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Dispersione scolastica, Maiolo: giovani privati del loro futuro

Calabria Attualità

Chi sono i cosiddetti early school leavers? Con questa definizione sono indicati i giovani che hanno abbandonato precocemente gli studi, giovani compresi nella fascia di età tra i 18 e i 24 con al più la licenza media che non hanno concluso un corso di formazione professionale riconosciuto dalla Regione di durata superiore ai 2 anni e che non frequenta corsi scolastici né svolge attività formative (Istat). - È quanto scrive in una nota l’onorevole Mario Maiolo - È il fenomeno della dispersione scolastica e formativa che riguarda tutti i paesi dell’Unione Europea ma che caratterizza in maniera gravosa il Mezzogiorno d’Italia.

Il fenomeno ha effetti negativi sull’occupazione e sulla mobilità sociale, poiché sugli abbandoni precoci pesa un livello d’istruzione dei genitori più basso che in questo modo si perpetua generazione dopo generazione. Ma possiamo spingerci drammaticamente oltre e definire questi giovani a loro volta abbandonati ed in pericolo: il loro “disperdersi” tra le maglie della società lascia prevedere che, in contesti specifici, possano ricadere nelle altrettante maglie della criminalità organizzata. Questo quadro è stato analizzato dalla Commissione Europea in merito alla Raccomandazione del Consiglio Europeo sulle politiche di riduzione dell’abbandono scolastico (1 febbraio 2011) ed è un punto imprescindibile della Strategia Europa 2020 che fissa al 10 per cento il livello entro il quale dovrebbero essere contenuti gli abbandoni scolastici prematuri. – Prosegue la nota- Perché parlarvi di dispersione scolastica? Perché è il tema che costituisce uno dei cardini intorno ai quali ruota l’interrogazione a risposta immediata “in ordine alla disciplina dei percorsi dell’Istruzione e Formazione Professionale” inoltrata al Presidente del Consiglio Regionale il 3 aprile scorso.

Più di un anno fa, nella seduta del 30 gennaio del 2012, il Consiglio Regionale della Calabria aveva approvato all’unanimità un Ordine del giorno, di cui sono stato firmatario insieme ad altri, relativo alla “disciplina dei percorsi dell’Istruzione e Formazione Professionale” che impegnava la Giunta Regionale a rendere ordinario e disciplinare in via definitiva il sistema dell'Istruzione e Formazione Professionale in parallelo con i percorsi scolastici, a definire le Linee Guida Regionali sull'Istruzione e Formazione Professionale adottando requisiti rigorosi per l'accreditamento delle Istituzioni Formative, ad individuare i percorsi formativi strategici per lo sviluppo regionale e per favorire l'occupazione, a creare un sistema di orientamento condiviso e a richiedere l'incremento dei finanziamenti previsti dallo Stato. Ancora oggi non sappiamo quali iniziative sono state assunte a seguito dell’approvazione di tale ordine del ordine del giorno.

E’ necessario farsi carico di un tema così stringente sul quale, nel frattempo, anche la normativa nazionale si è espressa compiendo sostanziali passi in avanti: il MIUR con decreto direttoriale del 23 Aprile 2012 pone l’obiettivo di offrire la possibilità di acquisire una qualifica professionale triennale dopo il completamento della scuola secondaria di primo grado.

Insistere sull’attivazione di percorsi di formazione professionale, paralleli o alternativi al percorso scolastico, oltre ad assolvere l’obbligo di Istruzione e Formazione previsto dalla Legge vigente, consente di generare le competenze, generali o professionalizzanti, necessarie per superare le difficoltà negli studi, scongiurando il rischio di dispersione, e per favorire l'occupazione e l'inserimento nel mondo del lavoro.

Gli early school leavers, soprattutto coloro che abbiano completato la sola scuola secondaria di primo grado, non hanno un canale privilegiato che possa inserirli nel mondo del lavoro, non possono godere del vantaggio relativo dei diplomati nell’accedere a contratti di apprendistato. Sono dei giovani persi, in un quadro già gravemente compromesso per quanto riguarda le competenze di base dei giovani quindicenni italiani, così come emerge dall’indagine Ocse-Pisa (Programme for International Student Assessment) la quale segnala un ritardo nelle competenze di base possedute dai quindicenni italiani che si fa più grave per i ragazzi meridionali.

La conformità ai suggerimenti dell’Unione Europea, insieme alle preoccupazioni sul tema del lavoro (secondo i dati Istat solo il 46,4 per cento dei giovani che hanno abbandonato prematuramente gli studi ha un lavoro) ci portano a chiedere un repentino intervento sul tema in discussione. – Conclude la nota - “Il futuro dell'Europa dipende in gran parte dai giovani. Attraverso la strategia Europa 2020, l’Unione europea si prefigge di sostenere i giovani in maniera più efficace permettendo loro di sviluppare pienamente i loro talenti a vantaggio non solo di loro stessi ma anche dell'economia e della società di cui fanno parte” (Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni).