Tra esasperanti incertezze e strutturale inconcludenza il nulla di fatto dei primi otto mesi della Giunta Santelli

15 settembre 2020, 13:00 Politica.24

Non certo sotto ben auguranti auspici di forte e rapida ripresa si riaprono le porte del Consiglio Regionale della Calabria convocato a Palazzo Campanella per la prima seduta dopo una lunga estate di assenza e pausa. Apparentemente superato, l’assedio virale di Covid-19, con una gestione sanitaria regionale dell’emergenza che, tra molte ombre e difficoltà, ha finito per inspessire il cerone che si cela dietro la ‘facciata’ e sul volto di una Giunta e una Presidenza Regionale Santelli incerta e ondivaga, divisa e inconcludente, fino al parossismo propagandistico ed elettorale di questi ultimi giorni.


di Vito Barresi

La Calabria nel suo insieme disgregato e talvolta persino disperato soffre e resta il fanalino di coda di un Paese alla ricerca di un progetto per riprendersi dal colpo fatale che la pandemia ha dato al suo assetto produttivo; la batosta inferta alle prospettive di sviluppo e di innovazione, specialmente per il Sud e per i territori estremi di questa area meridionale.

Non vi è una sola, dicasi una, tra le principali parti sociali, per altro silenziate o fortemente condizionate dall’onnipotenza pervasiva della politica e degli schieramenti, che non manifesti evidenti segnali di preoccupazione non solo per il crollo della già debole e asfittica economia calabrese, ma anche il rancore recondito di parole inascoltate, di un dialogo negato, di una ormai insopportabile prigionia nelle spirale perversa del pressapochismo e di una sempre più dilagante quanto opprimente incertezza pubblica e relazionale.

Di fatto, sono passati ormai otto mesi, e sia la Presidente Santelli che la sua giunta regionale non decollano, continuano ad annaspare e cincischiare quasi disinvoltamente sui grandi problemi strutturali e infrastrutturali delle cinque province e dei territori amministrati, vagando e talvolta vagabondando alla giornata, senza alcuna vera bussola programmatica né significativi orientamenti progettuali, politici e gestionali, comportamenti senza scelte che ne manifestano la debolezza di una traiettoria propulsiva che si auspicava originale e caratterizzante.


Di fronte a questa

gravissima crisi

bisogna fare poche cose

chiare e immediate


Da qui si comprende che non solo non è stata recuperata, neanche parzialmente, alcuna porzione di fiducia tra il milione di calabresi che ha negato il suo voto sia alla Giunta Santelli che all’opposizione di Callipo, ma che realmente appare intaccato il clima di fiducia complessiva verso un esecutivo regionale debole e minato da strane quanto non chiare malattie (personali, sanitarie, giudiziarie, politiche, ecc.) dei maggiorenti in carica.

Soprattutto in tema di squilibri, ritardi e diseguaglianze sociali, di improvviso quanto drammatico espandersi della povertà, le criticità di questa prima Giunta Santelli sono aumentate a dismisura dopo il virus, fin quasi a impressionare e atterrire per la sproporzione tra bisogni e risposte, con evidente riguardo alla gestione di una stagione estiva senza alcun coordinamento né cabina di regia collettiva e complessa, pronta a vigilare e intervenire sull’evoluzione della crisi economica, sociale e sanitaria nella regione più arretrata d’Italia e dell’Unione Europea.

Di fronte a questa gravissima crisi che potrebbe spezzare la coesione regionale bisognerebbe fare poche cose ma chiare e immediate, subito, tra cui una su tutte cioè quella di varare seri ed efficaci interventi per contrastare e arginare la povertà che avanza senza pietà tra gli imprenditori e i commercianti, soggetti che rischiano il fallimento e la chiusura delle proprie aziende e delle loro attività.

Il reddito di cittadinanza non è bastato, con la pandemia abbiamo il reddito di emergenza, di ultima istanza, ma in Calabria non sono ancora ben divulgati e utilizzati.

Tuttavia quel che necessità è avere una buona dose di coraggio, responsabilità, passione nell’immaginare nuovi strumenti regionali per affrontare la crisi strutturale che sta demolendo materialmente i sistemi territoriali provinciali, i circuiti monetari, i mercati locali, le amministrazioni locali, nonché l'impianto di una mai decollata rete pubblica regionale.

Risorse che sono politiche e umane ma che a Germaneto sembrano ancora molto, ma molto scarse.