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I capelli di Trump spiegati da Stefano Ziosi | di Patrizia Muzzi




Patrizia Muzzi
Cambio Quotidiano Social




Per cercare di interpretare il mistero che si cela dietro il bulbo pilifero del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America (Donald Trump, per chi non se ne fosse accorto), serviva un vero esperto del settore: Stefano Ziosi. Definire Stefano ‘solo’ parrucchiere sarebbe riduttivo. Di fatto è un creativo, un vulcano di idee, uno che non si ferma mai e che cerca di andare contro corrente anche quando la corrente è davvero impetuosa. Quelle come me lui vorrebbe eliminarle fisicamente: ‘Cara, non si può uscire di casa in tuta e scarpe da ginnastica nemmeno per andare alla spesa! E quei capelli legati da zia poi!’ Sono frasi che potrebbe ripetermi ogni giorno. Proprio per questo motivo m’incuriosisce: protagonista durante l’epoca d’oro delle sfilate di alta moda degli anni 80, spettatore durante il declino dell’economia con il conseguente aumento della ‘sciatteria’ collettiva e del fiorire dei parrucchieri low-cost. Il suo motto è: la moda è ciò che ti sta bene addosso.



Quando è nato in te l’amore per i capelli delle donne?
Quando lo spermatozoo incontrò l’ovulo! Si formò l’embrione del parrucchiere. Fin da piccolo (secoli fa) le mie richieste erano sempre le stesse, tutte le occasioni erano buone per farmi regalare bambole con capelli lunghi e Lego. Ovviamente le bambole le cotonavo, montavo bigodini e infine le rasavo. Con i Lego costruivo e distruggevo per migliorare le costruzioni fatte cercando sempre di migliorare lo stile.


Quando hai capito che il tuo era un vero talento e non solo una passione?
A 16 anni ho deciso di interrompere gli studi, la passione per i capelli ha preso il sopravvento. Cominciai il mio apprendistato in uno dei saloni più importanti di Bologna in piazza Ravegnana. Qui la passione si trasformò in pulsione, peccato che lo stato mi chiamò alle armi: fu un delirio per me abbandonare il mio mestiere. Ma fui molto fortunato perché dopo 45 giorni di CAR mi trasferirono a Ferrara con il ruolo di centralinista. Questo mi permise di avere due giorni liberi ogni ventiquattro ore di servizio. Continuai così ad esercitarmi e sperimentarmi nel negozio di mia madre, piccolo negozio alla periferia di Bologna.


Che cosa ti caratterizza rispetto agli altri stilisti?
Credo di aver capito a venti anni qual era la differenza tra parrucchieri e stilisti. Cominciai a frequentare le accademie londinesi con colleghi di diverse città e molti di loro eseguivano da manuale schemi di lavoro imposti. Io cercavo di tradurre questi schemi per migliorare le caratteristiche morfologiche delle persone. Questo mi portò a creare il mio stile per abbellire donne e uomini cercando di mascherare i difetti della conformazione della scatola cranica. Tradotto: ognuno di noi ha le proprie forme compresi i difetti. Per me fu più importante capire i difetti e renderli pregi.


Chi è stato il primo ad accorgersi che potevi sprigionare potenzialità da vero leader?
L’Oreal, nota e gigante multinazionale mi selezionò per entrare in un percorso formativo tecnico artistico. Cominciò cosi il mio percorso stilistico che mi ha accompagnato per decenni nel mondo della moda capelli. Occupandomi non solo di taglio e colore ma anche di consulenza d’ immagine, shooting fotografici, cover, progettazione, ecc.


Che ricordi hai degli anni ’80 quando tutto il mondo stava alla finestra a godersi le sfilate di moda degli stilisti italiani?
Ovviamente meravigliosi, c’era veramente tanto spazio per la creatività per l’innovazione, la gente osava di più e noi ovviamente ci potevamo divertire lavorando.


Come ti sembrano le nuove generazioni di parrucchieri? Quali difficoltà incontrano oggi i ragazzi interessati all’ambiente della moda?
Frenati. Per le difficoltà che incontrano nella loro espressione artistica.


Ci sono personaggi famosi che hai conosciuto e che ti hanno lasciato un bel ricordo? E un ricordo inconfessabile?
Personaggi famosi che mi abbiano lasciato un bel ricordo non esistono, per me la gente è tutta famosa. Dipende dal tipo di personalità che ognuno di loro esprime. Ho fatto spesso brutte figure non riconoscendo quelli che sono considerati vip solo perché appartengono al mondo dei pettegolezzi e dei rotocalchi.


La cosa più incredibile che ti è capitata frequentando il mondo della moda?
Addormentarmi a una sfilata sulla spalla di una modella ex conduttrice Fininvest. Una noia…


Che cosa ti piace del tuo mestiere?
Regalare una bellezza a lungo termine.


Sono sicura che con la tua grinta potresti avere successo anche all’estero. Fuga dei pettini, dopo quella dei cervelli. C’è una città che ti rispecchia come stile o che t’ispira?
Londra.


Tre cose che ti fanno inorridire quando si parla di taglio e colore?
La spuntatina, la frangia a filini, un colore chiaro scuro ma uniforme.


Già che ci siamo: quali tagli andranno di moda nel 2017?
Cara mia, per te Miss Italia finisce qui. Sicuramente minimalismo, i tagli senza tempo forma e volume.

Hai appena avviato un nuovo progetto in pieno centro di Bologna dal nome inequivocabile: ‘New Deal’. È una sorta di rinascita personale?
Sì. Quando ho scelto il nome per i nostri negozi ho approfittato della magica posizione di Piazza Roosevelt. Lui risollevò l’America dal disastro economico del dopoguerra. Nominò il suo progetto ‘New Deal’ che significa proprio ‘nuovo corso’. Ho riflettuto e ho deciso. Che sia di buon auspicio per il periodo che stiamo vivendo.


C’è qualcosa che sogni da diverso tempo e che ti piacerebbe realizzare prima di cedere il tuo scettro?
Creare uno staff di stilisti in grado di continuare la mia filosofia.


E adesso la domanda da un milione di dollari: perché Trump non riesce a fare pace con i propri capelli?
Perché esiste un politico che sia a conoscenza del mio mestiere? Anzi, il più vecchio dei mestieri? (Vorrei sfatare un mito: hanno sempre detto che il mestiere più vecchio del mondo fosse la prostituta, ma nessuno si è mai soffermato a pensare che la prostituta prima di andare in servizio andava a farsi bella dal parrucchiere). Hanno tutti, Italiani e non BULBI che disturbano le diottrie. Trump ne è il re.