Mario Oliverio, il Ragioniere Super Ricco che porta a Renzi il SI…lenzio di una Calabria povera ed esclusa


Vito Barresi
Cambio Quotidiano Social


Alla faccia della lotta per l’eguaglianza sociale. La distanza che spezza in due parti distinte e separate (anche se non ancora dichiaratamente contrapposte) le classi sociali in Calabria, nella regione più povera d’Italia, è sempre più incolmabile. Anzi senza che nessuno abbia più il coraggio civile e costituzionale della denuncia sociale, essa si è statisticamente impennata nel corso di questi ultimi anni, con certificazione garantita Istat, a oltre 550 mila abitanti. Tondi tondi più di mezzo milione di cittadini scaraventati fuori dalla società dei consumi nell’inferno dell’economia della sussistenza. Qui vagano senza lavoro né redditi, nella valle cupa del bisogno e della privazione. Calabria pezzente e stracciona stretta in un cerchio chiuso che riproduce miseria, muro a muro con la vicina Grecia euromediterranea, abbandonata, strumentalizzata, criminalizzata, degradata. Qui comandano non solo le ‘ndrine, di cui spesso si mitizza eccessivamente e ad arte, non solo per la cronaca ma anche per gli appetitosi finanziamenti della macchina dell’antimafia di Stato, ma soprattutto un potentato di politici, stretti in cordate familistiche e consorterie nepotistiche, che non ha eguali in nessuna parte del Paese. Sono loro che comandano su tutto: dai servizi segreti alla scuola, dal turismo alle segreterie nazionali dei partiti al governo. Aspettando il prossimo Referendum costituzionale, questa Regione si presenta come quella che in questi pochi anni di governatorato dell’ex satrapo comunista Mario Gerardo Oliverio, il fedelissimo renziano che ha promesso al Primo Ministro di portare a Roma una schiacciante vittoria del Si al Referendum costituzionale, firmato dalla signora Boschi, non solo ha perso all’improvviso due aeroporti su tre per fallimento, ma ha ancora una sanità commissariata, un numero di emigrati e disoccupati da spaventare l’intera Commissione Europea, un Consiglio Regionale e varie Giunte Regionali più inquisite d’Italia, e intere aree del territorio in mano alle mafie e alla delinquenza comune. Una Calabria che, dopo un secolo di inefficace lotta alla malavita, cassa battente pagata con i soldi dello Stato, resta ancora il principale bacino di studio per una nuova sociologia criminale, la patria di poliziotti illustri e magistrati che fanno carriera altrove, la circoscrizione elettorale di ricorrenti Presidenti delle Commissioni Parlamentari in carica.


E tutto questo perché, poi in fondo, Politica e ‘Ndrangheta sono le due categorie sociali che negli stessi decenni hanno fornito gli attori principali a quella che gli esperti definiscono con il termine di ‘accumulazione selvaggia’, un colossale ammasso di ricchezze mobili e immobili, proprietà, feudi agricoli, lussuosissime ville al mare e in montagna, oltre che di triple case nei vari parchi nazionali, cataste di soldi in varie banche, svariate proprietà immobiliari in altre città italiane e all’estero, persino a Londra e New York.

I politici calabresi, una 'sindacation' di padrini e padroni che controlla palmo a palmo il territorio e la rete comunale del potere locale, sono i nuovi ‘Baroni Controluce’ che un tempo raccontava Leonida Repaci, coloro che hanno ereditato tutti i difetti, e ne hanno aggiunti di nuovi, del vecchio ceto dei signorotti e dei gabellieri del latifondo agrario. Ogni giorno sulle piazze dei paesi spopolati, tra le strade delle città sempre più desertificate, sono loro che recitano con un posto al sole il vero scandalo di uno Stato che ha perso la vergogna, lasciando scorazzare a piede libero molti strani ceffi nelle istituzioni, uno schiaffo in faccia alla povertà, alla giustizia, alla parità, il gesto di una volgar politik che è sempre più impressionante.

La nuova Plebe calabrese riceve, ignara e rassegnata, accetta supina le loro ipocrite carezze lenitive e assistenzialistiche, dalle mani ben curate e senza calli di noti politici, deputati, senatori, europarlamentari, magistrati in servizio e in pensione, consiglieri e presidenti regionali, alti prelati, ricchi agricoltori, facoltosi imprenditori e prenditori d’appalti, faccendieri della sanità pubblica e privata, sindaci, presidenti di provincia, consiglieri comunali e quanto altro personale servente al seguito e in livrea. Sono oltre un migliaio ed hanno in pugno un'intera Regione, un'intera popolazione! Agiscono con la copertura della loro cosiddetta 'legalità' e sono i bravi dell'ingiustizia e dei soprusi.

Tutti già in groppa alla sella del napoleonico vincitore fiorentino, pronti a votare Si al Referendum voluto da Renzi. Gli stessi che tributano ambascerie, scambi e voti interessati a un Partito Democratico sempre più somigliante all'antica Balena Bianca democristiana. E nel mentre la Calabria diventa, di giorno in giorno un dirupo oceanografico della miseria, una fossa delle Marianne dell'ineguaglianza, in cui la geografia sociale disegna la netta opposizione di una maggioranza di poveri, disoccupati, diseredati, donne, anziani, giovani senza futuro, ex criminali, esclusi, malati, indigenti, un vera e propria nuova plebe dei tempi moderni, il Presidente della Giunta Regionale Mario Oliverio arrogante e rinserrato nel suo orgoglio di potere, come un satrapo orientale, resta indifferente di fronte alla simmetrica miseria morale di molti suoi assessori e compagni di partito, ormai preda del più diabolico egoismo, l’estremo male del carrierismo e della simonia politica.

Sebbene ancora manchi un’accurata inchiesta sulla ricchezza mobile e immobile dei politici calabresi, di fronte a tanta disparità di redditi e opportunità, più che interessarsi dei poveri occorrerebbe al più presto accendere i fari sulle ricchezze dei pochi, sulle grandi rendite, sui monopoli favoriti dalla stato come l'Enel e l'Eni, ecc., la forestazione, il bosco, le risorse naturali e turistiche, i fondi europei controllati puntigliosamente dalla burocrazia regionale al soldo dei loro padrini consiglieri, presidenti e assessori.


La domanda che ognuno si ponge è semplice: come è possibile che dal 1980 ad oggi la Calabria sia diventata la regione più povera d’Italia, il piede oppresso dello stivale, a prescindere dal colore ideologico degli uomini che comodamente lo calzano a Roma, nel mentre i politici locali sono diventati così facoltosi, con ampia disponibilità di denari e benefit?


Paese che fu del Campanella, fatto fuori per quel suo famoso convincimento, “Io nacqui a debellar tre mali estremi: tirannide, sofismi, ipocrisia”, adesso governato da un club privato di pochi super ricchi, tra cui spiccano, molti ex comunisti, giornalisti con pensioni d’oro, sindacalisti dimentichi delle gloriose lotte bracciantili, e tra loro il più potente, il più influente, il più magnate tra la politica degli altri, il Ragionier Mario Gerardo Oliverio, di professione politico con vitalizio, Presidente della Giunta.

La sua non è la saga di Fantozzi e di Filini ma la storia vera di un ragioniere diplomato che, dal lontano 1980, è in perenne aspettativa elettorale, attivo più che mai nei ludi politici di alto bordo e decisivo livello. Il suo reddito dichiarato sarebbe di 119.854 euro annuali…

Ma per altre fonti, invece, lo stipendio dell'onoratissimo Oliverio sarebbe da capogiro, uguale a 22 salari mensili di 1000 euro ai poveri disoccupati. Infatti egli godrebbe, esclusi auto blu, biglietteria aerea, ristorante e albergo a Catanzaro e ovunque per lui e il suo codazzo, stuoli di assistenti e di segretari, anche di un assegno vitalizio regionale da quasi 3 mila euro al mese, a cui si aggiungono le spettanze di ex parlamentare pari ad altri 4.971 euro, per un totale di circa 8 mila euro. Ma non basta davvero, tanto produrrebbe il ragioniere di San Giovanni in Fiore, che neanche un bravissimo da laurea a pieni voti e master internazionale, perchè bisogna sommare lo stipendio previsto dallo statuto regionale che tra indennità di carica, di funzione e di esercizio, è uguale a 13.800 euro, per un complessivo mese simile a 22 mila euro, cioè 264 mila euro annui.

Altro che vita da nababbo! Quelli come Oliverio sono l'ideal tipo, il modello ideale di uomini pubblici, che dispongono del privilegio di potere portare il proprio SI al Referendum Plebiscitario del Capo del Governo, lo stesso che ha le redini del comando nel Sud.

Il quadro ambientale e contestuale della democrazia in Calabria è sempre più allarmante, pesante, liberticida. Succede così che chi dice di votare NO lo deve fare sottovoce, per non farsi colpire dai solerti vigilantes dei capi clan della politica, e da questi minacciati, scherniti, derisi come fossero straccioni, analfabeti, retrogradi, trogloditi che si mettono contro i capi bastone.

Certo perchè a questo prezzo... la politica non è, e non sarà più del Popolo... ma soltanto, esclusivamente loro.