituzionale, dovrebbe essere a conoscenza di quanto conti la scelta delle parole.

Un codice d'onore infranto, l'apogeo della scorrettezza, un vero e proprio sgarro meritevole della peggior pena per chi lo commette, unanime ed aspro verdetto frutto della migliore tradizone mafiosa “Le donne non si toccano e raramente si eleggono”; è facilmente visibile la strumentalità della vicenda, ancor più la capziosita delle argomentazioni.

Il diritto degli inabili a svolgere funzioni istituzionali puo essere accettato per impedimenti successivi alla nomina o elezione, non credo che qualcuno si sognerebbe mai di scegliere un generale di corpo d'armata paralitico o un predicatore, di qualunque credo, muto; “una carità pelosa” che non costa nulla se non lo sforzo di mettere assieme formule vaghe di solidarietà.

La pietas non si nega ad alcuno, è vero, ma altrettanto vero che chi la prova non deve essere stato partecipe nel creare le condizioni che la richiedono.

Quanti moralismi da parte dei nuovi farisei, quanta disinvoltura da chi con fare normale quotidianamete tradisce gli interessi dei cittadini vivi e morti, quanto sdegno per il presunto oltraggio alla memoria da chi resta indifferente dinnanzi ai morti per malasanità.

La tenuta di un intero sistema è strettamente legata alla politica del luogo ed il continuo ricorso a campagne elettorali non facilita l’elaborazione di strategie di lungo periodo oltre a non consentire la continuità dell’azione di governo. E' vero, troppo immediata per poter esser prevista, troppo improvvisa per calcolarne gli effetti, ma altrettanto vero è che a tutti e da subito fosse noto il suo precario stato di salute.

Tutto vero, cinicamente vero, a tal punto da costringere il neo governo, a strutturare sin da subito ipotesi di reggenza camuffate dalla sola necessità di alleggerirne il carico di impegni, ma in realtà avente il solo fine di scongiurare l'ennesima responsabilità di essere catalogati alla voce incapacità cronica di guardare all’interesse collettivo.

Il concetto espresso da Morra ha una valenza che scaturisce dalle radici della democrazia, l'offerta politica ed il relativo progetto politico devono essere veritieri ed attuabili.

Un linguaggio,il suo, obiettivamente crudo e senza filtri, perfetta antitesi di una comunicazione strutturata a tal punto da far sembrare vere le bugie e rispettabile l'omicidio, fin anche capace di dare innaturale quanto inspiegabile parvenza di solidità all' aria.

Una comunicazione prona ed il piu delle volte di comodo per una classe politica che continuamente opacizza la propria funzione, favorendo e sponsorizzando interessi particolari, senza curarsi di eventuali ricadute sui territori coivolti.

E' da ricordare, che un elezione regionale calabrese costa dagli otto ai dieci milioni di euro, aggravando il gia deficitario bilancio, ma ovviamente questo ai bacchettoni senza memoria non interessa, pare addirittura non interessare a molti di coloro che appartengono alla sua stessa parte politica.

Ed il teatrino della politica, nazionale e regionale, continua imperterrito anche in tempi di Covid...