La Grande Crotone nuova sfida per il territorio: tutti insieme per il Comune Unico del Marchesato

8 ottobre 2020, 11:30 Politica.24

Chi torna a leggere la densa pagina scritta dal geografo e storico Giuseppe Isnardi decicata alla voce “Marchesato”, nell’edizione del 1934 dell’Enciclopedia Treccani, resterà colpito dalla straordinaria e ancora attuale chiarezza con cui, a partire dai caratteri del paesaggio e dalle forme secolari dell’economia locale, si stagliano i limiti e le potenzialità del circondario amministrativo crotonese.


di Vito Barresi

Un’area della Calabria Jonica, geologicamente ed ortograficamente primigenia e persino leggendaria nelle sue origini politiche e sociali, in cui a quel tempo la densità della popolazione non superava i 40 abitanti per kmq nei limiti più ampi, i 30 in quelli più ristretti, e dove l’illustre meridionalista coglieva che i centri erano pochissimi e a grandi distanze fra loro, confermando inoltre la centralità dell’antica polis, il suo ininterrotto rapporto con la “chora” circostante, laddove “viabilità e commercio convergono a Crotone, ove s’immagazzinano e si vendono i prodotti della zona (grani duri, olî, latticinî, liquerizia)”.

Dagli Anni Venti dello scorso secolo fino a questo nostro 2020 molte cose sono profondamente cambiate nella geografia millenaria di questa parte della Calabria.

Vuoi attraverso i considerevoli mutamenti dovuti all’intervento statale e industriale, specialmente nelle opere pubbliche stradali, acquedotti, fognature, ospedali, scuole, difesa del suolo e sicurezza geologica e fluviale, poi nella profonda trasformazione agraria della proprietà fondiaria attuata con la liquidazione del vecchio latifondo e la legge di Riforma Agraria, con l’urbanizzazione intensa e la crescita edilizia, inoltre con lo sfruttamento energetico delle risorse naturali, nel mentre tante altre realtà sono rimaste quasi, si direbbe con le parole di Repaci, mummificate e immutabili.

Come è facile comprendere, mai come in questa stagione, in cui il mondo attuale è sotto attacco di uno spaventoso nemico, la minaccia di un ritorno della Pandemia, tutto il Paese, ancor di più la Calabria e il crotonese, si trovano di fronte a una prova molteplice di impegno, responsabilità e unità per rilanciare l’economia e la tranquilla e sicura convivenza civile.

Se lo sforzo solidale e unitario deve essere quello di ampliare il tracciato e il confine di una necessaria ed essenziale coesione sociale, in grado di dare un orizzonte di crescita alle generazioni più giovani chiamate a partecipare pienamente a un rinnovato progetto di costruzione e rappresentazione della nostra realtà locale, bisogna al più presto concentrarsi e inquadrarsi dentro la cornice dei grandi cambiamenti istituzionali in atto sul piano europeo, nazionale e regionale, prestando la massima e dovuta attenzione agli strumenti normativi utili ed efficaci per ridar valore e competitività a tutto il sistema territoriale crotonese.

Valga per tutti l’urgente e attenta “rilettura” della legge di riforma delle Province laddove l’articolato indica nella fusione dei Comuni una via per superare il problema del sottodimensionamento dei governi locali, per accrescere l’efficienza e l’efficacia nella gestione delle funzioni assegnate, per riportare alla scala territoriale adeguata la programmazione dello sviluppo.

Mettere in cima all’agenza politica la moderna e razionale riorganizzazione del nostro territorio, con la concreta e realistica ambizione di istituire un nuovo ente comunale in poco tempo, una nuova realtà istituzionale con una popolazione superiore ai 150 mila abitanti, significa rinfocolare il sogno punitivo e non divisivo di una sola “polis”, collocata al centro del Marchesato, un nuovo comune, capace di aggregare le aspirazioni e gli interessi delle forze sane e produttive del crotonese.

È questa la strada maestra per uscire dalle secche di un condizione di perdurante e ingiusta arretratezza che relega il crotonese sempre agli ultimi posti degli indicatori socio-economici europei, apprendo la prospettiva alle nuove opportunità offerte dal Recovery Fund e persino dalla stessa modifica del numero della rappresentanza parlamentare per come stabilito dal più recente voto referendario.