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In morte di un Finanziere caduto sulle strisce. Indagine su una via che doveva essere un Motore Tripolare

10 ottobre 2017, 21:30 100inWeb | di Vito Barresi


Bisognerà, un giorno non lontano, intitolarla al finanziere caduto sulle strisce pedonali, almeno un tratto di quella strada. Oggi tutta in lungo denominata via Miscello da Ripe, poco meno di un chilometro che va dalla rotonda, dove è stata posta la statua di Carlo Turano, proprio davanti alla fogna del Pignataro, fino al delfino arrugginito, collocato all'imbocco del cavalcavia. In mezzo c'è una strada che collega i due fronti del porto industriale, il Molo Giunti e la nuova banchina per parte infognata nell'Esaro, che serve come approdo all'intera rete eolica meridionale e allo scarico delle biomasse. E' qui, proprio in mezzo, che sorge la Caserma Pirillo della Guardia di Finanza. Quella da cui usciva dal lavoro tranquillo e ignaro della cattiva sorte che lo attendeva, il finanziere in servizio Luigi Cavarretta, investito da una utilitaria, scaraventato improvvisamente a terra in gravissime condizioni, praticamente in fin di vita, immediatamente soccorso al San Giovanni di Dio e poi trasportato da un elicottero nell'Ospedale Pugliese di Catanzaro. Era il 21 settembre 2017 e per tutti i suoi colleghi, per i suoi famigliari iniziava la terribile parentesi di attesa e speranza che si è chiusa purtroppo tanto mestamente dopo venti giorni di agonia. Altro che 106, le strade della morte sono in pieno abitato. Dentro e non fuori il centro urbano e la cinta stradale del Comune. Continua, dunque, la striscia di incidenti stradali mortali avvenuti in questi ultimi anni su strade comunali a conferma della sempre più grave e allarmante condizione di insicurezza pubblica in cui si trova l'intera città di Crotone.


Vito Barresi | Cambio Quotidiano Social


Al di sopra di ogni cosa, di qualsiasi considerazione e riflessione, di polemiche e critiche, svetta il sentimento del cordoglio per la famiglia della vittima, della solidarietà e poi della forte vicinanza a tutti i suoi colleghi di lavoro, ai finanzieri che lavorano con abnegazione, tanta discrezione, e riconosciuta professionalità in un importante presidio di repressione, prevenzione, legge e sicurezza che è baluardo di legalità a Crotone come nell'intero comprensorio.

Tuttavia proprio perchè si possa prende più criticamente e preventivamente consapevolezza di quanto accaduto, oltre al fatto primigenio che un'esistenza umana si è chiusa improvvisamente e tanto tragicamente, proprio perchè trattasi della immatura scomparsa di un servitore dello stato, un pubblico ufficiale, in servizio permanente attivo e in svolgimento del suo incarico, non ci si può soltanto soffermare sull'istintiva giustificazione dell'avverso destino e della ingiusta sorte.

Cioè bloccarsi nella sola consolazione fatalistica, nella pietà che è pure valore alto e supremo, ma focalizzare il nostro ragionamento civico, andando per così dire oltre il doloroso margine della strada, provando a metterci esattamente al centro di quell'arteria veicolare, quasi nella stessa geo-localizzazione dove è avvenuto il malaugurato incidente.

Le condizioni di sicurezza di questa strada sono a dir poco allarmanti per non esclamare schiettamente pessime.

La strada dove ha perso la vita l'elicotterista della Finanza è una breve quanto rettilinea via di fuga veloce che va dal centro della città al raccordo con il 'famigerato' cavalcavia crollato nel corso dell'ultima alluvione del 1996 e rimasto dopo il rifacimento col manto ondulato.

Una strada litoranea, interna praticamente all'area industriale, storicamente utilizzata quasi esclusivamente per la veicolazione pesante in entrata e uscita dalla grandi fabbriche chimiche e metallurgiche di un tempo, dove in precedenza insistevano le tubazioni che trasportavano acido solforico ai reparti fertilizzanti e della detergenza, poi tornata in auge come raccordo anche con la 'consortile' secondaria, servita dopo la calamità alluvionale a cavalcavia chiuso, che inisiste nella zona dell'attuale barriera sarcofagata della mancata bonifica Eni Syndial.

Il tratto viario attualmente include una Piazza più che Nettuno di Nessuno, dove è ubicata, a lato di un mercatino coperto e attrezzato, una fermata per autolinee abbastanza 'irregolare' e 'informale', sprovvista di segnaletica appropriata, in cui si svolgono le manovre di arrivo e partenza di corse giornaliere tra Nord Sud, fungendo all'uopo da slargo del tutto destrutturato, come area di sgombero della circolazione articolata.

Che poi non si capisce se trattasi di una fermata bus, un parcheggio o quant'altro, privo di ogni cartello monitorio e indicatorio, di fatto vera e propria rampa di manovra per i pullman e di sosta per i passeggeri, senza pensiline né idonee strisce pedonali e limitative, costretti a caricare e scaricare i bagagli direttamente districandosi tra automobili in transito, talvolta anche a notevole velocità, in totale situazione di pericolo, rischio e insicurezza.

A quell'altezza, ritrovo e concentrazione giornaliera di cospicua popolazione straniera, mai visto un posto di blocco, un controllo, un'appropriata ricognizione di quanto e come avviene il disbrigo di questa notevole mole di traffico, nè da parte dei vigili urbani nè tanto meno dalla PolStrad e altre autorità in materia.

Più complessivamente via Miscello da Ripe è del tutto anonima, anche se trafficatissima fin dalle prime ore del mattino, se non fosse per il gigantesco cartello della ex ente provinciale, dislocato all'inizio di un largo marciapiede, impropriamente e bizzarramente utilizzato come parcheggio libero per autovetture che intralciano il cammino pedonale ma non ciclabile.

Il cartello, issato a imperitura memoria di un certa spesa pubblica abbondante in selciati, betonelle e quant'altro all'occorrente, reca scritto quanto segue “laParola aiFatti Progettiamo Promuoviamo Progrediamo” con il disegno di una formichina e lo stemma provinciale.

Non vi sono segnaletiche particolarmente accurate, tipo attenzione mezzi in movimento o simili, nè limiti di velocità.

Nel corso dell'anno la stessa via viene utilizzata per ospitare uno dei 'quartieri' della fiera della Madonna; vi è inoltre un stazione di servizio con costante flusso, una svolta che serve anche ai veicoli d'intervento delle forze dell'ordine della vicina Questura e ovviamente della Guardia di Finanza che usufruisce anche di un ampio parcheggio a fronte della propria sede.

La Provincia di Crotone aveva inoltre provveduto a dare decoro e dignità alla strada, a suo modo bonificandola con la costruzione di un'ampio marciapiede in mattonelle.

L'impressione generale che se ricava transitando a piedi o in macchina è che qui regna da molti anni abbandono e confusione, da cui deriva l'intuizione di un incombenza di pericolo.

La strada è situata fra un braccio di porto non completato e un insediamento conosciuto come Marinella dove si trovano capannoni commerciali, officine artigianali, pezzi abbandonati o malamente usufruiti (usucapionati e/o usurpati?) di demanio dello Stato.

Nell'ente comunale, come si sa, ora è l'epoca dei periti e dei giusperiti. Si potrebbe e si dovrebbe fare qualcosa per la rigenerazione urbana di tali aree in grave ed evidente degrado.

Se ne era parlato all'epoca del motore tripolare di senatoriana memoria. Ma l'idea più che alle ortiche finì tra le cicorie.

A vista la condizione di quella pubblica strada comunale sembra molto disordinata. Ovviamente saremmo ben lieti di essere smentiti. Ma nel frattempo se ne avveda qualcuno in Procura. O almeno in Prefettura.