Vibo, Cisal: gli strani comportamenti del personale sanitario dell’Asp

Vibo Valentia Salute

"Davvero da raccontare l’odissea di un iscritto Cisal costretto a subire l’arroganza di un dipendente dell’Azienda sanitaria provinciale e i ritardi del richiesto intervento delle Forze dell’Ordine. Ecco come sono andati i fatti: Il signor P.A., residente sul territorio vibonese, nei giorni scorsi si è portato presso lo sportello ticket dell’Asp, ubicato tra via Filanda e Viale Matteotti, quasi all’altezza dell’ospedale “G. Jazzolino” per regolarizzare alcune prescrizioni mediche propedeutiche per ottenere l’erogazione di prestazioni sanitarie. - È quanto si legge in una nota di Filippo Curtosi segretario provinciale aggiunto - Pagato il ticket, unitamente alla moglie, raggiungeva il centro prelievi di via I traversa di viale della Pace, alle spalle dello stesso presidio.

Erano le 9:40 quando un addetto, peraltro privo di tesserino di identificazione, alla presentazione delle prescrizioni mediche rispondeva che non sarebbe stato possibile effettuare i prelievi né lasciare il contenitore in cui erano state raccolte delle urine in quanto fuori orario. – prosegue Curtosi - Premesso che l’orario di chiusura del servizio era fissato per le ore 10, come del resto indicato nel cartello esposto all’ingresso del servizio, l’utente non comprendeva l’atteggiamento dell’addetto che addirittura lo invitava a rivolgersi al primario per chiedere l’autorizzazione all’espletamento degli esami di laboratorio. Al cospetto di questa assurda asserzione, il signor P.A. protestava legittimamente rivendicando il suo diritto alla prestazione. Di fronte all’ulteriore diniego, sottolineato anche dalla dichiarazione che “su disposizioni superiori non si potevano effettuare più di cento prestazioni al giorno”, il signor P.A., alle 9.49 telefonava al 113 raccontando l’accaduto e chiedendo un intervento della volante.

Per tutta risposta si è sentito dire che l’esiguità della denuncia non consentiva l’invio sul posto di una pattuglia e che lo stesso avrebbe dovuto recarsi presso la Caserma del comando provinciale per esporre denuncia. Raggiunta la Caserma di via P.E. Murmura, dopo un’ora di defatigante attesa, il signor P.A. si sentiva dire che la denuncia non era possibile effettuarla per l’assenza del militare addetto. Sconfortato non gli restava che portarsi alla Questura dove, finalmente, veniva raccolta la sua deposizione. – conclude Curtosi - E’ tollerabile tutto questo ? I signori amministratori dell’Asp ed il responsabile del servizio dell’ambulatorio predetto sono a conoscenza dei siffatti comportamenti degli addetti? Può essere trattato così un cittadino e la propria moglie, a digiuno sin dalle prime ore del mattino, costretti anche a chiedere un giorno di permesso ai rispettivi datori di lavoro ? E’ evidente che il signor P.A. si è riservato di costituirsi parte civile."


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