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Regionali in Sicilia Ultima Spiaggia? Cinque Stelle in netto vantaggio

Sicilia come la pensavano i Greci che la ritenevano un laboratorio, lo spazio triangolare vocato e adatto alla costruzione della grande era democratica globale. E tra di essi massimamente Platone che visse, soffrì, lottò e combattè di persona per l'idea politica che forse era quella che assomiglia di più alle speranze dei baldi giovani moderni d'Aretusa a marca Cinque Stelle. Una specie di democrazia classica rettificata, con tocchi di più autorevole e modulare autarchia, una sorta di strano coacervo di tradizione morale e innovazione tecnologica, un po' come lo spettatore spagnolo Ortega y Gasset.


Vito Barresi | Cambio Quotidiano Social

Che poi in fondo questo vorrebbe essere per le cose siciliane alla corda pazza, dopo lo squagliamento del tipo ideale alla Crocetta e la logica fin troppo opposizione a scoppio ritardato di Leoluca Orlando, condannato a essere nient'altro che l'eterno sindaco di Palermo, sempre con il massimo dei gradimenti sedicenti popolari. Quasi fosse l'opera dei pupi che mette in scena la rappresentazione dello scontro di civiltà, tra un sorgente e sconosciuto Mediterraneo che non fu Europa e che vorrebbe sognar d'essere futuro porto dell'Eurasia, la più rocciosa e vulcanica piattaforma insulare, dopo l'Inghilterra, che promette e da battaglia per un radicale capovolgimento del'antico asse mittleuropeo da un lato e dall'altro di quello atlantico e nordico, a impronta olandese e scandinava.

Ma anche il fragoroso e omerico scontro tra due concezioni della democrazia mediterranea, Agamennone e Achille contro Ettore e Paride, i cugini inconciliabili popolari e populisti.

Un'isola nazione, la Sicilia è il terreno dello scontro politico non solo italiano ma più ampio ed europeo. E se nella regione di Mattarella vincesse il Movimento Cinque Stelle? Per questo le cose si sono messe rapidamente e tumultuosamente in azione. Tutto può essere possibile anche perchè Orlando non avrebbe vinto a caso a Palermo.

La campagna elettorale del M5S in Sicilia prosegue senza sosta anche nei giorni di ferragosto. Siamo di fronte a molte novità politiche che non sfuggono agli acuti e astuti osservatori del potere romano.

Eravamo abituati ai governi balneari, i dicasteri estivi che sembravano cabine alla Ostia Lido il Rimini,Rimini della politicheria romana nel solco delle stornellate del casato dei Cencelli.

Poi venivano le feste di partito, le sagre del voto di scambio e degli intrecci perversi tra maggioranza e opposizione, lo schema della spartizione del governo e del sottogoverno. Erano gli anni delle sfilate al solleone delle nomenclature comuniste e democristiane, dei leader in vacanza prima in montagna e poi in discesa nelle più rinomate mete turistiche italiana sempre con il lieto fine del concertone, del comizio finale e della grande abbuffata serale sotto le stelle.

Fino a giungere all'estate delle ampolle, le acque benedette del sacro fiume Po, con il finto sacerdote Umberto Bossi, la quinta di cartone di Pontida, l'ostentazione della canotta, tutto finito nella fogna della corruzione e dei raggiri di denaro, persino inquinati dalla 'ndrangheta.

Siamo di fronte al profondo cambiamento degli stili della politica. I sostenitori del vecchio assetto seguono la regola oligarchica delle riunioni al chiuso, i summit a cena, gli incontri riservati in cui definiscono gli assetti di potere. Gli assertori della mutazione del cambiamento preferiscono a affrontare a viso aperto gli elettori munendosi di camper che girano per l'isola raggiungendo anche le più interne ed isolate località rurali.

La Sicilia non è un luogo qualunque. E' la più grande isola del Mediterraneo, la seconda in scala europea dopo la culla della democrazia moderna, la monarchica, conservatrice e laburista Inghilterra. Sicilia è snodo, punto strategico nello scacchiere della politica estera non solo e non tanto italiano ma europea e globale.

Filo americana, separatista, indipendentista, l'isola di Pirandello, Sciascia e Camilleri, orgoglio di una tradizione di lotte sociali e politiche che dai Vespri siciliani risale fino ai Fasci socialisti, la Sicilia resta ancora un vero e proprio stato nazione, l'ultima stella della bandiera americana atlantista che gareggiava con Israele e la Turchia.

E' chiaro che alle prossime elezioni qui o si vince o si perde.

I sondaggi d'opinione fanno paura al blocco di potere. Il Movimento Cinque Stelle è in vantaggio con un ampio margine su tutti gli altri partiti. E per batterlo si sta muovendo una vera e propria Sacra Armata Brancaleone, che assembla molti vecchi arnesi della politica di sempre.

Alla fine di agosto Beppe Grillo tornerà in Sicilia ma questa volta non a nuoto. Se passa Cancelleri, se questo ragazzo sicano diverrà presidente della Regione Autonoma, la distanza tra l'opposizione e il governo sarà molto ma molto breve.

Per questo c'è molta preoccupazione che i sondaggi possano avverarsi, che la profezia di Delphi si realizzi.

L'ultima spiaggia per far fronte al 38% di vantaggio nei sondaggi che danno i grillini vincenti è fermare l'onda del Movimento, farla naufragare in Sicilia.

Forse è anche per tutto questo che i media ufficiali e la stampa schierata con il governo non vuole far vedere né raccontare l'estate politica siciliana che è sempre più al gusto di un arancino alla Montalbano, una sapore dolce di una cassata mamertina, di un cannolo alla catanese, di un pane cu a meusa palermitano.

In fondo, perchè meravigliarsi se dopo, come già fu per la vittoria di Trump negli Stati Uniti, vallo a sapere se il risultato finale alle elezioni siciliane del 5 novembre sarà anche più eclatante di quello annunciato dai sondaggisti?