Il fallimento politico-culturale di un finto civismo crotonese alla ricerca di fragili candidature a sindaco

1 agosto 2020, 19:15 Politica.24

Può anche darsi che alla fine sarà proprio un finto civismo quello che riuscirà a spuntarla nella (insensata) corsa alla candidatura a Sindaco della città, magari perché soggettivamente e oggettivamente avvantaggiato dalla crisi di senso e di autorevolezza politica che attanaglia i partiti nazionali ormai totalmente sconfitti, delegittimati e assenti dalla scena comunale crotonese.


di Vito Barresi

Ma anche se tutto ciò avvenisse non si potrà fare a meno di constatare ben presto che le premesse di un sedicente quanto finto civismo erano fasulle e soprattutto politicamente piuttosto millantate che realmente esistenti in termini, modi e luoghi di vero presidio sociale, nei segmenti economici, culturali, associativi della vita quotidiana della comunità municipale.

Prova maggiore del mancato e inesistente radicamento relazionale, progettuale e operativo di quel che da alcuni viene definito, senza alcuna remora di pudicizia e verità, temerariamente e ignorantemente civismo crotonese, non può che venire da questi ultimi mesi di emergenza Covid-19 che si è negativamente intrecciata con la fallimentare gestione commissariale dell’ente locale da parte dello Stato e del Ministero degli Interni, a sua volta frutto della fallimentare amministrazione comunale voluta da forze localiste retrive, parassitarie e interclassiste, di fatto di destra e reazionarie.

Se c’era una cosa che i cittadini crotonesi, di ogni classe sociale, hanno immediatamente compreso e intuito nel corso di questi ultimi sei mesi di pandemia e commissariamento, è stata l’evidente, spaventosa mancanza di generosità, solidarietà e altruismo da parte del ceto politico dominante, nelle sue variegate espressioni, di partito, gruppi di mediazione politico affaristica, associazioni del terzo settore, ordini professionali, movimenti vari, parrocchie e parrocchiette, persino nelle figure istituzionali di vertice parlamentare e istituzionale, nazionale e regionale, egoisticamente rinchiuso nella difesa ad oltranza del proprio interesse, rabbiosamente gelosi dei propri ambiti e spazi di potere personale.

Se c’era una cosa di cui la città, Crotone e tutti crotonesi, specialmente quelli più socialmente svantaggiati, gli esclusi, i disoccupati, gli emarginati, le donne, i poveri, le famiglie in crisi, le partite iva, i precari, i medici, gli infermieri, il personale sanitario, le forze dell'ordine, i piccoli commercianti, i giovani e gli studenti, in breve tutto il popolo che più degli altri soffre e sta soffrendo la crisi provocata dal coronavirus, hanno e avevano bisogno è che da almeno uno di questi sedicenti e purtroppo “finti civici”, non diciamo dai soliti e spregevoli “parassiti della politica che lucrano stipendi da favola, ingenti e plurime pensioni di Stato, con sicumera vergognosa e sprezzante, gettoni e finanziamenti di vario genere, fosse venuto in quei giorni difficili, in quelle settimane drammatiche e tragiche, una sola parola, un ragionamento politico di senso, improntato al sentimento e allo spirito dell’unità civica, della compattezza di tutti crotonesi per combattere insieme la battaglia contro il virus.

Ora eccoli tutti in scena, pronti a presentarsi al momento giusto con il vestito dei soloni e degli strateghi, saccenti che hanno passato una vita fuori corso, sebbene senza alcuna preparazione di base, con curriculum che fanno pena, senza una sufficientemente argomentata analisi politica nella nuova fase internazionale, europea, nazionale e mediterranea in cui posizionare la città nel prossimo quinquennio, in cui si calano queste elezioni comunali a Crotone.

Candidarsi, coltivare il sogno narcisistico, è certamente lecito, sicuramente consentito a tutti i cittadini, logicamente anche ai cosiddetti “civisti senza civismo” e ai “movimentisti senza movimenti” che vedono di non perdere quest’occasione ghiotta, quasi dell’ultima spiaggia.

Lo facciano pure, si affastellino in questa “corrida senza Corrado” ma non usino troppo disinvoltamente e impropriamente l’etichettatura di civismo. Che, per la verità, in politica come nella società è ben altra cosa di un semplice sebbene civico numero d’occasione.