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IL RACCONTO DI NATALE DI THEODORA BRAUN | di ELLI FISCHER

CAP 2

Luchs era incredula. Il mondo che fino a quella mattina aveva osservato esclusivamente dal davanzale dalla finestra ora la circondava. Era riuscita a guizzare fuori dalla porta durante una visita del signor Koch alla signorina Braun senza che nessuno se ne accorgesse. Aveva atteso che qualcuno aprisse il portone di casa per balzare fuori dall’atrio. Il suo manto sembrava proprio quello di una lince e si mimetizzava perfettamente con il colore del marciapiede. Luchs era ancora una gattina con tante cose da imparare: al passaggio di una carrozza si spaventò e corse a ripararsi vicino a un’aiuola. ‘Quello è il signore che lavora tutta la notte!’ pensò tra sé e sé nel vedere il panettiere in bottega: ‘Lo vedo sempre arrotolare una cosa giallognola che fa tanto profumo. L’odore arriva fin sulla finestra di casa.’ Si avvicinò al negozio incuriosita, appoggiò il muso alla vetrina e proprio mentre le venne l’idea di entrare per assaggiare quelle cibarie tanto profumate qualcuno si accorse di lei.

«Ehi tu! Via da qui!» disse un uomo con un’enorme scopa di saggina tra le mani che sembrava alquanto minaccioso. «Non è il tuo posto questo! Devi mangiare topi, non panini dolci!» le urlò sghignazzando.

Luchs scappò via delusa: «Perché è arrabbiato con me quel signore? Non facevo nulla di male...» brontolò ad alta voce.

«Perché non sei un umano!» le rispose una vocina squillante «Hai forse denaro per comprare quelle delizie?» proseguì.

«Chi parla?» domandò Luchs.Udì una risatina. «Chi parla? Esci fuori se hai coraggio!» «Amica mia, calmati o ti verrà il sangue acido!» rispose. «Fatti vedere!» «Io mi faccio vedere, ma tu giurami su quello che hai di

più caro che non mi farai del male.» «Te lo prometto. Sono una gattina educata, non farei

mai del male a nessuno.» affermò stizzita Luchs. «Si vede che arrivi dai piani alti.» disse un piccolo

topolino di campagna sbucando da dietro un lampione. Luchs non poteva credere ai suoi occhi: un topolino vero! Fino a quel momento aveva giocato con topolini di pezza da sgranocchiare e ribaltare a destra e a manca come fossero vivi, ma non ne aveva mai visto uno in carne e ossa. Per un attimo percepì un fremito correrle lungo la schiena e stava quasi per agguantarlo quando decise di domare il proprio istinto.

«Ciao, io mi chiamo Luchs.»

«Ciao, io mi chiamo Maske.» Maske era un topolino bianco con il contorno degli occhi chiazzato di nero. Luchs avrebbe potuto pensare che potesse somigliare a un panda, se solo ne avesse mai visto uno.

«Luchs, mi sembri poco pratica della tua città. Se vuoi, posso farti da guida. Conosco tutti i posti più belli: vedrai che ci divertiremo! Sempre se decidi di non usarmi come spiedino.» A Luchs quella sembrò un’ottima proposta. Felice di avere incontrato un nuovo amico decise di seguirlo: in fondo non avrebbe mai potuto farle del male, semmai il contrario.

La curiosità di visitare tutto quel mondo nuovo prevalse. Maske era proprio simpatico, non smetteva mai di parlare. Faceva correre Luchs da un posto all’altro senza farsi scoprire dagli umani che correvano indaffarati per il centro, schivando i cavalli al trotto e le biciclette. Era giorno di mercato, così Maske guidò Luchs verso il banchetto del formaggiaio.

«Aspettami qui!» le disse. In un lampo balzò sul tavolo dove rubò un pezzo di formaggio che divise con la sua amica. Nessuno si accorse di nulla e i due proseguirono lungo la fila di banchetti. Maske fermò Luchs con una zampina. «Amica mia, ora tocca a te: guarda cosa c’è lassù!» disse indicandole del pesce fresco.

«Ma io non l’ho mai fatto! Non so se sono capace!» Maske fece un’espressione che convinse Luchs a lanciarsi e le indicò la cassetta colma di sardine. Luchs non ci pensò più di tanto e ci saltò dentro. Una signora si accorse di lei e iniziò a urlare a squarciagola. Luchs non si perse d’animo: afferrò tra i denti alcuni pesci, saltò giù dal bancone, caricò Maske sulla schiena e scappò via veloce come il vento mentre ancora si sentivano le grida del pescivendolo e il pianto della spaventata signora. I due amici si fermarono in un cantuccio per mangiare le sardine in santa pace e risero molto per quello che avevano appena combinato assieme. Nel frattempo a casa della signorina Braun era scoppiato il finimondo: non vedendo più la gattina, Theodora si era molto preoccupata e con l’aiuto del signor Kock aveva messo a soqquadro l’abitazione con la speranza di ritrovarla chiusa in qualche scatola o armadio. Purtroppo ogni sforzo si rivelò

vano. Lo sconforto del signor Kock fu immenso: non avrebbe mai immaginato che per colpa sua la gattina sarebbe fuggita. Gli altri gatti erano mogi come la loro padrona. Maus e Klein, i genitori di Luchs, cercavano di farsi coraggio a vicenda, Fleck si mise a osservare la strada come faceva sua sorella mentre Schlafmütze si adagiò triste sulla stufa di ceramica dove dormiva di solito.

Era quasi sera quando Luchs, sfinita per tutte quelle corse in giro per la città, guardò il suo amico Maske e gli disse che per lei era giunta l’ora di tornare a casa dai suoi genitori e dalla sua amica Theodora. Maske sembrò interdetto: non capiva il perché, potendo essere libera per la città, la sua nuova amica volesse rientrare. In cuor suo sperava che Luchs sarebbe rimasta per sempre con lui.

«Devo ritornare dalla mia famiglia. Non sono scappata perché stavo male, ero solo un po’ curiosa.» fece notare al suo amico.

Maske annuì dispiaciuto. «Va bene.» le rispose «Se è questo che desideri... ma lascia che ti mostri un’ultima cosa prima che ritorni nella tua casa!» Luchs acconsentì e Maske la condusse in cima al campanile della chiesa. Erano i giorni dell’avvento. Il cielo era limpido e si potevano vedere tutte le stelle del cielo, dalle finestre s’intravedevano le luci delle candele e i lampioni illuminavano come gigantesche lucciole i corsi principali. Un odore di legna bruciata e di cibo caldo proveniva dal basso verso le loro narici. Uno strano silenzio avvolgeva l’intera città, si sentiva solo il ritmato rumore degli zoccoli dei cavalli che terminavano il proprio lavoro.

Luchs era davvero felice. Un piccolo fiocco di neve cadde sul naso di Maske. I due si guardarono negli occhi. Maske si sentì meno solo.

«È stata una giornata bellissima» disse Luchs «ma adesso è davvero giunta l’ora di rientrare.» Maske annuì. Quando Luchs fu davanti al portone di casa il topolino salutò sorridente la sua giovane amica che si trovava dall’altra parte del viale.

«Chissà, forse un giorno ci rivedremo!» disse Luchs. Maske attese nascosto dietro un lampione che qualcuno aprisse la porta dell’abitazione in modo che Luchs potesse risalire. Un uomo si fermò con la carrozza proprio davanti a lei. Luchs miagolò. L’uomo ordinò al cocchiere di andarsene. Luchs approfittò del fatto che il distinto signore avesse aperto la porta riuscendo così a risalire fino all’ultimo piano. Dopo un po’ di lamenti e graffi sul legno della porta, la signorina Braun spalancò l’uscio e la gattina fu accolta da grandi festeggiamenti.