L’uragano di Crotone, le responsabilità che “inchiodano” le istituzioni e i lavoratori che non contano nulla

16 giugno 2019, 16:45 Il Fatto

Uragano, tornado, tromba d’aria... “rotalupo” (la gag ha superato di molto i confini del Comune dove è nata l’espressione). Comunque lo si voglia chiamare, si è trattato di una cosa terribile, un flagello che avrebbe di certo potuto avere conseguenze gravissime anche per le persone.


di Rori De Luca*

E qualcuno, in questi giorni, qualche imprecazione in questo senso se l’è pure lasciata scappare. Imperdonabile, ma comprensibile.

Di certo, se ci fosse stata qualche vittima la gestione delle procedure sarebbe stata diversa. Non fosse altro che per un solo ed unico motivo. Enti, Uffici e burocrati in genere avrebbero avuto paura. Paura delle conseguenze di un errore, di una disattenzione, di una omissione.

Lo zelo - spesso - è circoscritto alle momentanee fasi in cui ognuno deve assicurarsi protezione. Mettersi al sicuro dalle responsabilità.

Perché ad avere certi ruoli, a rivestire certe cariche, a gestire tanti poteri, corrispondono altrettante responsabilità. Lo dice anche una celebre battuta, in un film altrettanto celebre. Ma a Crotone e dintorni il 20 e il 25 novembre 2018 di morti non ce ne sono stati. E quindi a che serviva essere attenti, competenti, vigili?

C’erano “solo” danni materiali. “Solo” aziende private (ma anche pubbliche …) distrutte, “solo” imprese colpite al cuore. E questi cosa contano a Crotone? A giudicare oggi, viene da rispondere “niente!”.

Perché il risultato dell’impegno (si fa per dire, ovviamente) politico ed istituzionale profuso in difesa di queste aziende, di questi imprenditori, di questi lavoratori, di queste persone e proprio questo: “niente!”.

Una passerella subito dopo i fatti. Un sopralluogo molti mesi dopo (era il 12 febbraio 2019). Un lungo sonno finora. Al Comune non ne sanno nulla. Addirittura, alcuni mesi fa abbiamo letto che il Comune ha fatto un’istanza di accesso agli atti presso la Prefettura (e che c’entra la Prefettura?) per avere notizie sulle voci che gli erano giunte.


L’Ente che governa

apprende le cose

dai pettegolezzi

e che si mette in fila

allo sportello sbagliato


Come dire, pur essendo l’Ente che governa il territorio apprendo le cose dai pettegolezzi e dalle chiacchiere. Quindi, giacché il mio ruolo è subalterno, agisco come un qualunque suddito. Mi metto in fila (davanti allo sportello sbagliato…) e aspetto che qualcuno mi dica. Se poi, nessuno risponde che ci fa? Tanto mica è crollata la Casa Comunale.

Una domanda. Ma non è stata anche Akrea - la società per azioni di proprietà integrale del Comune - ad avere danni gravissimi? A vederla ci pare che le macerie siano ancora lì, che nessuno abbia ripristinato nulla. E comunque, nella peggiore delle ipotesi, tutto sarò pagato con i soldi della collettività.

Un’altra domanda. Il depuratore industriale (riparato in parte con l’intervento di ENI per evitare il danno ambientale, qui la paura un po’ è arrivata…) non è ancora danneggiato? Non si tratta forse di un impianto pubblico determinante per la salute di tutti?

Non ci aspettiamo risposte. Pressappochismo, approssimazione, incompetenza? Fate vobis. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

Ma per chi quei danni li ha subiti, per chi ha rastrellato a fatica le risorse per riparare i mezzi di produzione, per chi quelle risorse non le ha trovate ed è ancora fermo dal 25 novembre dell’anno scorso, qualsiasi scelta non è più accettabile.

Perché gli Enti, le Istituzioni, gli uomini di potere hanno un compito. Uno solo: comprendere i bisogni di chi quel potere glielo ha dato, prendersi cura di quelle esigenze e difendere quei diritti fino in fondo, fino al risultato, ad ogni costo.

Se a Crotone una, cinque, dieci aziende non riapriranno, o non riusciranno a pagare i dipendenti, o non potranno onorare le commesse, se uno, dieci o cento lavoratori rischieranno di perdere il loro posto, se uno o più imprenditori decideranno che non vale più la pena di lottare contro questo destino apparentemente immutabile, la responsabilità sarà loro. Completamente ed esclusivamente loro. Non ci sono alibi, né scuse, né giustificazioni.

E non c’è rivalsa o risarcimento che tenga. L’occasione è stata persa, il compito è rimasto incompiuto, il fine è fallito. E la città, i suoi cittadini, le sue imprese e i suoi lavoratori oggi lo devono subire ed accettare. Presto, domani, lo dovranno ricordare. Con sdegno.

* Sentire Crotone