Il colore dei soldi. AAA, direttore cercasi per Ente “fantasma”: lauto stipendio alla vigilia delle elezioni

4 gennaio 2020, 08:34 Opinioni&Contributi

La campagna elettorale è iniziata da poche ore, ma a Crotone qualcuno deve essersi preparato davvero bene. E deve aver iniziato molto tempo prima degli altri. Viene da chiedersi, infatti, se la gara non sia inutile, perché clamorosamente ed irrimediabilmente "truccata". Il trucco - del resto - è grossolano.


di Rori De Luca*

Oggi è un giorno apparentemente memorabile per il “nuovo corso” della politica provinciale. Tanti si sono trasformati in strenui difensori della legalità ed alcuni hanno pure indossato i panni dei fini giuristi, abbandonandosi a complesse argomentazioni di diritto sulla scelta.

Già, la scelta. Quella del Presidente-vicario-sostituto (o forse meglio paradossale controfigura) del “Pugliese-che-non-c’è-più”, che ha preso davvero gusto all’esercizio della funzione; tanto da determinarsi su una scelta di certo strategica per l’Ente intermedio.

E cosa ha deciso il Presidente-surrogato? Di proporre la nomina di una figura apicale per la gestione della Provincia, quella del Direttore Generale (QUI), normalmente necessaria per le gestioni tipiche delle funzioni più determinanti e responsabili.

Nulla di male, dunque. O no? Una pletora di censori ha gridato allo scandalo; e pure all’unisono. Voci di destra e di sinistra e correnti contrapposte nello stesso alveo politico del Semi-Presidente si sono accordate, mettendo all’indice una scelta che hanno definito ora illegale, ora inopportuna, comunque faziosa e parziale.

Ed è qui lo scandalo. Risiede nella condotta del reggente e nella reazione meramente strumentale e propagandistica dei suoi detrattori. Perché il fatto non è degno di generare dubbi. E neppure la sua condanna attribuisce merito a chi la enuncia.

Il fatto è solo e semplicemente una indecorosa schifezza. Non servono codici e norme per definirlo, e neppure commissari o magistrati per condannarlo. Serve senso civico e dignità.

Perché la Provincia di Crotone è un Ente fantasma, un cadavere galleggiante sulla superficie dell’inutilità. Un soggetto giuridico fallito, eppure ancora in vita. Incapace di retribuire con continuità i suoi dipendenti. Incapace di pagare i suoi debiti. Incapace di erogare i suoi servizi.

Insomma, l’emblema plastico del dissesto della cosa pubblica. L’ennesimo simbolo dell’insolvenza diffusa e strutturale degli Enti Pubblici Calabresi.

La Regione che ha subito un giudizio di parifica della Corte dei Conti con rilevi critici per quasi cento milioni di euro. La città di Cosenza, il cui dissesto è stato dichiarato da poche settimane senza che questo inibisse la candidatura del suo vice-sindaco al governo regionale.

La città di Crotone, che attende letargica il definitivo anatema della magistratura contabile. Reggio Calabria, che pare prossima anch’essa alla dichiarazione di bancarotta.

La Provincia di Crotone ha bisogno di un Direttore Generale, dunque? E per far cosa? Per organizzare quali processi di gestione?

Per definire quali strategie di sviluppo? Per ordinare quali priorità?

Se fossimo una città normale in una regione normale, oggi non ci sarebbero state tiepide richieste di “ritiro” o di “annullamento in autotutela” dell’atto dello pseudo-presidente.

Oggi ci sarebbe una folla di cittadini radunata in Via Mario Nicoletta a chiedere a questa classe politica di abusive riserve di sparire per sempre dalla scena.

Oggi la società civile si sarebbe dovuta sollevare contro questa indegna farsa e avrebbe dovuto pronunciare una condanna netta e senza appello per il “sistema” che governa con tanta arroganza e da tanto tempo le vite dei cittadini comuni.

E avrebbe dovuto chiedere a gran voce: come può l’indizione di una gara per nominare un DG divenire uno strumento tanto efficace di influenza politica? Quanta povertà e quante deformazioni del sentire comune hanno generato questo effetto? Chi l’ha chiesta e per chi è stata fatta?

Perché se il miraggio di uno stipendio da centomila euro può davvero incidere come sembra sulle scelte elettorali della città e se tra gli stessi politici c’è chi è disposto ad assumere (indebitamente o meno) la paternità una simile scelleratezza, allora vuol dire che siano al capolinea.

Che non c’è più tempo e occorre agire subito. Per sovvertire questa situazione, per cancellare questi simboli, per scacciare questi inetti. Liberiamo Crotone, liberiamo la Calabria e liberiamo noi stessi. Nel solo modo in cui ciò deve avvenire, con l’esercizio del libero arbitrio, con la conoscenza e con la forza ideale. Come sempre, si tratta di scegliere.

* Io resto in Calabria