La baraccopoli razzista di Rosarno? Era meglio il Lager di Ferramonti. Una vergogna di Stato che mette sotto accusa vecchi e ‘nuovi’ Ministri degli Interni

16 febbraio 2019, 19:16 100inWeb | di Vito Barresi

Ricordate lo struggente racconto di Fortunato Seminara, Le Baracche? “Nelle baracche di un paese della Piana di Gioia Tauro vivevano, gruppi di derelitti e diseredati, poveri, laceri, affamati, specchio dell’ambiente sordo e implacabile. Pareva di essere fuori della vita civile e di città e civiltà nel paese non arrivava neppure notizia, tutte le vicende erano serrate intorno al gruppo di baracche del paese basso con un ritmo narrativo minuto e incessante, quasi implacabile.”… Si era nel primo dopoguerra, ora siamo nel 2020 ma niente è cambiato in questa terra di sole e solitudine.


di Vito Barresi

Praticamente la Calabria è il territorio europeo che paga ed ha pagato di più in questi ultimi 25 anni l'impatto e il peso del fenomeno migratorio.

Ma con quel che avviene e continuerà a verificarsi nella baraccopoli emblema di diseguaglianza, miseria e sfruttamento di Rosarno, la Calabria rischia di essere disprezzata, additata, negativizzata e stigmatizzata come la regione più ostile e talvolta perfino razzista e xenofoba esistente in Italia e nell’Unione Europea.

Si sveglino e si diano una mossa i nostri vari ed eterogenei rappresentanti parlamentari e regionali, specie quei neofiti e saccenti della scopa nuova a cinque stelle che dichiarano di essere sempre i primi della classe, protestando con ragione nei confronti di quest’ultimo governo assente, che non sembra avere invertito la rotta e fatto subito tutto ciò che in precedenza gli altri non fecero.

La Calabria e la Sicilia sono il primo front-office, il più grande ufficio mondiale ed europeo a cielo e mare aperto, dislocato sulla linea di frontiera tra il mondo occidentale e i giganteschi flussi migratori in rotta verso il Mediterraneo, provenienti dall’Africa e dall’Asia.

E in quanto tale, queste appendici territoriali, svolgono la funzione cuscinetto, per attutire a barriera la prima onda d’urto umano, di quella che altri paventano propagandisticamente come un’invasione, che certo qui viene filtrata e poi smistata in direzione di altre regioni d'Italia ed europee più ricche e sviluppate.

Questo devastante ingresso dei migranti non è senza costi, anzi ha consumato il territorio e le città della Calabria, ha messo sotto usura e stress la filiera dei servizi, dei controlli e della prevenzione pubblica e locale, ha trasformato profondamente lo stesso assetto urbanistico e fondiario ed edilizio di interi ambiti comunali e provinciali, senza che vi fosse oltre l’emergenza un visione più strategica e integrata del fenomeno migratorio.

Riflettendo con pacatezza occorre in primo luogo evidenziare che poco ha fatto soprattutto lo Stato Centrale che ha abbandonato ai singoli territori la gestione delle ricadute, le complicazioni di un vissuto quotidiano che ha fortemente inciso sulle popolazioni, le economie, persino la sicurezza, con il dilagare della criminalità, come specifiche inchieste giudiziarie hanno denunciato.

Lo Stato, attraverso la sua amministrazione più importante e strutturata che è il Ministero degli Interni, ha fatto poco, male e ancora non ha trovato l’asse centrale, il proprio centro di gravità per affrontare la questione dell’immigrazione in modo adeguato, valido e innovativo.

Il caso Rosarno è per questo paradigmatico del difetto intrinseco in cui si trovano ad operare le Prefetture calabresi, specie quella di Reggio Calabria, che è pure fucina di validi e prestigiosi servitori dello stato, prefetti e questori illustri che tanto sanno ancora dare all’apparato centrale e ministeriale.

Ciò che all’ultimo Ministro degli Interni, Salvini, e con lui ovviamente a questo governo, particolarmente ai Cinque Stelle, sembra mancare è proprio quello che tutti in Calabria e nel Sud si attendevano dopo le elezioni del marzo 2018, dopo gli annunci degli hot spot progettati e approvati dal predecessore Ministro Salvini, cioà un’idea di governace del fenomeno migratorio per l’Italia e non per la Libia, che certo non si potrà risolvere con le più semplificare e riduttive misure di ordine pubblico nazionale.

Voglia cioè il signor ministro Salvini, e con lui la scorsa estate, il presidente a Cinque Stelle della Camera Roberto Fico, rappresentare al più presto un progetto alternativo che impegni con investimenti, fondi adeguati, date precise, e cronoprogramma operativo, costituendo una task force adeguatamente partecipata da Ministero, Regione Calabria e comuni interessati, perché si ponga fine al più presto alla vergogna della miseria e della diseguaglianza rappresenta dalla baraccopoli di Rosarno.

Realizzando con un’idea progetto sostenibile e alternativa, ben altro approccio di sussidiarietà, accoglienza e civiltà, intervenendo al più presto a favore di queste fasce di immigrati economici e di necessità che sono un tutt'uno con la catena del mercato del lavoro capitalistico e con l’accumulazione selvaggia del capitale, anche mafioso e ‘ndranghetista, che si è consolidato in quasi tutte le pianure rurali e ad agricoltura intensiva ed estensiva della Calabria e dell’intero Mezzogiorno.