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IL RACCONTO DI NATALE DI THEODORA BRAUN di ELLI FISCHER \ 5

CAP 5
IL RACCONTO DI NATALE DI THEODORA BRAUN di ELLI FISCHER



Coperta da cristalli di neve, la città appariva sotto un incantesimo. L’inverno era arrivato trascinando con sé un’intensa bufera, terminata la quale i bambini si misero a giocare con palle di neve, creando pupazzi e lanciandosi sugli adorati slittini di legno. Dai tetti delle abitazioni i camini sbuffavano come locomotive. Tutti sembravano allegri e felici.


Zoran attese tutto il giorno il rientro di Maske. Mentre il suo padrone era intento a vendere caldarroste, aveva puntato il suo grosso naso nero verso l’orizzonte alla ricerca di tracce utili. Purtroppo la neve aveva complicato le cose e lui era troppo vecchio per andare in giro da solo alla ricerca del piccolo topo. Quella notte, non vedendolo rientrare, uscì dalla cuccia determinato a riportarlo a casa ma nulla. Zoran non trovò traccia di Maske.



In casa Braun, Schlafmütze ronfava ben bene sulla stufa che tratteneva ancora il calore delle braci. Luchs invece era sveglia e decise di salire sul davanzale per guardare il mondo esterno. Il sole stava sorgendo all’orizzonte, disegnando ombre colorate di arancio sulle pareti delle abitazioni, quando la gattina si accorse che qualcuno aveva lasciato un messaggio scritto sulla neve:



MASKE È IN PERICOLO



Il suo amico topolino aveva bisogno di aiuto e qualcuno la stava avvertendo.

In preda all’agitazione e senza avvertire i propri familiari, quella mattina Luchs attese il momento in cui il signor Koch sarebbe entrato dalla porta per scappare nuovamente. Hilarius era molto concentrato sul dramma che stava vivendo la signorina Theodora per accorgersi della fuga.

Era la prima volta che Luchs zampettava sulla neve soffice e per un istante dimenticò il motivo per cui era tanto agitata, per godersi quella scoperta.

«Tu devi essere Luchs» disse una voce roca e profonda.

Luchs si fermò di colpo e guardò quell’enorme essere peloso dagli occhi quasi bianchi.

«Io ti conosco! Sei il cane del signore che vende caldarroste sulla strada!»

Zoran le raccontò che Maske era scomparso da più di un giorno nel tentativo di cercare un topo Alchimista. Sperava di guarire la signorina Braun e di conseguenza di aiutare la sua amica Luchs.

«Allora dobbiamo trovarlo, Zoran!»

«Io sono troppo vecchio, Luchs… fatico a muovere le mie stanche zampe.»

«Come posso fare da sola? Non conosco così bene la città, non saprei dove cercarlo.» singhiozzò disperata la gattina.

Dopo qualche minuto si presentò un agile cane da caccia: era il segugio del ciabattino.

«Salve ragazzi! Zoran ha domandato il mio aiuto e sono corso da voi.» disse «Ho sparso la voce in giro e presto altri cani ci raggiungeranno.»

Luchs era sorpresa.

«Lei deve essere miss Luchs, non è vero?» domandò il segugio. «È un onore per me aiutarla!»

La gattina non capiva da cosa fosse provocato quell’entusiasmo.

«Lei non può immaginare quanto affetto io provi per la signorina Braun. Tanti anni fa mi salvò la vita e poi venni adottato dal mio attuale padrone!»

Non si era mai soffermata a riflettere sul passato della sua anziana padrona e quella per lei fu una vera rivelazione. Subito apparvero altri quattro cani e una coppia di gatti, poi altri cani e altri ancora. Erano decine e raccontarono di essere stati tutti salvati da Theodora Braun. Molti di loro erano piuttosto vecchiottelli ma avevano deciso di essere comunque presenti per dare un contributo alle ricerche e con loro erano giunti figli e nipoti.

Luchs si sentì riempire il cuore di gioia e diede avvio alla ricerca del topolino Maske.

Era la Vigilia di Natale.

I commercianti si preparavano a chiudere le vetrine dei negozi, i cuochi erano indaffarati ai fornelli, i bambini attendevano con ansia l’arrivo dei regali e il reverendo Gregor stava dando l’ultima lucidata alle maniglie del portone della chiesa.

Nessuno aveva notato quel brulichio di cani e gatti in giro per la città. La ricerca di Maske andò avanti per tutta la giornata fino a quando, sfinite e prive di ogni speranza, le bestiole udirono il richiamo del segugio del ciabattino. Per strada non si vedeva quasi più nessuno. Si radunarono sotto l’abete nella piazza principale. Luchs vide che il segugio tratteneva un fagottino tra i denti: era fatto con una sciarpina di lana colorata dentro la quale era adagiato Maske. Il cane appoggiò delicatamente il sacchettino sulla neve e tutti gli animali si misero intorno ad osservarlo.

Luchs si avvicinò per ultima e sciolse il nodo che lo proteggeva.

«Era sepolto dalla neve» disse a fatica il segugio. “Qualcuno deve averlo colpito sulla testa, ha una brutta ferita, vedete…»

Gli animali erano tutti ammutoliti e increduli. Luchs iniziò a piangere.

Il suo caro amico topolino era morto e la sua padrona praticamente spacciata. Sembrò che tutto il mondo le crollasse addosso. Mentre si udivano le grida felici dei bambini, i canti natalizi e il tintinnio di bicchieri e posate provenire dalle case, Luchs pensò che quello sarebbe stato davvero il peggior Natale della sua vita.

continua