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Old family: appalti pubblici e bonifica, business per le cosche

Crotone Cronaca

Una federazione tra le cosche di Crotone e della frazione Papanice, riconosciuta anche dai potenti locali di 'ndrangheta di Cutro e Cirò: è quanto emerge dagli atti dell'indagine condotta dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Pierpaolo Bruni che questa mattina è sfociata nell'operazione 'Old Family' con la quale la squadra Mobile di Crotone ha eseguito 35 fermi di indiziato di delitto. Una federazione, con tanto di cassa comune nella quale confluivano i proventi delle attività illecite come estorsioni, traffico di sostanze stupefacenti e detenzione di armi, ai cui vertici c'erano i crotonesi Gaetano Ciampà e Egidio Cazzato, già capi società della cosca Vrenna-Corigliano-Bonaventura, nonchè da Alfonso Carvelli quale esponente di vertice della cosca Megna di Papanice.

In particolare Gaetano Ciampà, dal momento del sua scarcerazione avvenuta nel mese di aprile 2011, ha di fatto progressivamente assunto il controllo della cosca di Crotone, essendo il suo ruolo pienamente riconosciuto anche dal boss Nicolino Grande Aracri, a capo dell'omonima cosca di Cutro, e dal locale di Ciro' guidato dalle famiglie Farao-Marincola. Nel corso delle indagini sono state accertati condizionamenti dell'attività amministrativa dell'Azienda sanitaria provinciale di Crotone e segnatamente dell'ospedale San Giovanni di Dio e del servizio 118. In proposito sono stati intercettati "pizzini" inviati dal boss Nicolino Grande Aracri a Gaetano Ciampà per la risoluzione di questioni relative all'imposizione di alcune assunzioni di cui una inerente la riassegnazione di un medico al Servizio 118 del locale nosocomio.

L'indagine ha svelato anche gli interessi della cosca nel settore dell'energia eolica e delle attività imprenditoriali collegate, in particolare nel capillare controllo da parte dei fratelli Danilo ed Alfonso Cazzato, figli del boss detenuto Egidio, dell'attività del trasporto dei componenti delle pale eoliche scaricati e stoccati in una zona del porto di Crotone, mediante atti intimidatori volti a favorire alcune imprese impegnate nel trasporto di dette componenti a discapito di altre, in cambio del versamento di somme di denaro, anche imponendo assunzioni di soggetti vicini alla cosca all'interno dell'area portuale e nell'effettuazione dei servizi di scorta dei trasporti eccezionali. Inoltre, è stato documentato l'interessamento della cosca, in particolare della famiglia Cazzato, nei lavori di bonifica dai rifiuti tossici dell'ex area industriale di Crotone, nonché da parte del boss Gaetano Ciampà nei lavori dell'appalto, dell'ammontare di 11 milioni di euro, inerente la messa in sicurezza della statale 106, delle relative assunzioni di personale e delle ditte da impiegare nei subappalti.

Sono state ricostruite anche numerose estorsioni poste in essere dalla consorteria mafiosa in danno degli operatori commerciali di Crotone. “Serve un controllo costante perché quando si forma il vuoto, quando i clan vanno in carcere c'è subito chi li sostituisce”, ha detto il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Antonio Lombardo, ai giornalisti nell'incontro svoltosi nella Questura di Crotone per illustrare i risultati dell'operazione. ''Il gruppo criminale sgominato questa mattina - ha aggiunto il procuratore Lombardo - si è eretto dopo le operazioni di Pier Paolo Bruni, e si formato in un momento di vuoto. Una struttura specializzata sia in stupefacenti, che venivano riforniti da Africo e dalla Puglia, che in ritorsioni e pizzo". Giovanni Bombardiere, procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, ha evidenziato come quella colpita oggi abbia “tutti gli elementi che caratterizzano un'organizzazione di 'ndrangheta.

L'indagine ha il merito di fornire un quadro completo coerente con quelle delle operazioni precedenti e ne rappresenta la conseguenza naturale”. Bombardiere ha aggiunto, inoltre, che le indagini mettono in luce che ''le vittime dimostrano ritrosia a rivolgersi alla Polizia e sono più predisposte a chiedere aiuto a poteri criminali''. Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Crotone, Raffaele Mazzotta, ha evidenziato la sinergia tra il proprio ufficio e la Direzione distrettuale antimafia. Per il questore di Crotone, Mario Finocchiaro, l'operazione di oggi ''è un segnale per la città. Lo Stato lavora in silenzio, sempre in prima linea. Crotone non è un posto dimenticato dallo Stato''. All'incontro con i giornalisti ha partecipato anche Maria Luisa Pellizzari, direttore del Servizio centrale operativo, secondo la quale l'operazione di oggi evidenzia le nuove alleanze criminali nel crotonese, ed il dirigente della Squadra Mobile della Questura di Crotone, Cataldo Pignataro, che ha spiegato che l'indagine è stata condotta senza l'aiuto di collaboratori di giustizia. (AGI)