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Italcementi: avanzate 8 proposte dalla Nomisma

Vibo Valentia Attualità
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Sono in tutto otto le proposte avanzate dalla società Nomisma, sulla riconversione dello stabilimento Italcementi. 130 pagine consegnate al Ministero dello sviluppo economico, alle autorità locali, alle sigle sindacali e a Confindustria, all’interno delle quali, Nomisma, dopo un attento studio del territorio vibonese individua i percorsi possibili da seguire per la valorizzazione del patrimonio manifatturiero e industriale, tenendo conto anche della formazione dei lavoratori e della possibilità d’impiego in settori diversi da quello del cemento.

Tra gli scenari possibili di riconversione del sito, Nomisma mette al primo punto la «produzione di combustibili solidi secondari (Css) a valle della raccolta e del trattamento della differenziata». Il secondo e il terzo riguardano la «produzione di energia elettrica e di calore con biomasse» e la «conversione in centrale a biomasse con calore in serre». La quarta idea è quella di realizzare un centro per la raccolta del rottame di vetro; la quinta punta alla raccolta e valorizzazione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Rae). La sesta opzione è quella di puntare sulla valorizzazione dei fanghi da depurazione. Gli ultimi posti spettano al turismo e alle attività agroalimentari.

Punti che passeranno oggi al vaglio del tavolo tecnico del Ministero dello Sviluppo economico, convocato dal sottosegretario Claudio De Vincenti. Positiva la CGIL che vede nello studio della Nomisma una base solida su cui costruire il futuro del territorio vibonese.

Secondo il Movimento Cinque Stelle, poco convinto dallo studio proposto da Nomisma, le ipostesi avanzate garantiscono scarsa occupazione e forte inquinamento mentre bisognerebbe puntare – si legge in una nota – sulla bonifica del sito industriale che garantirebbe lavoro per almeno cinque anni. Dal canto suo Italcementi, soddisfatta dai risultati prodotti dallo studio della società Nomisma, commissionato dallo stesso colosso industriale, sottolinea come le alternative industriali avanzate potrebbero sicuramente garantire sviluppo oltre che la continuità occupazionale dei propri dipendenti. Una cosa questa fortemente sperata dagli 84 lavoratori in cassa integrazione che oggi sperano di vedere finalemente uno spiraglio di luce in fondo al tunnel.