In questa nuova edizione di CN24 tutte le copertine, come la prima pagina e le pagine delle province, si aggiornano automaticamente mostrando le nuove notizie. Inoltre, le categorie come Cronaca, Attualità ecc. sono riordinate in base agli articoli che leggi più spesso.

IL RACCONTO DI NATALE DI THEODORA BRAUN | di ELLI FISCHER | 3

CAP 3


Luchs passò i giorni seguenti a raccontare della sua fantastica avventura in giro per la città con il piccolo Maske. Schlafmütze non voleva credere al fatto che esistessero topi in carne e ossa. Fleck sembrava molto più interessata al banco delle sardine «Tutti quei pesci in un colpo solo! Come vorrei averli assaggiati anche io!»



Maus e Klein avevano sofferto tantissimo per la sparizione della loro cucciola e non facevano altro che leccarle il mantello e accovacciarsi accanto a lei sul divano. Klein aveva perfino rifiutato la carne che aveva portato il signor Koch. Fortunatamente era finito tutto bene. La signorina Theodora dopo una prima sonora sgridata aveva accarezzato Luchs per un’ora intera. «Non vi farò soffrire mai più!» disse Luchs rivolta alla sua famiglia, Theodora inclusa, anche se lei non poteva capire cosa avesse miagolato.

Il freddo aveva portato con sé altra neve e la città era ormai tutta imbiancata. Piccoli passerotti si lanciavano sulle terrazze alla ricerca di briciole e di sorgenti di acqua dentro cui pulirsi il piumaggio.

Maske era tornato alla sua solitaria vita di sempre. Aveva almeno due buone ragioni per essere grato del fatto che gli umani amassero tanto le caldarroste. La prima era che in questo modo poteva ricavare un rifugio accanto al braciere utilizzando come letto le bucce di scarto che i più maleducati lasciavano sul marciapiede. La seconda era poter rivedere Zoran, il cane del caldarrostaio, e passare con lui il periodo che precedeva il Natale.

In quei giorni di freddo intenso e neve, non aveva molta voglia di rubacchiare in giro per mercatini: passava più che altro il tempo a raccontare della sua piccola amica Luchs al vecchio Zoran, che ascoltava paziente le fantasticherie del buffo topolino.

« Mi piacerebbe tanto rivederla» gli disse.

«E perché mai non vai a trovarla?» domandò Zoran.

«Lo sai che effetto provoca la mia presenza agli umani non appena mi vedono saltellare per casa e quanto i gatti amino cibarsi di noi piccoli roditori, a parte Luchs naturalmente. Preferisco saperla felice con la sua famiglia. E chissà… forse un giorno ci rivedremo, vero Zoran?» domandò prendendo fuori dal suo zainetto un pezzettino di formaggio stagionato.

Zoran lo guardò con tenerezza, per quel poco che poteva vedere dietro le sue cataratte, e dopo un sospiro che fece scivolare la sua lunga barba grigia sulle zampe anteriori, rispose di sì.

Maske sorrise e srotolò la sua sciarpina di lana dal collo utilizzandola come coperta.

«Conosco quella famiglia. Ogni anno, per la Vigilia di Natale, il signor Koch fa due chiacchiere di cortesia con il mio padrone, poi compra le caldarroste e le porta alla signorina Braun che abita proprio nell’appartamento dove vive la tua Luchs.»

«Allora devono essere delle brave persone.»

Questa notizia scaldò il cuore del piccolo Maske che si addormentò con un pezzettino di formaggio tra le zampette.

La mattina successiva, il sole splendeva talmente alto nel cielo che poco prima di mezzogiorno tutta la neve si era sciolta lasciando pozzanghere per strada e sui marciapiedi.

Il signor Koch si recò come suo solito in casa Braun. Strofinò accuratamente le scarpe sullo stuoino e chiuse la porta dietro di sé guardingo: non avrebbe tollerato un altro errore così grossolano come quello di farsi sfuggire i gatti di Theodora.


La signorina Braun era seduta con una tazza di té fumante tra le mani e una mantellina sulle spalle.

«Tu hai freddo Hilarius?»

«Che domande? È quasi Natale! Certo che fa freddo!»

«Non lo so, mi sento così strana… Che abbia la febbre?»

Il signor Koch prese il polso di Theodora tra le mani fissando la pendola della sala. Stette in silenzio per un po’ e poi disse «Copriti mia cara e riposati. È solo un momento di debolezza.»

«Ti devo dire una cosa Hilarius.»

L’uomo sembrò perplesso. «Devi farmi una rivelazione importante?» domandò in tono scherzoso.

«L’altro giorno, quando avevamo perso la gattina, ero talmente preoccupata che sono scesa in strada senza coprirmi troppo.»

Il signor Koch non poteva credere alle sue orecchie e si arrabbiò tantissimo con lei.

«Lo so che non avrei dovuto, ma se avessi perso uno dei miei gatti sarei stata peggio!»

Quella notte la signorina Braun si sistemò sotto le coperte di flanella e iniziò a sudare e a tremare. Le era scoppiato un febbrone da cavallo. Il giorno dopo Koch chiamò il dottore, il quale disse che Theodora aveva avuto una ricaduta e che la bronchite questa volta era molto seria.

I gatti non volevano creder alle parole del medico e si misero tutti attorno a lei sulla coperta per farle caldo. Hilarius Koch era un uomo distrutto, si sentiva colpevole per la malattia della sua amica: se non si fosse lasciato scappare Luchs, Theodora non sarebbe scesa e non si sarebbe ammalata. Non rimaneva altro da fare che attendere la sua guarigione, anche se il dottore lasciò intuire che le speranze erano molto ridotte.

Mentre Koch rientrava mesto verso la propria abitazione, incrociò il signore delle caldarroste, il quale notò l’espressione cupa del suo volto. Koch alzò il cilindro in segno di saluto e gli raccontò tutta la vicenda tra le lacrime che non riusciva più a trattenere, e se ne andò via affranto con il cappello tra le mani.

«Hai sentito Zoran?» disse l’uomo rivolto al suo cane «A volte il destino si accanisce con chi è stato buono in vita.»

Zoran guardò il padrone e ululò qualcosa che egli non comprese.

Nel frattempo, Maske fece ritorno dal suo giro in città e Zoran gli raccontò le ultime cattive notizie.

«Accidenti!» esclamò preoccupato il topolino «La mia amica Luchs ha bisogno di aiuto o rimarrà senza padrona!»

«Già,» rispose Zoran con il suo profondo vocione roco «passeranno davvero un brutto Natale.»

Maske si gratto la testa con la zampina, saltello avanti e indietro, si strofinò le vibrisse e poi squittì «So io cosa fare!»

…continua