Maxiblitz tra Toscana e Calabria. Cinque arresti, sequestri per 44 milioni di euro

Reggio Calabria Cronaca

43,8 milioni di euro in immobili, società ed autoveicoli sono stati sequestrati tra Montecatini Terme, in provincia di Pistoia, Gioia Tauro (Reggio Calabria) e Lamezia Terme (Catanzaro). Cinque le persone arrestate per trasferimento fraudolento di valori. E’ questo il risultato della maxioperazione “Ammitt” contro la ‘ndrangheta compiuta stamani dalla Guardia di Finanza e che ha avuto come obiettivo la criminalità organizzata calabrese tra Toscana e Calabria. Il blitz è stato coordinato dalle Procure Distrettuali Antimafia di Firenze e Reggio.

LE INDAGINI sono state condotte per oltre due anni dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Pistoia e del GICO del Nucleo di Polizia Tributaria di Firenze. La vasta operazione ha visto impegnati anche i Reparti della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, Catanzaro e Lamezia Terme. Contemporaneamente, le persone arrestate e l'ingente patrimonio sono colpiti anche da sequestro di prevenzione patrimoniale antimafia sulla base di indagini congiunte effettuate dalla Dia di Reggio, dai finanzieri della Tributaria di Pistoia e del Gico di Firenze.

h 14:12 | L'indagine ha svelato la presenza di interessi economici in Toscana indirettamente riconducibili ad Armando Raso, 39enne nato a Taurianova, condannato con sentenza divenuta irrevocabile nel 2001, dalla Corte d'Appello di Reggio Calabria a due anni e quattro mesi per associazione per delinquere di stampo mafioso e altri reati. Nella sentenza di condanna, Armando Raso era stato riconosciuto quale appartenente, almeno fino al 1997, alla potente cosca dei Piromalli-Molé, che avrebbe dominato incontrastata per quasi cent'anni nella piana di Gioia Tauro, per poi dividersi nel secondo decennio degli anni duemila.

Armando Raso aveva attirato l'attenzione degli inquirenti in due operazioni degli anni 90, entrambe contro la consorteria Piromalli-Mole, l'indagine "Tirreno" e "Porto", e sulla scorta delle due operazioni nel 2000 Raso era stato raggiunto da una misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni. Armando Raso, peraltro, era cognato di Girolamo Molè, detto Mommo, avendo sposato la sorella della moglie di quest'ultimo, dalla quale poi ha divorziato nel 2002. L'indagine dei finanzieri toscani ha accertato come il reale dominus di una serie di attività imprenditoriali intestate formalmente ai suoi familiari fosse in realtà proprio Armando Raso.

Le indagini patrimoniali hanno permesso di risalire ai flussi economici che, negli anni, hanno portaton Armando Raso ad accumulare e gestire illecitamente un ingente patrimonio costituito da beni immobili, deposti bancari e società operanti nei settori immobiliare (in Toscana e Calabria) e della gestione di due case di cura in Calabria, "Gabbiano" e "Salusmentis", a Gizzeria Lido e Sellia. L'intero patrimonio immobiliare sequestrato è costituito da 29 immobili. Ben 12 i fabbricati residenziali con relative pertinenze sequestrati in Toscana; 17 i beni immobiliari sequestrati in Calabria. Sottoposti a sequestro anche 10 autoveicoli di cui 3 di grossa cilindrata.

Sono altresì oggetto del provvedimento di sequestro 7 società: la holding capogruppo con le sue 5 società controllate, nonchè il 50% delle quote di una ulteriore società immobiliare di Montecatini Terme ed il 66% delle quote della di una cooperativa recentemente costituita - ed ancora inattiva - creata per gestire in Calabria una nuova struttura alberghiera destinata ad ospitare migranti. "La sinergia operativa tra due procure diverse - ha detto il procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria, Michele Prestipino Giarritta, incontrando i giornalisti - non è una scelta di cortesia, quella della collaborazione con le altre procure è una scelta necessaria, imposta dal modello di espansione della 'ndrangheta e dei suoi interessi criminali". (AGI)

h 16:30 | È Armando Raso la testa e il socio occulto della Holding che ha portato all'arresto di 5 persone, tutte appartenenti alla famiglia, e al sequestro di 43,8 milioni di euro nell'operazione Ammit contro le infiltrazioni n'drangherta in Toscana. Già condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso in via definitiva dalla Corte d'appello di Reggio Calabria nell'ottobre del 2000 quale appartenente alla potente 'ndrina dei Molè di Gioia Tauro, per aver favorito la latitanza di Girolamo Molè e per avere gestito i rapporti economici della cosca allo scopo di realizzare lo sfruttamento economico dall'area portuale di Gioia Tauro, Raso nell'ultimo decennio, aveva spostato i propri interessi economici in Toscana.

Le indagini, sviluppatesi attraverso intercettazioni, pedinamenti, appostamenti ed una capillare ricostruzione dei redditi dichiarati e dei patrimoni accumulati e/o gestiti nell'ultimo decennio dall'intero nucleo familiare hanno permesso di risalire ai flussi economici che, negli anni, lo hanno portato ad accumulare e gestire illecitamente un ingente patrimonio costituito da beni immobili, depositi bancari e società operanti nei settori immobiliare (in Toscana e Calabria) e della gestione di case di cura (Calabria). Sono inoltre oggetto del provvedimento di sequestro 7 società: la holding capogruppo con le sue 5 società controllate, nonchè il 50% delle quote di una ulteriore società immobiliare di Montecatini Terme ed il 66% delle quote di una cooperativa recentemente costituita - e ancora inattiva - creata per gestire in Calabria una nuova struttura alberghiera destinata ad ospitare migranti. Il sequestro colpisce infine oltre 140 rapporti finanziari la cui complessiva consistenza è in corso di quantificazione. (AGI)