Fridays for future, un anno dopo a Crotone senza più giovani in piazza per l’ambiente

9 ottobre 2020, 11:17 Il Fatto

A Crotone bisognerebbe cambiare rotta e mettere l’ambiente, l’ecologia, in cima a tutte le azioni comunali e territoriali. Una frottola? Una chimera? Se continua così l’andazzo, probabilmente sì ... Giusto un anno fa gli studenti crotonesi erano in tanti a celebrare il Fridays For Future. 0ggi nella stessa Piazza della Resistenza neanche un piccolo presidio studentesco, neanche una parola spesa sull'argomento da qualche autorità...


di Vito Barresi

Certo, ciò a causa della coincidenza con la festa del Patrono, S. Dionigi, giorno in cui tutte le scuole cittadine sono chiuse, anche per via delle norme anti Covid; ma diciamocela tutta, la piantina che stava per sbocciare lo scorso ottobre è stata in gran parte lasciata a se stessa.

Ma poi? Come ripiantare e ripartire con Fridays for Future a Crotone, coltivarlo con molta più attenzione, proprio perché la pandemia e l’ambiente non sono cose slegate quanto, invece, negativamente interconnesse?

Impegnarsi per la tutela e il rispetto ambientale ed ecologico a Crotone è una assoluta priorità, purtroppo da decenni completamente disattesa.

Parole, promesse elettorali, generici e occasionali interventi, persino i generali dell'Arma arrivano, tagliano i nastri della cosiddetta bonifica e poi scompaiono nel nulla... vero signor Ministro dell'Ambiente?

Ma a parte l’assenza di una politica ambientale per la città e il territorio quel che sembra mancare è soprattutto la sensibilità verso i temi ecologici e verdi da parte della stessa cittadinanza, che se non fanno la differenziata sta zitta e tace, tanto ci sono le discariche industriali, la carenza di una cultura diffusa sulla portata della crisi climatica ed ecologica, con tutto quel che ne deriva sul piano sanitario, sociale ed economico.

L’emergenza ambientale a Crotone resta ancora una realtà del tutto sconosciuta, il terreno su cui fino ad oggi si è giocata una partita sporca tra personaggi di vario genere che vanno dai ‘prenditori’ ai politicanti, dalla ’ndrangheta alla zona grigia, fino ai novelli demagoghi del ceto medio crotonese camuffati da populisti, fabbriche del domani, colline e montagne dei veleni, quelli che sollevano soltanto polveroni che offuscano la vista, lasciando fare tranquillamente a tutte le autorità statali, provinciali, regionali e comunale spesso senza chiarezza, trasparenza e responsabilità.

Appena pochi giorni fa sono stati diffusi dati allarmanti sull’inquinamento dell’aria a Crotone da parte di Lega Ambiente (QUI) che al momento nessuna istituzione pubblica statale, locale e regionale ha confermato né smentito.

Il che vuol dire che a Crotone si continua molto qualunquisticamente e irresponsabilmente a parlare di un inquinamento ormai remoto, quasi archeologico, relativo a fabbriche che sono state chiuse da oltre trent’anni e, nel mentre si utilizzano le vecchie industrie come capro espiatorio di ben altre porcherie ambientali, qui si continua a “fabbricare” CO2 in atmosfera a livelli alti e preoccupanti, con quel che ne deriva nel microclima territoriale in termini di riscaldamento globale.

Gli incendi, gli uragani, la siccità, la distruzione dei raccolti, le alluvioni e le migrazioni sono gli effetti di questa apparentemente disinteressata disattenzione da parte dei nostri politici, dei dirigenti dello stato e delle amministrazioni che non agiscono.

Per cui bisogna pretendere che la curva delle emissioni inizi a calare, e per farlo è vitale avviare la transizione ecologica a livello comunale, provinciale e regionale.

Ognuno deve fare la propria parte, rispettando gli Accordi di Parigi sul clima, raggiungendo risultati che per il momento non si vedono neanche al livello più semplice della raccolta differenziata o discariche zero.