Gli ultimi giorni dell’Antica Kroton. La fine di un progetto tra predoni, tombaroli e soliti furbi che fanno carriera politica

24 maggio 2020, 19:15 100inWeb | di Vito Barresi

Crotone non sa quanto vale il suo tesoro (di Hera) e per questo non lo sa sfruttare. Se solo si facessero i conti del patrimonio archeologico di questo territorio le stime sarebbero davvero da tesoro dello stato. Qual’è la valutazione di mercato di una splendida moneta incusa con stemma in oro antico, in argento scintillante, per non parlare di uno scudo, un bronzo, un ornamento, un gioiello ritrovato nel sottosuolo di una terra che apparentemente sembra non valere nulla? Per esempio uno Statere 530-500 a.C. proveniente da un ripostiglio di incusi d’argento coniati tra il VI e il V secolo a.C. dalle zecche achee della Magna Grecia si tramuta in lotto d'asta con stima di € 180.000/220.000. Fate voi il resto del conto...


di Giovanna Fichera e Vito Barresi

Nella città di Pitagora il progetto di valorizzazione dei beni archeologici conosciuto sotto il nome di Antica Kroton, annunciato e avviato nel 2019, sì è fermato con le dimissioni dell’ultimo sindaco Ugo Pugliese senza riprendersi ancora, forse mai più, nonostante le attese suscitate dall’arrivo dello Stato in Comune, con il Commissario Prefettizio, il prefetto in pensione Tiziana Costantino, coadiuvata dal segretario comunale dott. avv. Antonino Maria Fortuna.

Da un anno tutto è fermo e nessuno si muove. Secondo quanto dicono numerosi esperti e cittadini, tutti vanno a ruota libera nessuno marciando nella giusta direzione, confusi, impacciati e persino urtati, difficilmente in grado di rimettere in moto un investimento che avrebbe portato chiari benefici e significative ricadute all’economia locale.

Da quel che si apprende in sede municipale qualcuno sarebbe in procinto di rimodulare le schede di un progetto già approvato a ogni livello, passato al vaglio degli accordi di programma, con finanziamenti disponibili, pronti a essere attivati dalla nuova amministrazione regionale.

Questo sarebbe fare come il gambero anche se capita sovente da queste parti dove alligna la furbizia dei pochi, abbonda l'ignoranza dei molti, scarseggia l'intelligenza al servizio di tutti.


Per Crotone che

avrebbe dalla sua

una progettazione

già cantierabile,

potrebbe scoccare

l’ora del riscatto.


Dopo il Coronovirus i Musei d’Italia dovranno essere completamente rivoluzionati, reimpostati, se non addirittura reinventanti. Per farlo ci vogliono risorse, nuove leggi promosse da politici accorti e lungimiranti chiamati ad aprire una grande stagione di rinascimento dei beni culturali italiani.

Per il Mezzogiorno, per la Calabria jonica che costituisce il cuore e l’immenso tesoro della Magna Grecia, un giacimento monumentale, di inestimabile valore culturale e archeologico, unico nel suo genere, nella sua ampiezza e profondità in tutta l’Europa e nell’intero Mediterraneo, per Crotone che avrebbe dalla sua rispetto ad altre aree archeologiche e distretti culturali del Sud, una progettazione già cantierabile, potrebbe scoccare l’ora del riscatto.

Potrebbe, sempre che i soliti furbi della politica, quei personaggi e quelle personalità che storicamente hanno usato l’archeologia come merce di scambio per la loro scalata carrieristica, accanto ai tanti malandrini affaristi che girano attorno a tali ambienti, anche negli uffici periferici, ministeriali e regionali, non facciano come al solito il loro gioco, agendo del tutto impunemente, in barba ai doveri e alle leggi dello Stato.

Sono in tanti i cittadini che dicono: noi non ci crediamo perché, fondamentalmente, lo Stato su queste cose non c’è affatto, mostra la faccia del disinteresse.

Anzi, nonostante la meritoria presenza del Comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, che da quasi mezzo secolo si occupa della salvaguardia del patrimonio culturale nazionale, attraverso la prevenzione e la repressione delle violazioni alla legislazione di tutela dei beni culturali e paesaggistici, l’economia clandestina che gira attorno al denaro liquido delle ruberie archeologiche, va più veloce che mai, proiettandosi all’estero, alimentando un settore nel quale il mercato clandestino ha sempre di più una dimensione transnazionale.

Se fin troppi pezzi rari e di alto valore riguardanti il bacino archeologico di Crotone, facilmente identificabili, si vedono solo dopo anni e decenni in musei mondiali prestigiosi, ciò vuol dire che la criminalità archeologica sa ben collocare l’offerta su un mercato che domanda tali beni, affollato di acquirenti e collezionisti, esperti e periti che sanno vendere e collocare i reperti trafugati illegalmente.


Scavi abbandonati

sotto lo scacco

di predoni, mercanti

e tombaroli,

musei chiusi e

castelli sbarrati...


Per questo dopo Covid 19 bisogna auspicare e sollecitare che la ripartenza avvenga in base a una diversa e autentica applicazione dell’art.9 della Costituzione, per cui tocca alla Repubblica promuovere lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, nonché la tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione; e dell’art. 97 con cui si stabilisce che le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l'ordinamento dell'Unione Europea, debbano assicurare l'equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico, organizzandosi secondo disposizioni di legge, per assicurare il buon andamento e l'imparzialità dell’amministrazione.

Quel che si vede a Crotone, e in Calabria, a proposito di amministrazione e gestione dei beni archeologici, monumentali e culturali, alla luce di tali articoli della Carta Costituzionale, è non solo sconfortante ma quasi sempre e molto spesso allarmante, scandaloso, inaudito.

Scavi archeologici abbandonati sotto lo scacco di predoni, mercanti e tombaroli, musei chiusi e castelli sbarrati, biblioteche abbandonate, interi magazzini di reperti non adeguatamente custoditi, mancanza di un repertorio dei beni non esposti e di un catalogo puntiglioso di tale materiale, pinacoteche, opere in mano ad amministrazioni ecclesiastiche, finanziamenti europei scavi, musei, mostre, manifestazioni, per restauri e interventi su edifici, complessi e manufatti, versano in una totale confusione, nella segmentazione anche spicciola di singoli interessi, senza un disegno organico e integrale, una pianificazione riconosciuta e condivisa tra Stato, Ministero, Regioni, Province e Comuni.


I politici che agevolano

e coprono omissioni,

silenzio e omertà burocratica

danneggiando

l'immagine dello Stato


Insomma un pozzo senza fondo in cui a vista si scorgono possibili, ipotetiche nefandezze e delitti contro la cultura e il patrimonio artistico e paesaggistico, senza che nessuno realmente dia impulso al riordino e alla vigilanza su cui giocano i politicanti vecchi e nuovi, quanti non essendo riusciti a vincere nessun concorso per mancanza di titoli ed esperienza nel campo dei beni culturali e dell'archeologie hanno trovato giusti e potenti padrini e padroni nella politica dei falsi innovatori e nel Parlamento italiano ed europeo.

Sono proprio questi politici che agevolano e coprono le omissioni, il silenzio e l'omertà burocratica danneggiando l'immagine dello Stato.

Nelle varie amministrazioni chiamate a gestire il patrimonio regionale monumentale, archeologico, culturale e paesaggistico calabrese si avverte, intuitivamente, un'evidente mancanza di imparzialità territoriale, il susseguirsi di lotte di potere interne tra varie baronie burocratiche che agiscono con veri e propri capi corrente ammanigliati presso il Ministero romano, atteggiandosi a tracotanti proconsoli degli imperatori sul trono, magari a loro volta potenti ministri che nelle valli di Comacchio non hanno preso neanche un voto in circoscrizione, affiancati da veri e propri feudatari che maneggiano i beni culturali, i ritrovamenti, le campagne di scavo, gli allestimenti, le mostre e quant’altro, come fosse beni privati e non invece pubblica proprietà.

Si potrà credere in un grande piano di strutturazione della ricerca, della conoscenza e di infrastrutturizzazione della rete museale, con la costruzione di nuovi centri, fondazioni, civili, comunali e territoriali, solo se, e nella misura in cui, le istituzioni locali, i comuni prima di tutto, diventeranno protagonisti di un cambiamento vero che punta sull’autonomia e sulla giusta e doverosa partecipazione delle popolazioni locali.