Affare Lega Nord e Contratto a 5 Stelle.Le impossibili dimissioni di Matteo Salvini Ministro ‘forte’ del Governo Conte

5 luglio 2018, 07:26 100inWeb | di Vito Barresi

C’è una legge biologica che vale anche in politica. E’ la legge della concatenazione storica degli eventi a cui nessuno può sfuggire, come l’uomo inchiodato sulla terra dalla forza della gravità. Così è per tutti noi e nessuno, neanche un Ministro chiamato Salvini può sfuggire ai passaggi del principio dell’identità e della commutazione patrimoniale. Mai come in questo caso che trova sotto accusa la Lega Nord di Belsito, Bossi e Salvini, si deve e si può parlare di atti e fatti più che mai legati organicamente tra loro dentro il quadro di una strategia delittuosa portata avanti nel corso di una ben definita epoca storica della sempre cangiante e convulsa vicenda politica italiana.


Vito Barresi | Cambio Quotidiano Social

Se il contratto è in cassaforte come i soldi della Lega Nord i nuovi politici che comandano il M5S, Grillo in testa, non avranno bisogno di un’aggiunta di melatonina per dormire sonni tranquilli.

E allora? Stiamo ancora aspettando la risposta al loro assordante silenzio di fronte alo scandalo che rischia di travolgere 'il pilastro amorale' del contratto di governo siglato con la Lega Nord, alleata di Silvio Berlusconi, con la firma di Matteo Salvini, nome altisonante che spicca nei fascicoli della Procura di Genova.

Tutto si tiene dentro la logica consecuzione di un’inchiesta condotta dai magistrati del capoluogo ligure. Che accusano la Lega Nord di riciclaggio di fondi pubblici e denaro, dopo una serie di accertamenti sul possibile reimpiego occulto dei rimborsi-truffa ottenuti da Bossi e Belsito che, secondo l’ipotesi accusatoria e la sentenza di primo grado, sarebbero stati camuffati attraverso conti e banche diverse, al fine di metterli al riparo da possibili sequestri giudiziari.

I giudici pensavano a tal proposito che realmente quei fondi siano stati incamerati, riutilizzati e forse messi al sicuro dai sequestri di giustizia, con metodica consapevolezza da parte dei dirigenti della Lega, a partire dalla segreteria di Maroni fino a quella dell’attuale Ministro degli Interni Matteo Salvini.

Dopo che Umberto Bossi e il tesoriere Francesco Belsito sono stati condannati per aver incassato un’enorme cifra di soldi pubblici senza averne diritto, grazie a certificazioni false, il tribunale di Genova disponeva il sequestro “conservativo” di 49 milioni di euro, stima del danno alle casse pubbliche, per recuperare la cospicua somma.

Sui conti del Carroccio, e delle sue rappresentanze locali, la Guardia di Finanza recuperò circa 2 milioni di euro, a fronte di «un bilancio che al 31 dicembre del 2012 era in attivo di 47 milioni di euro», accertando inoltre durante il mandato di Matteo Salvini, un travaso di liquidità (2 milioni) fra i conti della vecchia Lega e il movimento «Noi con Salvini».

Questo il racconto contestato con veemente polemica politica dal Ministro degli Interni. A proposito del contrattacco propagandistico del Vice presidente del Consiglio almeno in una cosa si può convenire e cioè sul senso politico di questi gravi fatti giudiziari che coinvolgono la storia e l’identità morale della Lega Nord di Bossi, Maroni, Belsito fino all’attuale segretario in carica.

Un significato che c’è tutto e che segna pesantemente in quanto spregiudicato un certo modo ‘corrivo’ di fare politica, amministrare i comuni, gestire partiti, guidare regioni importanti, comandare nella cabina di regia di tanti governi del passato e dell’attualità.

Parliamo infatti di un ben preciso ‘stile leghista’ che pure e in più momenti dello scontro politico italiano ha evidenziato l’assenza di basilari e fondamentali concetti morali e valoriali, gli stessi che certo non possono più essere facilmente diluiti nell’ampolla sporca dei falsi idoli padani.

Tuttavia sarebbe fuorviante ridurre la questione a livello di una bega o di una lite che riguarda esclusivamente la vicenda interna della Lega Nord.

I fatti di quest’estate, gli atteggiamenti pubblici, persino le singole parole che compongono il discutibile linguaggio politico di Matteo Salvini, le sue idee politiche e le sue scelte di governo, mettono costantemente sotto stress test il faticoso contratto siglato tra la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle di Grillo Di Maio e Casaleggio.

Poi quest’inchiesta, aggiunta a tante altre e tra di esse ‘summa’ quella del procuratore Spataro sull’allestimento di un piano eversivo della democrazia repubblicana e il vagheggiamento di un separatismo armato contro lo Stato Italiano, contribuiscono a connotare oltre che la consolidata opacità democratica della Lega di Salvini, anche lo sconcerto e le preoccupazioni della pubblica opinione nazionale, per il delicato incarico che oggi riveste il capo Lega, in qualità di Ministro degli Interni.

Siamo cioè dentro una realtà politica che mette tutti, dal Parlamento agli altri organi dello Stato di Diritto, di fronte a una situazione di estrema gravità che potrebbe influire e minacciare persino l’equilibrio e l’imparzialità dei poteri dello Stato.

Gli scenari che si aprono, per quanto influenzabili da momentanee suggestioni, sono tanti e imprevedibili.

Comunque tali da andare dalla polemica quotidiana fino all’impeachment del segretario della Lega Nord, dalla discovery di nuove trame e accuse fino alle dimissioni del Ministro degli Interni e alla caduta del primo governo Grillo-Leghista.

Perchè di molte cose non v’è certezza se non di quella che potenzialmente anche un Ministro degli Interni potrebbe essere perquisito da un suo Poliziotto.

Di sicuro per ora è solo una battuta, detta dall’anchorman Enrico Mentana in diretta televisiva.

Ma la politica ci ha abituati a improvvisi voli di fantasia del tutto degni di un Bilal su tavola a fumetti o di un indimenticabile Gianni Rodari con strofa poesia filosofia., a tal punto che sebbene con riserva la vicenda dei fondi neri alla Lega Nord, tra intrecci e gradi di separazione, potrebbe infine avvitarsi improvvisamente, sfociando in una difficile e ingestibile crisi istituzionale.