L’avventurismo del Triumvirato Conte-Salvini-Di Maio. Leghisti e Cinque Stelle? Per la Francia una cricca di “profittatori” ipocriti e commedianti

8 febbraio 2019, 20:41 100inWeb | di Vito Barresi

Commedianti, tragedianti, ipocriti e profittatori questa l’esplicita e la pesante accusa dei francesi al Triumvirato di Conte Salvini Di Maio. Questi tre ‘suonatori’ della musica sul pentagramma gialloverde, grillino e leghista, questo trio della nuova commedia dell’arte all’italiana, che a dire dell’autorevole opinionista politico Laurent Joffrin, fingono di voler restare in Europa cospirando alla sua implosione esclusivamente per trarne i loro ‘particolari’ profitti, a danno degli italiani e dello stesso loro elettorato raggirato, tradito e beffato. Parole molto dure apparse sulle colonne del quotidiano Liberation che apre la sua prima pagina con un editoriale del suo direttore in cui si esprimono giudizi e sentimenti argomentati in un pezzo molto duro tra un misto di riprovazione, ripugnanza e amarezza.


di Vito Barresi

Ma anche di sottilissima e affilatissima analisi sui dossier che riguardano le reali intenzioni, manifeste e latenti, di forze, gruppi, interessi, ideologie propagandistiche che movimentandosi e mobilitandosi sullo scacchiere delle istituzioni europee e nazionali mirano a sabotare e destabilizzare con atti para eversivi, l’assetto corrente delle relazioni interne ed esterne all’Unione Europea.

Forze e movimenti che, solo all’apparenza, parlano e si dislocano confusamente e caoticamente, ma che ad un’osservazione e indagine più attenta sarebbero il troncone centrale di una vera e propria setta di populisti e sovranisti,una strana compagnia di ventura, che sta sperimentando tra la piazza e il palazzo una nuova strategia della destabilizzazione e della tensione a raggio continentale.

Sulla scorta di queste impressioni e fin qui insospettate ‘intelligenze’, è apparsa una riflessione sulla rubrica “La Lettre Politique”, un punto attentamente seguito sia dai politici che dagli statisti, sia dagli analisti che dagli intellettuali attivi nella battaglia culturale e nel confronto d’opinione, come pure nella vita sociale, politica, ideologica, economica e diplomatica francese ed europea.

Tesa, persino enfaticamente lirica, la versione dei fatti, la constatazione spiazzante di un’impressionate e pericolosa sconnessione di un’amicizia profonda, forte e secolare tra due stati e due popoli, di due culture e due affinità elettive che appaiono violentemente scosse nel quadro di una storia europea di lunga, lunghissima durata, nel contesto di una stabilità strutturale che garantisce un pilastro euro mediterranneo all’Unione Europea, fornita ai suoi lettori da Joffrin che apre il suo severo pezzo con questo sguardo:

“Povera Italia, così cara al cuore dei francesi, i cui giullari che la gestiscono hanno trovato il modo di confonderla con il suo amico francese. Possiamo giudicare sollecitamente il richiamo dell'ambasciatore a Roma deciso dal governo francese, un gesto senza precedenti in due paesi fondatori dell'Unione europea.”

Definito come un Arlecchino della commedia dell'arte, gli strali più feroci sono rivolti a Di Maio, un politico la cui preparazione oscilla tra il lavoro nero nella ditta del padre e i rudimenti da 'bignamino' dell’opera di Rousseau, di fatto apostrofato esattamente, Tartuffe de bazar, vale a dire incarnazione dell'ipocrita che vive perennemente sotto una maschera come nel noto personaggio della commedia di Moliere.

Ma l’attacco politico diretto e significativo è quello rivolto a Salvini che al pari di un nuovo Arlecchino pseudo nazionalista vorrebbe far credere di essere fedele a un padrone legandosi al soldo di ben altri proprietari che mirano a sfasciare l’Unione Europea:

“Comprendiamo, prima di questa farsa Goldoni, le nuove tattiche dei nazionalisti europei. Sapendo che le persone sono riluttanti a lasciare l'Unione, vedendo la ridicola palude in cui la Brexit ha sprofondato la classe politica britannica, vogliono rimanere in Europa distruggendola dall'interno. Orbán, Salvini, Le Pen e gli altri usano lo stesso artificio: con il pretesto di "trasformare l'Europa", lavorano sulla sua implosione, mentre nel frattempo incassano profitti. Si può dire che l'ipocrisia è l'omaggio del vizio alla virtù, che gli antieuropei, di fronte alla resilienza dell'Unione, sono obbligati a tenere un discorso di fedeltà all'Europa mentre lo pugnalano alle spalle.”

Per poi avvisare gli italiani a non stare più al gioco di questi scaltri profittatori che hanno tradito il loro elettorato, frantumati i rapporti di buon vicinato con la Francia, puntando allo scontro con altri popoli sia in Europa che nel Mediterraneo, facendo ‘saltare’ i ponti di collegamento dell’Italia con il resto dell’Unione Europea, chiudendo I porti ai migranti e infrangendo alcune regole basilari del diritto internazionale e dei trattati umanitari.

Non siamo ancora alla parola guerra ma l’avventurismo del Triumvirato Conte-Salvini-Di Maio sarebbe ormai borderline, con un gravissimo rischio per il Paese, ormai sull’orlo di un vero proprio crollo del proprio apparato industriale e produttivo e al centro di una spirale recessiva che potrebbe travolgere in una stretta asfissiante la vita e il destino di oltre 50 milioni di italiani.