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Provvedimento shock del governo britannico: presto tre genitori per un bambino

Calabria Attualità

Arriva una notizia shock dal Regno Unito che va dritta dritta al cuore del rapporto tra scienza, libertà, bioetica e eugenetica. La Gran Bretagna, si legge dalla stampa, potrebbe diventare il primo paese a legalizzare la fecondazione assistita nella quale il DNA di tre "genitori" è utilizzato per creare un embrione sano. Il governo, ha in effetti approvato venerdì scorso la procedura. Questo processo innovativo è destinato a prevenire la possibilità di trasmissione dalle madri ai loro bambini ,gravi malattie genetiche, come ad esempio alcune miopatie, sostituendo il loro DNA mitocondriale difettoso con DNA sano da un "terzo genitore".

Il dibattito per legalizzare questa procedura dovrebbe aver luogo l'anno prossimo in Parlamento. Sally Davies, Senior Advisor del Governo per i problemi di salute pubblica ha detto esplicitamente che l’esecutivo è pronto "a cercare di iniziare il trattamento il più presto possibile per salvare vite umane". Ed ha aggiunto che ora il governo inizierà a scrivere un testo di legge da presentare al Parlamento. Questo progetto di legge servirà a completare la legge inglese sulla fecondazione umana e l'embriologia del 2008.

Le mutazioni nel DNA mitocondriale sono abbastanza comuni. Circa un bambino su 200 nel Regno Unito è portatore di una mutazione mitocondriale che può provocare, passando da madre a figlio, problemi neurologici o muscolari e del cuore, così come la sordità o il diabete. E in un caso su 6500 ha gravi difficoltà e potrebbe soffrire di malattie pericolose per la vita per le quali non esiste una cura.

Ovviamente l'annuncio del governo del Regno Unito ha suscitato reazioni controverse. Da una parte i sostenitori della libertà di cure e gli specialisti del settore come il professor Doug Turnbull, direttore del Wellcome Trust Centre for Research mitocondriale presso l'Università di Newcastle (nord-est dell'Inghilterra ) che ha sviluppato due varianti di riproduzione assistita che coinvolgono tre "genitori". Per questi si apre la possibilità di aiutare le famiglie con malattie mitocondriali. Con i geni provenienti da un terzo donatore, si potrà dare la possibilità di avere figli che non hanno malattie mitocondriali. Dall’altra coloro che ritengono rischiose le manipolazioni degli embrioni sia dal punto di vista scientifico che da quello più strettamente etico. Tra questi David King , direttore dell'organizzazione laica Human Genetics Alert, specializzato in questioni genetiche, secondo cui l’autorizzazione di questa procedura va ben oltre le certezze scientifiche che si hanno attualmente e causa problemi etici importanti anche perché i governi di tutto il mondo avrebbero da tempo stabilito di non superare il “traguardo critico” di non modificare geneticamente gli esseri umani ", aggiungendo che questa nuova tecnica aprirebbe la strada a "un mercato eugenetico di bambini su misura ".

Le malattie del DNA mitocondriale di vario grado, influenzano le strutture interne nelle cellule che producono, immagazzinano e distribuiscono l'energia per le cellule. Il cosiddetto "terzo genitore" consiste nel rimuovere il DNA mitocondriale dalla madre e sostituirlo con un terzo "genitore" per creare un embrione sano. Tale procedura è legale in Gran Bretagna per la ricerca di laboratorio, ma gli embrioni attualmente non possono essere utilizzato.

Vi è da precisare, come hanno sottolineato i difensori di questa tecnica, che il bambino nato da questa tecnica sarebbe portatore del patrimonio genetico dei suoi genitori, con l'eccezione del DNA mitocondriale dalla madre, sostituito dal donatore, poiché solo la madre trasmette i rischi di malattie di origine mitocondriale. Il bambino sarebbe in sostanza il “frutto” di entrambi i genitori, poiché le caratteristiche umane sono codificate nel DNA del nucleo della cellula, non nel DNA mitocondriale. Quest'ultimo costituisce meno dell'1% del totale diel DNA in una cellula umana.

È ovvio che l’eventuale definitiva approvazione di un provvedimento di tale portata, al di là delle inevitabili ripercussioni bioetiche, dev’essere letto anche in chiave europea, poiché in alcuni Paesi dell’Unione vigono ancora restrizioni troppo ampie in materia di fecondazione artificiale, tanto da portare ad un crescente ampliamento del fenomeno del cosiddetto “turismo riproduttivo”, per cui un numero sempre più elevato di cittadini di questi stati si recano in altri nei quali la legislazione consente terapie ed interventi di fecondazione assistita loro preclusi nei paesi d'origine.

Il caso italiano dopo l'approvazione della famigerata legge 40 nel 2004 è forse il più emblematico, tant’è che sono sempre più gli italiani che sono costretti ad “emigrare” in stati come la Spagna nella speranza di veder coronato il sogno di avere un figlio.

Ora la Gran Bretagna potrebbe diventare una meta altrettanto ambita, spiega Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, se l’Italia non deciderà una volta per tutte di modificare quest’assurda, retrograda e bigotta legge che recentemente è stata bocciata anche dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, per le abnormità contenute nella stessa.