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Una maestra senza margherite tra i poveri bambini di Crotone

Vito Barresi
Cambio Quotidiano Social


Non distribuiva margherite profumate, né ricchi cestini di merendine e leccornie, magari caramelle variopinte oppure dolci della tradizione natalizia, quella maestra che a pochi giorni dalla festa della natività, dunque in attesa del bambino più illustre della storia, è stata pesantemente accusata di maltrattamenti dalla Polizia di Stato, su denuncia di alcuni genitori, e sospesa immediatamente dalla scuola (privata/pubblica?) in cui svolgeva il proprio lavoro.

Glossa con voce tonda e risonante il questore di Crotone, Claudio Sanfilippo, che l’insegnante aveva una condotta vessatoria evidente, per come si evincerebbe dalle ‘candit camera’ piazzate nell’aula, quella che poi si riverberava su ‘questi bambini che non avevano più voglia di andare a scuola, questi bambini che avevano dei disturbi anche la sera, nel sonno, questi bambini che improvvisamente si mettevano a piangere.”

Fatto crudo di vita reale che scuote la comunità scolastica, sorprende l’ambiente educativo e pedagogico della provincia jonica e dell’intera regione. Ma poi, una volta che siamo usciti dalla finestra aperta sulla cronaca nera, qual è lo sguardo, fin dove si mette concretamente a fuoco, la vista e l’immagine sulla condizione dell’infanzia, nel suo specifico e nel suo complesso, che vive, cresce, si forma, s’istruisce e si educa nella città socio-economicamente più povera e diseredata d’Italia?


Uno spaccato che certo s’adombra nel laconico ma non freddo racconto del dott. Sanfilippo pure c'è. Quando, un po' come Ingravallo nel testo di Gadda, lascia un istante intravedere il qui, il luogo, la parte non invisibile ma comunque insondata e inespressa di tutta questa sordida e alquanto surreale vicenda di maltrattamenti classificati lapidariamente 'psicologici'.

Perché non è nel bosco di Cappuccetto Rosso, che si grida al lupo al lupo, non nel paese di Ezechiele o di Lupo Alberto bisognerebbe trarre in salvo i tre porcellini, ma più precisamente in una città del sud dove l’infanzia è più a rischio che altrove.

Perché statisticamente Crotone è la più povera da decenni storicizzati e cronicizzati, più economicamente e socialmente svantaggia, e pertanto più esposta agli effetti e alle ricadute negative della disoccupazione, della miseria morale e materiale, dell’emarginazione e del classismo, della trappola suadente della criminalità, del mercato della droga e della prostituzione e, perché no, come testimonia la storia di Dodò e di Lea, più esposta al ricatto e all’inferno della ‘ndrangheta.

Non in un luogo qualunque, dunque, ma in un bacino di miseria e di arretratezza che richiederebbe sì altre inchieste e ulteriori indagini, subito finalizzate al più profondo e autentico risanamento delle condizioni di disparità esistenti da fin troppo tempo, e che minacciano la sfera della crescita, contribuendo a inibire il sano ed equilibrato sviluppo di tutti, anzi di ogni, bambino e bambina di questa vasta e importante zona geografica e regionale della Calabria.

Chi conosce veramente i bimbi poveri di Crotone? Chi si è chiesto, e chi ha agito per sgravarne i pesi e limitarne le conseguenze, in quale modo la crisi industriale, la chiusura dell’ente provinciale, l’emigrazione di massa, l’immigrazione straniera tumultuosa, il debito delle famiglie, i licenziamenti degli operai delle partecipate comunali, la disoccupazione endemica e diffusa, la disuguaglianza delle donne, la condizione dei precari, delle madri separate e divorziate, la piaga sociale della miseria e la mancanza totale di un reddito anche minimo ha avuto ed ha tuttora, un suo peso e incide nella vita e nelle opportunità dei bambini crotonesi?


Si tratta di un vero e proprio fatto sociale prioritario ed emergenziale su cui non una sola parola ha speso in questi mesi di mandato il nuovo sindaco Pugliese e ancor di più quello precedente Vallone, entrambi esponenti e prodotti di una identica cordata politico-associativa locale.


E se oggi sappiamo dall’Istat che in Italia il 2,9% dei ragazzi sotto i 16 anni vive in famiglie che non possono permettersi due paia di scarpe per bambino e l’8,5% abiti nuovi; il 7% non può permettersi di festeggiare il suo compleanno con amici o di invitare amici per giocare o mangiare insieme; il 7,7% non compra libri extrascolastici per la sua età, il 10,5% non partecipa a gite scolastiche o eventi organizzati dalla scuola a pagamento; l’11% non dispone di uno spazio adeguato per studiare, cioè quasi un minore su tre è a rischio povertà ed esclusione sociale, quali sono le percentuali nella città più povera d’Italia, a quanto ammonta la popolazione di minori in questa stato di disagio? Si tratta di numeri, dati, soggetti che bisognerebbe conoscere.

Ecco, ciò che domando al signor sindaco Pugliese è di sapere quale sia il suo programma in proposito per combattere, mitigare ed eventualmente sconfiggere la povertà che affligge parte cospicua dell'infanzia in questo comune capoluogo, quali saranno le sue determinazioni in merito. Quale strategia operativa ha in conto di predisporre nel prossimo futuro lui e la sua compagine, sempre pronta a usare questa parola prossima, in questo caso per la 'prossima' infanzia crotonese di oggi e di domani?

Altrimenti a che serve che il questore Sanfilippo, con la sua autorevole voce radiotelevisiva, gridi probabilmente ascoltato solo ai piani superiori: al lupo, al lupo…?