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IL RACCONTO DI NATALE DI THEODORA BRAUN di ELLI FISCHER \ 6

CAP 6


Gli animali rimasero in silenzio per ore davanti al piccolo corpo inerme di Maske. Luchs non aveva smesso un istante di piangere. Anche Zoran nel frattempo li aveva raggiunti, vincendo i malesseri fisici della vecchiaia. Il cielo era di un blu intenso, ricoperto di stelle così brillanti che sembravano gioielli.

Zoran appoggiò la sua enorme zampa sulla spalla di Luchs. «Andiamo a casa piccola mia, stare qui peggiorerà le cose.»

«Il mio amico Maske…» singhiozzò la gattina inconsolabile.

In quell’istante, una stella cadente illuminò il cielo sopra le loro teste. Un bagliore simile a quello dell’aurora boreale si sparse tutto intorno all’albero. Gli animali rimasero immobili e Luchs soffocò le lacrime. Una sfera di luce si adagiò proprio accanto a Maske e come per magia si espanse fino a prendere le sembianze di un cane. Tutti rimasero a fauci spalancate per lo sconcerto fino a quando quella specie di fantasma luminoso pronunciò alcune parole.

«Non temete, mi chiamo Lockig, sono il primo cane di cui Theodora si è presa cura. »

Ovviamente gli animali avevano tutti gli occhi sbarrati.

«Grazie al gesto di amore di Theodora, io ho vissuto una vita felice.» proseguì «Quello che lei ha fatto per tutti noi è stato talmente grande che non potevo rimanere lassù senza darvi un piccolo aiuto.»

Lockig guardò in alto verso il cielo. In quell’istante il corpo di Maske si sollevò dal suolo come se fosse privo di peso e venne ammantato da un fascio di luce calda. Rimase in quella posizione per qualche secondo e poi ricadde dolcemente sulla neve.

«Ora potete rientrare dai vostri padroni» ordinò lo spirito.

Tutti i cani e gatti che avevano assistito a quella scena gli obbedirono, tranne Zoran e Luchs che rimasero sotto l’albero a guardare quel corpicino.

Maske aveva incredibilmente ripreso colore e ricominciò a respirare. La gioia di Luchs fu così grande che l’abbracciò stretto a sé e lui fu costretto a riaprire gli occhi.

Come se nulla fosse accaduto gridò «Cosa avete da guardare?! Presto ragazzi! Dobbiamo correre dalla signorina Braun!» disse sputacchiando i peli di Luchs dalla bocca.

Zoran abbaiò di gioia ma era troppo lento, avrebbe ritardato la loro corsa verso la salvezza della signorina Braun e fece cenno ai due amici di andare senza di lui.

Luchs caricò Maske sulla schiena e si mise a correre come non aveva mai fatto. Arrivò fin sotto casa Braun e miagolò talmente forte che i suoi fratelli, udendola distintamente, iniziarono a grattare con le zampette contro la finestra della sala, richiamando l’attenzione del signor Koch che nel frattempo era rimasto al capezzale di Theodora per la Vigilia.

In quel momento comprese che la gattina gli era nuovamente sfuggita senza che se ne accorgesse e si precipitò giù disperato riportandola in casa per la gioia della sua famiglia. Koch non si accorse però che, nascosto nel folto mantello di Luchs, si trovava un topolino.

«Ecco, prendi un po’ di latte! Non dovrei dartelo per punizione,» disse Koch rivolto alla gattina «ma sono contento di averti ritrovata sana e salva.»

Quando Koch si allontanò, Luchs presentò Maske ai suoi genitori che rimasero molto stupiti da quell’amicizia.

«Presto! Non dobbiamo perdere altro tempo! Questa pozione va data subito alla vostra padrona!» disse Maske porgendo una boccettina di vetro che portava legata al collo. Klein gli indicò il bicchiere che il signor Koch utilizzava di solito per la signorina Braun e Maske vi versò dentro la pozione. Hilarius Koch sembrava non essersi accorto di nulla e dopo aver riempito il bicchiere con un po’ d’acqua, bagnò delicatamente le labbra della sua cara amica.

I gatti rimasero tutti seduti in fila sul letto.

Maske osservava la scena nascosto dietro la tenda di velluto. Il signor Koch girò lento la testa verso la finestra poiché udì le voci dei fedeli che uscivano dalla messa di mezzanotte e in quel momento invidiò la loro serenità. A un tratto però gli sembrò che la signorina Braun stesse muovendo la mano destra e la prese tra le proprie. Non era più così calda. Theodora tossì e nel farlo aprì gli occhi. Hilarius Koch pensò a un vero miracolo. Era così felice che si mise a piangere. I gatti saltarono tutti addosso alla loro padrona riempendola di fusa, mentre Koch si trattenne a fatica dall’abbracciarla.

Maske si asciugò il musetto con la tenda di velluto. Aveva compiuto la sua buona azione, pensò mentre si sistemava la sciarpina di lana.

Quando Luchs si girò per ringraziarlo, Maske era già sparito. Sapeva dove lo avrebbe ritrovato e si godette quel momento di festa.

E anche se nei giorni precedenti alle festività la malattia aveva impedito a Theodora di addobbare la casa a dovere, di acquistare regali e di preparare un pranzo luculliano, quello fu il più bel Natale che avessero mai vissuto in casa Braun.

Luchs non uscì mai più di casa, se non col permesso della sua padrona e del signor Koch.


Nei mesi che seguirono, ogni tanto Luchs guardava dal davanzale verso l’angolo di Propststrasse immaginando il suo amico topolino addormentarsi accanto alle braci del signore delle caldarroste.


La signorina Braun visse ancora per molti anni.

Solo prima di morire scoprì cosa era accaduto in quel lontano Natale. Quando un piccolo topolino di nome Maske le aveva salvato la vita grazie all’aiuto della sua gattina Luchs, del vecchio pastore fonnese Zoran, di tutti gli animali che aveva salvato dalla strada nel corso della sua lunga vita e del topo Alchimista che aveva ideato un’ampollina capace di diventare invisibile agli occhi degli individui malvagi…

Come faccio a saperlo?

Nell’ultima pagina del suo diario ho trovato un altro disegno.

Era l’immagine di un cagnolino dal pelo arruffato avvolto da una luce così calda da sembrare una stella. Assomigliava di più a uno spirito che a un cane in carne e ossa.

E proprio vicino al disegno era ancora ben visibile un nome: LOCKIG.


Questo racconto è dedicato al mio amico Teddy