La faccia pulita della ‘Ndrangheta in Comune. Crotone, città ad alto rischio accerchiata da troppi enti sciolti per mafia

8 novembre 2018, 11:58 Il Fatto

Comuni corrotti, enti canaglia, municipi di impianto storico antichissimo sfigurati dal crimine dilagante che li ha trasformati in roccaforte di malaffare e misfatti ai danni della collettività e della pubblica amministrazione. Ovunque i giudici dell’antimafia calabrese prima sospettano e poi scoprono che nelle stanze di molti Comuni - il Comune è il primo ente politico territoriale nella scala gerarchica dell’assetto costituzionale - si annidano e si camuffano veri e propri locali di ‘ndrangheta.


di Giovanna Fichera

Tra tutte le province d’Italia, quella di Crotone porta il marchio infamante di area del sud con il più alto indice di penetrazione mafiosa e criminale negli enti locali e territoriali.
Per rendersene conto basta fare un giro per paesi e luoghi altrimenti splendidi, per bellezze naturali, storia, dignità delle popolazioni e constatare quanto grave e infernale sia lo scacco alla libertà, lo sfregio all’amor proprio delle autonomie locali in questa provincia, dove il capoluogo Crotone, appare sempre più accerchiato da troppi Comuni sciolti dopo i controlli della Commissione d’accesso prefettizia.

I Comuni penetrati e violentati dalle associazioni politiche mafiose sono fonte di disservizio alle popolazioni e di sofferenza morale per le collettività vulnerate nel senso dell’amor proprio di cittadini, ridotti a sudditi di bande di gangster con il colletto bianco che comandano e decidono in ogni ramo delle attività comunali.

Tra le 27 municipalità che compongono la Provincia di Crotone, il normale svolgimento delle attività amministrative e istituzionali, la partecipazione democratica dei cittadini, sono ormai da decenni un’incognita perenne, una “x” fissa sulla schedina dei prepotenti e degli arroganti, facce di pluricondannati con tanto di bollo di Stato e casellario giudiziario impresentabile, che con la loro ingombrante presenza e visibilità anche mediale, suggellano il proprio monopolio e predominio sulla politica, danneggiando irrimediabilmente il già sfibrato tessuto coesivo di intere comunità.

A dire il vero il tradimento, la frode, la truffa nei confronti dei cittadini sta nel fatto che questi ripongono la loro fiducia e il consenso troppo facilmente nelle mani di personaggi che prima si presentano come politici o politicanti dalle mani pulite, poi una volta procurati i voti tradiscono il mandato della gente, sfruttano la creduloneria, con raggiri, imbrogli, riunendosi in veri e propri comitati d’affari che trasformano la funzione pubblica in sede territoriale in un’enorme arma di ricatto e di concussione.

L’elenco dei comuni in cui i cittadini stanno alla larga dalla vita amministrativa, perché minacciati, impauriti, ricattati, talvolta terrorizzati e mobbizzati da vere e proprie associazioni banditesche che vincono le elezioni e poi si appropriano monopolisticamente degli affari pubblici trasformandoli in continui illeciti privati, è continuamente in crescita.

Attenzione però a quanti dicono che queste sono bugie, perché questa non è una fotografia edulcorata e falsata della realtà in cui si trovano gli enti locali del crotonese.

Questa non è la sceneggiatura di una fiction, quanto invece il riassunto anche troppo breve di ben più spietate e impressionanti ricostruzioni che si trovano nei verbali delle inchieste della Procura Antimafia di Catanzaro, guidata dal giudice Gratteri: pagine e ricostruzioni giudiziarie che sono il referto scientifico accurato di una situazione insostenibile per un Paese civile e libero come si qualifica l’Italia.

“Il comune di Cirò Marina da più mandati è espressione della cosca. L’ultima competizione elettorale è stata tra due esponenti della cosca. Rischiamo la nostra libertà di voto”.

Questa la constatazione del Sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Vincenzo Luberto a seguito dell’operazione Stige contro la cosca Farao Marincola, con 169 arrestati (LEGGI).

Luberto precisava che era avvenuta una “mutazione genetica della ndrangheta. Farao in carcere dà ordini ai familiari di smetterla con i reati violenti e dice loro di lavorare per investire capitali in attività imprenditoriali. Non si tratta di infiltrazione, ma di immedesimazione della ndrangheta nell’imprenditoria”.

Proprio nelle ultime inchieste che hanno portato all’arresto di centinaia di affiliati alle cosche della ‘ndrangheta si leggono non solo i nomi di delinquenti già noti alla legge e alle forze dell’ordine ma anche quelli di politici, impiegati comunali e provinciali, dirigenti dei vari settori amministrativi che agiscono ogni giorno negli uffici della pubblica amministrazione statale e locale, centrale e periferica.

Nomi e cognomi di personalità di spicco della politica, delle professioni e degli affari economici, del personale di servizio che diventano i padroni delle carte, dei protocolli, delle delibere, delle autorizzazioni e dei certificati comunali.

In questo clima di spaventosa insicurezza, tra minacce, delitti, violazioni della legge e quant’altro la democrazia e l’esercizio della libertà appaiono palesemente negate, conculcate, fortemente ridimensionate, a ogni livello della vita pubblica territoriale e regionale.

Accade spesso, una volta che la legge sgomina le cosche, smantella la rete criminale, che le consorterie e le camarille si possano riformare immediatamente magari sotto le mentite spoglie di sedicenti associazioni politiche ‘democratiche’, pronte come l’Araba Fenice, “a fare riunioni politiche, organizzare incontri, con l’apparente e innocente scopo di spronare la Giunta Comunale a fare sempre di più e meglio, spingere l’apparato amministrativo dell’ente a utilizzare le risorse, intercettando i fondi regionali, nazionali ed europei, per piegarli e metterli al servizio della bramosia affaristica e monetaria”.

Il più recente scioglimento dei Consigli comunali di Crucoli e di Casabona, entrambi in provincia di Crotone, per infiltrazioni mafiose, è il risultato della proposta avanzata dal Ministro dell’Interno che ha recepito la relazione del Prefetto di Crotone, Cosima Di Stani, a conclusione del lavoro svolto per sei mesi dalle commissioni d’accesso insediatesi nei due comuni.

Un proficuo lavoro di indagine e controllo dal quale “sono emerse forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che espongono l’amministrazione a pressanti condizionamenti e ne compromettono il buon andamento”, come si legge in una nota del Consiglio dei Ministri.

Le Commissioni d’accesso nei Comuni di Casabona e Crucoli erano state inviate nel gennaio 2018 subito dopo l’operazione antimafia della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro denominata ‘Stige’, che portò all’arresto di alcuni consiglieri ed amministratori dei due comuni ma anche all’arresto dei sindaci di Cirò Marina e Strongoli i cui Consigli comunali sono stati già sciolti nei mesi scorsi per lo stesso motivo, nonché all’arresto del Presidente della Provincia di Crotone Nicodemo Parrilla (LEGGI).

Con Casabona e Crucoli, diventano quattro i Consigli comunali sciolti per effetto dell’operazione antimafia ‘Stige’, numero che sale a cinque se si aggiunge Isola Capo Rizzuto sciolto per un’altra operazione antimafia, denominata Jonny del maggio 2016, sui coinvolgimenti delle cosche locali nella gestione del centro per immigrati (LEGGI).