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Inchiesta nomina D.G. Asp Vibo, chiesto giudizio per Sarlo

Vibo Valentia Cronaca
La Procura di Catanzaro
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Dopo l'avviso della conclusione delle indagini emesso dalla Procura della Repubblica di Catanzaro lo scorso febbraio, è arrivata puntuale la richiesta di rinvio a giudizio a carico di Alessandra Sarlo, ex commissaria dell'Azienda sanitaria di Vibo Valentia, finita sotto inchiesta proprio per via della sua nomina all'Asp che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata illecita. Corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio è l'accusa formulata dai sostituti procuratori della Repubblica di Catanzaro titolari delle indagini, Gerardo Dominijanni e Domenico Guarascio, i quali, dopo aver fra l'altro interrogato l'indagata a fine novembre, hanno formulato la richiesta che la Sarlo venga mandata sotto processo sulla quale adesso dovrà pronunciarsi il giudice dell'udienza preliminare dopo il confronto in aula.

I due pubblici ministeri catanzaresi hanno ereditato lo stralcio d'indagine a carico della Sarlo, che faceva parte di una più vasta inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano denominata "Infinito", in cui è stato coinvolto anche il marito della donna, il giudice Vincenzo Giglio. E l'ipotesi formulata dagli investigatori è che proprio Giglio avrebbe consentito alla moglie di ottenere la nomina al vertice dell'Asp di Vibo, in virtù dei suoi rapporti con l'ex consigliere regionale calabrese del Pdl, Franco Morelli.

Il segmento d'indagine relativo alla Sarlo fu poi inviato per competenza territoriale da Milano alla Procura di Reggio Calabria, dove però fu poi nuovamente spostato, stavolta alla Procura di Catanzaro competente per tutti i procedimenti che coinvolgono a qualsiasi titolo i magistrati in servizio nella città dello Stretto, essendo l'imputata la moglie di un giudice del distretto reggino. Intanto, a Milano, è già arrivata la decisione di primo grado per Giglio e Morelli che, il 6 febbraio scorso, i giudici hanno condannato rispettivamente a 4 anni e 7 mesi di reclusione il primo, ed a 8 anni e 4 mesi il secondo. Tutto da decidere, invece, il caso della Sarlo, per la quale si attende ora la prima verifica giudiziaria da parte del giudice che stabilirà se l'ipotesi d'accusa a suo carico è sufficientemente fondata da dover essere vagliata al processo dibattimentale. (AGI)