Nella sinagoga di Madame Rabbi Riflessioni sull’antisemitismo, nuovo libro di Delphine Horvilleur

20 febbraio 2019, 19:23 100inWeb | di Vito Barresi

Se, per riprendere il guizzo di Milan Kundera, ‘la domanda è come un coltello che squarcia la tela di un fondale dipinto per permetterci di dare un’occhiata a ciò che si nasconde dietro’, qual’è la risposta che si deve dare all'odio antiebraico che serpeggia negli anfratti di strati sociali insospettabili, tra i piani diamantini di svettanti grattacieli dove si nascondono le cabinovie di nuovi ceti di potere e ricchezza, i potentati elettronici sparsi in geografie strategiche di un mondo frammentato, gli eversori dell’ordine costituito dell’Unione Europea, i cui stati membri sono pericolosamente pervasi dalla corrente mortale di un falso interclassismo, propagato dai fautori di acidule ideologie lumpen-nazionaliste?


di Vito Barresi

Non per casualità nè fatalità se sulla copertina dell’ultimo libro di Delphine Horvilleur, "Riflessioni sulla questione antisemita", scritto da una rabbina tra le più ascoltate e in vista della sinagoga parigina del Movimento ebraico liberale di Francia (MJLF), saggio pubblicato da Grasset e ancora non tradotto in Italia, si ritrova uno dei capolavori dell’arte contemporanea, autentica allegoria profonda di una cicatrice perpetua che fa del Novecento europeo la semiotica silente di uno squarcio chiamato Shoa, lampo firmato dal genio artistico di Lucio Fontana.

Un taglio netto che si ripiega, quasi fosse a stacco di un fil di lama, con le sue labbra rosse, in un nero che è specchio sporco di un baratro di barbarie, mostro che ringhia spaventoso nelle caverne della notte della ragione, nel rigurgito aberrante dell’odio razzista, una situazione continuamente sopita ma emergente in cui, osserva la saggista, "molti pensano che la questione dell'antisemitismo non li riguardi concretamente".

Questione più che mai essenzialmente ‘ebraica’, per il suo riproporsi non come minaccia bensì inesauribile risorsa che misura la capacità delle società e delle comunità attuali, come indice supremo di civiltà e giustizia tra popoli e religioni, di essere costantemente all’altezza di una sfida forte e significante, da parte di una minoranza con valori attivi che è tornata a costruire il proprio futuro oltre il ‘campo degli orfani’, al di là degli apolidi dello sterminio e della ghettizzazione, rivendicando orgogliosamente i propri contributi, quasi sempre di spessore epocale, di portata storica, per la crescita e lo sviluppo della civiltà occidentale e universale.

La minaccia antisemita, più che mai adesso, nello scenario di questo mondo che riserva l'amara sorpresa di una costante invasione delle più opache dimensioni, convoca a manifestare apertamente la nostra responsabilità diretta e personale.

Ad alzare lestamente gli scudi della tutela e della sicurezza, a vigilare costantemente come sentinelle che agiscono in forza di una pre legge di diritto naturale, che sta in ognuno di noi, nelle nostre comunità nazionali, regionali e locali, nell’agire concreto dei principi di una sana e robusta Costituzione, che sono l’intangibilità della libertà di pensiero, specie religiosa, dell’uguaglianza senza distinzioni nè di luogo nè di classe, promuovendo l’esercizio della memoria vivente e collettiva.

Tutto questo non è un pacco dono offerto dal formalismo giuridico dello Stato, non è un orpello per decorare le bandiere delle istituzioni, non è neanche un gentile regalo offerto ai sempre più svogliati consumatori della democrazia occidentale, ma una faticosa costruzione della coscienza civica, sul terreno conflittuale e disincantato dell’umano, del sociale, del religioso, della scienza e della politica.

Rovistando tra gli scaffali di una ciclopica letteratura rabbinica Delphine Horvilleur, ha scavato nell’es arcaico e nell’inconscio secolare di narrazioni quasi leggendarie da cui riemergono frammenti e resti di schemi mentali segnati dai pregiudizi antiebraici.

Fino a giungere alla sostanza appiccicosa, sfuggente e scivolosa, dell’antisemitismo post-moderno, con le sue manifestazioni latenti e manifeste (prima gli italiani, prima i francesi, prima gli americani, ecc.) oggi strumentalmente e cinicamente riesumati, persino spettralmente rianimati dal gergo politico dell’estrema destra e dell’estrema sinistra.

Come pure e non di meno nella decomposizione di certo liberalismo e leninismo, i più subdoli, faziosi e modernizzati sguardi anti israeliani, l'astio verso le diversità di minoranza, dietro cui si ammantano ripugnanti teoretiche razziali, persino genetiche e biologiche, le tecniche di persuasione tramite il falso storico e ‘culturale’, tra cui svetta l’irrazionale menzogna della cospirazione sionista.

Rabbi Delphine Horvilleur, in precedenza giornalista a France 2, due lauree, di cui una all'Università Ebraica di Gerusalemme in Educazione ebraica e l’altra in Letteratura ebraica presso l'Hebrew Union College di New York, ha conseguito il titolo religioso di rabbino studiando al Jewish Community Center e alla Central Synagogue di Manhattan, per essere successivamente ordinata rabbino nel 2008.